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Rossi: disposti al dialogo ma senza stravolgere il percorso
Partita la discussione sulla Buona Scuola
Dopo il question time si è aperta, con la relazione del Presidente Rossi, la discussione sulla "Buona Scuola". Rossi, in apertura, ha fatto riferimento al programma di legislatura per dire che il tema del capitale umano è centrale per il governo provinciale. La scuola è la leva principale per costruire una società equa e inclusiva e promotrice di talenti. Il Trentino, ha aggiunto, ha un particolare bisogno sullo stimolare i talenti individuali e di spingere i ragazzi a tirare fuori il massimo. Per raggiungere questi obiettivi, ha detto ancora Rossi, si deve valorizzare la docenza e servizio scolastico complessivo.  La "Buona Scuola" trentina, quindi, non è un adeguamento alla riforma nazionale ma di un'occasione che si è voluta cogliere per introdurre qualche miglioramento nel sistema scolastico trentino. Un sistema già di alta qualità, ma che può essere ancora migliorato. "Se siamo primi a livello nazionale – ha detto il Presidente - abbiamo l'obbligo di guardare ai migliori standard europei, anche se il nostro sistema è riconosciuto tra i migliori europei e in qualche caso, in base ai test, di livello mondiale. Questo è merito dell'attenzione costante dei vari governi che si sono succeduti, e grazie a chi la scuola la fa". Si parte da una situazione molto favorevole e che ci consente di sfruttare questo momento del recepimento per introdurre alcune particolarità.
 
Adattarsi ai profondi cambiamenti della società.
 
La trasmissione della conoscenza e la realizzazione di un clima positivo, secondo Rossi, deve responsabilizzare tutti gli attori della scuola. Stare al passo non significa seguire mode,  ha aggiunto, ma significa saper riconoscere i cambiamenti profondi della società. Di saperli anticipare e reagire. La società, inoltre, sta cambiando anche sotto il profilo dell'identità e dei nuovi trentini. Siano al 20% degli stranieri nelle nostre scuole, anche se nella scuola trentina, ha affermato il Presidente della Giunta, nessuno deve sentirsi straniero. E si devono dare rispose senza mettere a rischio il buon funzionamento del sistema.  Per l'inclusione, ha ricordato, si sono investiti 45 milioni di euro, ma non si è riusciti ancora a risolvere tutti i problemi. Altra occasione importante per la scuola trentina: l'opportunità di introdurre un miglioramento sulle competenze linguistiche, staboilozzando e potenziando, al tempo stesso, il personale in ogni ordine e grado.
 
Rompere il cerchio: lezioni, studio a casa, prove.
 
C'è poi un'altra sfida difficile: il rapporto scuola – lavoro. La scuola trentina dev'essere messa in presa diretta col mondo del lavoro e, ha detto Rossi, va legata anche al territorio e alla sua conoscenza, all'idea della specificità della nostra realtà. Per fare questo si deve ripensare il modello scolastico e per questo si è pensato di introdurre i 5 giorni. Per favorire il rapporto tra ragazzi e genitori. "I 5 giorni – ha affermato - non possono essere un mantra, però sono l'occasione per mettere nel motore delle nostre scuole qualcosa di diverso del solito ciclo scolastico fatto di lezione, studio a casa e prove".
 
L'autonomia scolastica resta centrale.
 
Nel ddl sul piano organizzativo ci sono novità: è ribadito il principio del valore dell'autonomia scolastica. "Se a questa va affidato anche il valore educativo – ha detto ancora Ugo Rossi - dobbiamo dare la possibilità all'autonomia scolastica di reclutamento. Una sfida della riforma nazionale che viene inserita nella nostra. Questo mette in crisi il tradizionale metodo di reclutamento e con l'aiuto di tutti si è lavorato perché la verifica delle  soft skiils avvenga non in un terreno libero e discrezionale, ma su un terreno individuato con criteri a monte e collegato a quelli del progetto d'istituto. In modo che il dirigente sarà chiamato in anticipo a individuare le caratteristiche delle persone, in modo che non ci siano aspetti di discrezionalità. Anche questo contribuirà a tenere alta l'asticella, al di là dei titoli acquisiti".
 
Premiare chi s'impegna di più.
 
I livelli della scuola sono garantiti, ha continuato il Presidente, da chi dà disponibilità d' impegno, quindi perché non immaginare che si possa cominciare a favorire chi riesce a dare di più? Per questo si è creato un fondo per incentivare questi insegnanti disponibili. E anche in questo caso sono previsti criteri di valutazione, evitando che si tratti però di una semplice trasposizione dei risultati di una classe.
Poi c'è un'altra novità: addio alle assunzioni legate alle cattedre, verranno legate invece a un ambito che qui, a differenza del livello nazionale, non sarà provinciale. Con una parte della minoranza, ha ricordato Rossi, si è lavorato affinché non ci sia un solo ambito provinciale. Saranno differenziati secondo il grado di scuola e il meccanismo sarà quello dell' assegnazione all'ambito, prevedendo la mobilità tra ambito e ambito con un ruolo del dirigente scolastico. Novità, ha detto il governatore, che hanno generato preoccupazioni, così come il fatto che nella scuola si entrerà solo per concorso. Un principio fondamentale della legge. Ciò genera preoccupazioni, ma è stata fatta una scelta precisa: che concorso nazionale e trentino si svolgessero nello stesso tempo per evitare afflusso da fuori Trentino. Principio importante, ha aggiunto, in base al quale si sono stabilizzate molte più persone di quante sono andate in pensione. "A differenza del nazionale – ha detto Rossi - noi non abbiamo annunciato le stabilizzazioni, le abbiamo fatte". Tenendo conto anche dei casi passati al vaglio della Corte Europea. Il sindacato ha presentato durante la commissione e successivamente una serie di preoccupazione e per e si sono strutturati emendamenti che prevedono la deroga ad un principio di qualità: cioè che chi viene assegnato alla cattedra debba rimanerci (un problema soprattutto per le scuole di valle) per almeno due anni per dare maggiori possibilità di mobilità. Si è deciso, inoltre, di concedere questa possibilità anche chi vuole andare fuori dal Trentino, derogando alla norma 5 anni. Una scelta che potrà liberare nuovi posti. E, infine, ha detto Rossi, si è forzato il sistema al punto tale, con un emendamento, per dare la possibilità di inserire subito chi passerà il concorso per accelerare le risposte alle richieste di tempo indeterminato. Però, ha specificato, non è possibile introdurre un sistema diverso da quello nazionale di reclutamento perché altrimenti ci incorrerebbe nella censura della Corte Costituzionale. L'ultimo emendamento riguarda i bidelli: 100 dei quali verranno stabilizzati.
 
Aperture sì, ma senza stravolgere la direzione di marcia.
 
"Mi rendo conto – ha concluso - che queste novità possono portare preoccupazioni, per la scuola c'è molta più attenzione perché se non funziona mette in crisi la società. Una preoccupazione presente anche in quest'Aula, anche se sarebbe preferibile e necessario accompagnare questa attenzione con  un clima di disponibilità e la volontà di raggiungere un obiettivo di sistema. Tenendo presente che non si può virare completamente o arrestarsi rispetto alla direzione di marcia. Questo non perché è importante per il Presidente o a Giunta, ma perché c'è di mezzo la linea evolutiva della nostra scuola rispetto a quelle più moderne d'Europa. Diversamente - ha chiuso Ugo Rossi - la nostra scuola può continuare bene, ma rinunceremmo a dotarci di una strumentazione per una scuola che non guarda solo all'oggi".
 
Bruno Zorzi
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