Condividi
Condividi

Per il cittadino

Istituti di partecipazione

 

Il principio fondamentale della Costituzione italiana sancisce che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme consentite. L'attuale specializzazione degli organi e delle funzioni ha raggiunto un punto così alto che è impraticabile la possibilità che il popolo intervenga esercitando direttamente le funzioni di un grande Stato. Lo strumento idoneo per esprimere la sovranità popolare è allora il Parlamento. Infatti, in una democrazia rappresentativa il popolo esercita la sovranità scegliendo le persone che rivestono cariche pubbliche. Il popolo dunque partecipa al governo dello Stato innanzitutto eleggendo il Parlamento, l'organo abilitato a determinare ed esprimere la volontà generale. Tra di esso e il popolo vi sono meccanismi reciproci di responsabilità e di controllo.
Nel sistema costituzionale il popolo può intervenire direttamente nei procedimenti parlamentari, attraverso la presentazione di petizioni, di disegni di legge di iniziativa popolare e di referendum. Gli stessi meccanismi sono previsti anche nel sistema statutario per quanto riguarda i rapporti fra i cittadini e il Consiglio provinciale.
La petizione
Presentare una petizione è un diritto che spetta ad ogni cittadino, il quale, facendosi carico di un interesse generale, ha la possibilità di portare a conoscenza del Consiglio una richiesta volta ad esporre necessità comuni ad una pluralità di persone ma anche diretta a chiedere l'adozione di un provvedimento legislativo.
La petizione è un documento che illustra una determinata situazione e le ragioni per le quali si richiede un intervento del Consiglio. E' usualmente corredata da un consistente numero di firme, proprio a dimostrare l'interesse generale alla trattazione di quell'argomento.
La petizione deve essere presentata alla segreteria del Consiglio, anche attraverso la posta.
Dopo un esame preliminare da parte dell'Ufficio di presidenza, il Presidente del Consiglio trasmette la petizione alla commissione permanente competente per materia.
In commissione si esamina la tematica attraverso un'istruttoria che comprende, oltre allo studio delle possibili problematiche giuridiche e tecniche, l'audizione dell'assessore provinciale che tratta quella materia ed anche la consultazione di una rappresentanza dei promotori della petizione. E' anche possibile che la commissione decida di prendere diretta visione dei problemi portati alla sua attenzione e programmi allora dei sopralluoghi sul territorio.
La commissione termina l'attività presentando una relazione conclusiva la quale, oltre all'illustrazione dell'attività svolta, può contenere ipotesi di soluzione delle problematiche analizzate.
Il Presidente del Consiglio trasmette tale relazione agli interessati, a tutti i consiglieri e alla Giunta provinciale.
L'iniziativa legislativa popolare
Sia la Costituzione che lo Statuto stabiliscono che l'iniziativa legislativa, cioè la possibilità di presentare un documento potenzialmente idoneo a divenire una legge della Provincia, spetta anche al popolo.
Le regole che un qualsiasi cittadino iscritto nelle liste elettorali per le elezioni provinciali deve osservare per farsi promotore di un disegno di legge sono stabilite da una legge provinciale.
La segreteria del Consiglio provinciale, su richiesta di almeno tre promotori che formalizzano l'oggetto dell'iniziativa, fornisce i moduli necessari per la raccolta delle firme e per la redazione del testo della proposta. La proposta di legge, che non può riguardare materia tributaria o di bilancio, deve essere redatta in articoli e preceduta da una relazione che ne illustra le finalità. Per la redazione del testo i promotori possono chiedere al Presidente del Consiglio di essere assistiti dagli uffici del Consiglio.
La proposta deve essere accompagnata dalle firme autenticate di duemilacinquecento elettori. Se la proposta riguarda interessi delle minoranze linguistiche ladine, mochene o cimbre, le sottoscrizioni necessarie sono ridotte a cinquecento.
Le firme si devono raccogliere entro il termine di novanta giorni, decorrenti dalla data di consegna dei moduli. La legge prevede modalità per rimborsare le spese necessarie per l'autenticazione delle firme.
Depositata la proposta legislativa, il Presidente del Consiglio - valutata entro quindici giorni la sua proponibilità in quanto rispettosa della Costituzione, dello Statuto e della legge - la assegna alla commissione competente per materia, ai cui lavori potrà partecipare il primo proponente, al quale, in questa fase del procedimento, sono riservati i diritti di un consigliere provinciale proponente.
Altre regole, soprattutto di carattere temporale, assicurano al procedimento legislativo dei disegni di legge di iniziativa popolare particolari facilitazioni.
Il referendum propositivo e consultivo
Il referendum propositivo e consultivo è una forma importante di partecipazione politica popolare che trova il suo fondamento negli articoli 2 e 3 della Costituzione. E' una modalità di verifica della consonanza di volontà tra la comunità e gli organi pubblici di governo e può avere rilevanza sulla connessa responsabilità politica.
La disciplina delle modalità di esercizio del referendum propositivo e consultivo è stabilita da un'apposita legge provinciale. Le due forme referendarie si differenziano sostanzialmente nel nome, che è diverso a seconda della qualità dei promotori.
Il referendum propositivo può essere richiesto da un comitato promotore composto da almeno dieci persone che si incaricano di raccogliere ottomila sottoscrizioni autenticate di elettori (per gli elettori residenti nei comuni ladini, mocheni o cimbri il numero delle firme è ridotto a millecinquecento).
Il referendum consultivo può essere richiesto dalla maggioranza dei componenti il Consiglio provinciale, dalla Giunta provinciale, da dieci consigli comunali che rappresentino il cinque per cento della popolazione residente in provincia, dal consiglio delle autonomie.
Il referendum deve riguardare questioni di particolare interesse provinciale ma non può interessare tematiche in materia tributaria o di bilancio o già sottoposte a referendum negli ultimi cinque anni.
L'ammissibilità e la chiarezza della questione che si intende sottoporre a referendum è valutata da una apposita commissione per il referendum, istituita presso il Consiglio, che può chiedere la riformulazione del quesito. Se il referendum è ammesso il comitato promotore ha novanta giorni di tempo per la raccolta delle firme.
Non si possono presentare richieste di referendum nell'anno precedente la scadenza del Consiglio provinciale e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi per l'elezione del nuovo Consiglio.
Il referendum è indetto con decreto del Presidente della Provincia il quale fissa la data di svolgimento della consultazione in una domenica compresa fra il 1° marzo e il 30 aprile.
Dopo la decisione di ammissibilità del referendum e fino alla conclusione della consultazione non possono essere adottati provvedimenti amministrativi sulle questioni oggetto del referendum.
La proposta soggetta a referendum è approvata se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi e purché abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto.
Se il referendum ha esito positivo il Consiglio o la Giunta provinciale adottano le iniziative e i provvedimenti di competenza entro tre mesi.
Il referendum abrogativo
Il referendum abrogativo è un atto di carattere legislativo attraverso il quale il popolo cancella dall'ordinamento una determinata legge.
La disciplina delle modalità di esercizio del referendum abrogativo delle leggi provinciali è stabilita da un'apposita legge provinciale.
Non possono essere sottoposte a referendum abrogativo le leggi tributarie o di bilancio, le leggi di tutela delle minoranze linguistiche e le leggi in materia elettorale e sulla forma di governo.
La proposta di referendum deve essere presentata da un comitato promotore - che in seguito deve raccogliere ottomila sottoscrizioni autenticate - o da venti consigli comunali. La legge prevede modalità per rimborsare le spese necessarie per l'autenticazione delle firme. Il numero delle firme previsto è millecinquecento per i residenti nei comuni ladini, mocheni o cimbri che chiedono l'abrogazione totale o parziale di una legge che coinvolge i loro interessi.
La regolarità della proposta è verificata da una apposita commissione per il referendum, istituita presso il Consiglio, che comunica la propria decisione al primo proponente e la pubblica nel Bollettino ufficiale della Regione. Le firme si devono raccogliere entro il termine di novanta giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione della dichiarazione di ammissibilità del referendum.
Non si possono presentare richieste di referendum nell'anno precedente la scadenza del Consiglio provinciale e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi per l'elezione del nuovo Consiglio.
Il referendum è indetto con decreto del Presidente della Provincia, il quale fissa la data di svolgimento della consultazione in una domenica compresa fra il 1° marzo e il 30 aprile.
La proposta soggetta a referendum è approvata se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi e purché abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto.
Se il referendum ha esito positivo, l'abrogazione della normativa in esame è dichiarata con decreto del Presidente della Provincia.
 
 
 
Consiglio della Provincia autonoma di Trento: Via Manci, 27 - 38122 Trento - tel. 0461 213111 - e-mail: Contatta C.F. 80009910227
Indirizzo di e-mail certificata (PEC) segreteria.generale@pec.consiglio.provincia.tn.it

​Questo sito usa cookie tecnici e cookie di terze parti per la raccolta in forma aggregata e anonima di dati che aiutano il Consiglio della Provincia autonoma di Trento a migliorare la fruibilità dei contenuti. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione del sito acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare la sezione Cookie Policy.