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Dalla terza Commissione. L'assessore Gilmozzi: per l’impianto sull’Adige la priorità sarà la sicurezza
Via libera al nuovo Piano di tutela delle acque
Slide allegate. Petizione popolare contro nuove piste da sci, sarà ascoltata la referente
​​​​​​​​Nel pomeriggio la terza Commissione del Consiglio provinciale presieduta da Mario Tonina (Upt) si è espressa all'unanimità a favore del Piano di tutela delle acque proposto dalla Giunta provinciale e illustrato dall'assessore competente, Mauro Gilmozzi. Il nuovo Piano, che aggiorna quello del 2004, non chiude in assoluto a nuove concessioni di piccole derivazioni idroelettriche, ma consentirebbe anche la realizzazione del discusso impianto sull'Adige all'altezza di Pomarolo e Volano, purché con apposite soluzioni tecniche garantisca la prioritaria sicurezza del territorio. Il provvedimento, che era stato già adottato in via preliminare dall'esecutivo con una delibera del 22 settembre, diventerà ora definitivamente operativo. 
Oltre a Tonina hanno partecipato all'incontro i consiglieri Lucia Maestri e Alessio Manica del Pd, Claudio Civettini di Civica Trentina, Massimo Fasanelli del Gruppo misto, Nerio Giovanazzi di Amministrare il Trentino e Gianfranco Zanon di Progetto Trentino.
In coda alla seduta la Commissione ha deciso di ascoltare la referente della petizione popolare presentata nel novembre scorso contro la realizzazione di nuove aree sciabili.
 
Cos'è il Piano.
 
L'assessore Gilmozzi ha evidenziato la necessità di aggiornare l'attuale Piano di tutela delle acque della Provincia, che ha 10 anni, per adeguarne le valutazioni e le strategie ai parametri nazionali ed europei. E ha sottolineato che la finanziaria 2014 ha assegnato a questo Piano anche il compito di fornire indicazioni per poter gestire la moratoria riguardante le principali aste di torrenti e fiume del Trentino. Il Piano riguarda sia la quantità che la qualità delle acque utilizzate, quindi anche i prelievi e quel che viene immesso. L'obiettivo del Piano è rilevare lo stato di salute delle nostre acque per garantire la difesa da inquinamento e anche per capire quanto si possono utilizzare a scopo idroelettrico o per la pesca. L'assessore ha segnalato le importati osservazioni al nuovo Piano già fornite dai Comuni.
 
In gran parte "buona" la qualità.
 
Dalla presentazione tecnica, affidata dall'assessore alle dirigenti Chiara Defrancesco e Raffaella Canepel, è emerso che la qualità dei 412 corsi d'acqua, dei 14 laghi (con superfici uguale o superiore a 0,5 km quadrati), e dei 10 corpi idrici sotterranei è "elevata" per il 18% dei corpi idrici superficiali, "buona" per il 50%, "buona instabile" cioè con valori meno alti per un altro 20%, e infine bisognosa di misure di miglioramento, e il resto "sufficiente" e "scarso", da portare quindi allo stato di "buono" mediante misure di miglioramento della situazione attuale. Tra le misure previste per questi ultimi casi c'è anche il non aumento della pressione derivatoria, perché il rapporto tra qualità e quantità d'acqua è molto importante e ulteriori prelievi potrebbero aggravare la situazione. In sostanza, però, con il nuovo Piano di tutela la Giunta intende introdurre non tanto vincoli drastici e limitanti ma una serie di cautela che pur consentendo nuove derivazioni idroelettriche prevedano di adottare soluzioni di evitino di danneggiare la qualità delle acque. Misure importanti si prevedono ad esempio di mitigare l'inquinamento dovuto all'utilizzo di fitofarmaci nell'agricoltura. Quanto ai laghi dal nuovo Piano si evince che rispetto alla situazione del 2004 c'è stato un miglioramento, lo stato chimico è buono in quasi tutti gli specchi d'acqua del Trentino. Solo in alcuni casi lo stato ecologico si presenta sufficiente. Quanto infine ai 10 corpi idrici sotterranei, non risultano problemi di qualità delle acque ad esclusione di quelli delle aree di fondovalle.
Per quanto riguarda l'inquinamento industriale, nel dare risposta a una domanda posta da Manica è emerso che il Piano presenta due sole situazioni critiche, entrambe in prossimità delle cartiere. In questi casi il Piano prescrive alle cartiere o lo spostamento dello scarico o il rilascio di quantità d'acqua tali da permettere al torrente di "digerire" le sostanze immesse.
 
Salvaguardare il paesaggio e, per il Noce, la navigabilità.
 
Anche rispondendo ad alcune domande poste da Fasanelli e Manica, l'assessore Gilmozzi ha sottolineato la posizione della Giunta in merito alla moratoria per il rilascio di derivazioni idroelettriche che l'articolo 70 della legge finanziaria provinciale del 2014 aveva introdotto in attesa del nuovo Piano di tutela delle acque. Innanzitutto, ha ricordato Gilmozzi, le piccole derivazioni sono attualmente 411 servite da oltre 600 opere di presa. Per salvaguardare le falde e quindi gli edifici e le coltivazioni agricole, un apposito gruppo di lavoro ha definito alcuni criteri ora inseriti nel Piano. Premesso che il documento mira alla salvaguardia del paesaggio, degli aspetti ittici ed ecologici, il documento dice ovviamente "no" alla costruzione di nuove grosse derivazioni in prossimità dell'immissione degli scarichi dei depuratori nei corsi d'acqua. Ma l'assessore ha anche precisato in che senso il nuovo Piano disciplina la moratoria lungo i principali corsi d'acqua del Trentino. Nel caso del Noce, il torrente si potrebbe teoricamente utilizzare a fini idroelettrici dalla val di Sole fino alla diga di S. Giustina, ma non più da lì in giù, per cui non si pone il problema di concedere nuove derivazioni. La Giunta considera però prioritari per il Noce sia la tutela del paesaggio sia la navigabilità del torrente, visto il forte interesse turistico legato a questo utilizzo. Quanto all'Avisio, da Canazei a Predazzo i prelievi sono già molti e non è immaginabile prevederne altri. Resterebbe qualcosa solo nel tratto da Stramentizzo e Predazzo. Per quanto riguarda la Valsugana, il Brenta è escluso, mentre nelle Giudicarie, una parte del Sarca in val Rendena è troppo piana per risultare interessante e per il resto non è pensabile poterlo sfruttare ancora.
 
La questione dell'Adige.
 
Resta l'Adige, le cui acque secondo l'assessore si potrebbero intercettare a fini idroelettrici tra Trento e Rovereto anche se ovviamente non in prossimità dei 4 depuratori esistenti. Gilmozzi ha però tenuto a precisare che con il Piano la Giunta non ha voluto escludere in assoluto la costruzione di un piccolo impianto di derivazione idroelettrica (sotto i 3000 kw di potenza nominale), perfettamente sostenibile dal punto di vista ecologico e dell'abbondanza d'acqua., ma sottoporre ogni iniziativa orientata in tal senso alla questione cruciale del movimento delle falde laterali. In altri termini il soggetto interessato dovrà fornirà precise garanzie tecniche e meccaniche che a fronte di uno sbarramento del fiume il livello delle falde non si alzerà al punto da mettere in pericolo il territorio, le cantine, case e i campi. Diversamente nessuna opera sarà consentita. Questo perché "alla Provincia interessa che vi sino imprese che producano energia idroelettrica, ma davanti a tutto va messa la salvaguardia del territorio e dell'agricoltura". Se invece, ha aggiunto l'assessore rassicurando così il consigliere Manica, il progetto conterrà le precauzioni richieste per garantire la sicurezza delle falde rispetto al territorio, allora si potrà sottoporre alla procedura di VIA.
 
Sì e no alla diga.
 
Fasanelli si è dichiarato d'accordo con il Piano vista la compatibilità dei criteri con il progetto di diga che potrebbe essere realizzata sull'Adige all'altezza di Pomarolo e Volano, perfettamente compatibile con le misure di sicurezza ritenute giustamente prioritarie a tutela del territorio richieste dalla Giunta.
Positivo anche il giudizio di Tonina che ha considerato strategico garantire con il Piano la salvaguardia dei centri abitati e dell'agricoltura. Importante a suo avviso sarà favorire la realizzazione di impianti idroelettrici per le ricadute positive che potranno avere sull'economia del Trentino.
Contro l'impianto sull'Adige si è invece dichiarato Manica, che ha ricordato come la moratoria sia arrivata dopo una mozione approvata dal Consiglio provinciale all'unanimità e non ne abbia rispettato completamente lo spirito. Anche per Manica tuttavia la questione delle falda è cruciale "perché la diga di Pomarolo prevedeva di innalzare il livello del fiume di 3-4 metri con gravi rischi per il territorio. "Non può passare il principio che l'innalzamento c'è e che si interviene con una trincea di un km per scongiurarne le conseguenze. Se c'è il rischio di un innalzamento della falsa l'opera non va realizzata".
In secondo luogo Manica ha chiesto che nel processo decisionale non siano coinvolti solo i Comuni direttamente interessati nella zona ma venga interpellata anche la Comunità di valle. Questo perché un'opera del genere, innalzando il corso del fiume, impedirebbe di realizzarne altre a valle. Bene invece, per Manica, che sia stato affrontato il tema del Noce, che è di grande allarme viste le tante richieste giacenti e il grido d'allarme per il potenziale danneggiamento della navigabilità del torrente".
Gilmozzi ha risposto a Manica ribadendo il no del Piano a proposte che non prevedano misure convincenti per garantire la sicurezza del territorio. Quanto al processo partecipativo oltre al coinvolgimento dei Comuni interessati nella fase preliminare, l'assessore ha ricordato che con la Via la partecipazione è allargata a tutti i soggetti interessati (associazioni, ecc.).
 
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Petizione popolare contro nuove piste da sci. Si ascolterà la referente.
 
In merito alla petizione popolare "Fermare l'espansione delle aree sciistiche in Provincia di Trento" presentata il 5 novembre scorso da un comitato spontaneo e sostenuta da 5.516 firme, la terza Commissione ha deciso di prevedere per fine gennaio l'audizione della referente, Luigina Elena Armani. Il presidente Tonina ha segnalato che delle firme raccolte solo 23 risultano complete dei dati richiesti. E dal canto suo l'assessore Gilmozzi ha messo in guardia dalle semplificazioni e dalle demagogie. "Il ragionamento di fondo dell'ultimo Pup di cui anch'io sono stato artefice – ha osservato – consiste nel dire no a nuovi caroselli e sì a collegamenti e aggiustamenti del sistema esistente, adottando sempre una certa flessibilità. Abbiamo impostato un metodo che chiarisce la cornice generale, affidando poi a strumenti tecnici gli approfondimenti. Ad esempio al progetto di collegamento Moena-Carezza non si può dare una risposta ideologica, servono analisi puntuali. Limitarsi a dire basta piste andrebbe proprio contro quest'impostazione pianificatoria. Giusto quindi ascoltare i proponenti della petizione.
 
Antonio Girardi
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