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Dopo le audizioni della Seconda Commissione
I custodi forestali non potranno essere meno di 130. Via libera al regolamento di Dallapiccola
​Dopo le audizioni avvenute oggi pomeriggio, la seconda Commissione presieduta da Luca Giuliani (Patt) ha espresso parere favorevole alla delibera della Giunta sullo schema di regolamento relativa ai custodi forestali proposto dall'assessore Dallapiccola per dare attuazione alla legge provinciale 11 del 2007 in materia di foreste e protezione della natura. A votare sì per la maggioranza sono stati Giuliani, Manica, De Godenz e Tonina, mentre si sono astenuti i tre consiglieri di minoranza Fasanelli, Degasperi e Zanon. L'assessore ha accolto due richieste di modifica emerse dal dibattito, sopprimendo il punto del regolamento in cui si prevede che i custodi si muovono “di norma in coppia” e precisando che  i 3.500 ettari di superficie silvo-pastorale da affidare ai custodi comprendono anche i territori di privati.

Associazione dei custodi forestali: garantire il legame col territorio.

I primi ad essere ascoltati nelle audizioni che hanno preceduto il voto, sono stati i rappresentanti della Libera associazione dei custodi forestali trentini di San Michele all'Adige. Stefano Schir, il presidente, dopo aver ricordato il prezioso ruolo storico di salvaguardia dell'ambiente naturale e in particolare dei boschi svolto nel nostro territorio dai custodi forestali (gli antichi “saltuari”), ha sottolineato la necessità che il regolamento provinciale preveda chiaramente che il custode forestale deve essere un dipendente pubblico assunto con concorso e in possesso di precisi requisiti. L'associazione chiede, in secondo luogo, di modificare il testo del regolamento proposto dalla Giunta per fissare l'obbligo di suddividere le “zone di vigilanza” in zone di custodia, ciascuna delle quali da affidare ad un singolo custode per garantire il suo stretto legame con il territorio. Terzo: la dimensione della zona di vigilanza dovrà essere tale da assicurare al custode la gestione, il controllo e la conoscenza del territorio in modo da rendere questa figura il responsabile e il referente di una determinata area. Per l'associazione  3.500 ettari di superficie silvo-pastorale indicati nel regolamento della Provincia in rapporto al contingente minimo di custodi, non permetterebbero più lo svolgimento di questa funzione e la tutela del territorio. Non è così oggi nel Tirolo, dove ogni Comune ha un custode forestale che è un dipendente dell'amministrazione locale. 
Rispondendo alle domande poste da Borga (Civica Trentina) e da Giovanazzi (AT) per evidenziare l'esigenza di suddividere il territorio in zone proporzionate alle possibilità di cura e sorveglianza dei singoli custodi, Schir ha ribadito che 3.500 ettari silvo-pastorale sono troppi, sviliscono la responsabilità dei custodi forestali e corrispondono solo al territorio di proprietà pubblica. I 3.500 ettari devono essere quindi di superficie amministrativa.

Comunità di Fiemme, Regole di Spinale e Manez e Asuc. Rafforzare l'attività dei custodi forestali.

Il presidente dell'ordine dei dottori agronomi e forestali Claudio Maurina, ha segnalato l'accoglimento delle loro richieste nel regolamento, mentre la Magnifica comunità di Fiemme, con lo Scario Giacomo Boninsegna, ha chiesto di consultare anche le Asuc prima di suddividere il territorio e ha preso atto che il regolamento ha accolto la proposta di mantenere il riferimento all'ufficio tecnico locale la gestione dei 20.000 ettari del territorio di competenza seguito da 8 custodi forestali. Il presidente dell'associazione delle Asuc Roberto Giovannini, ha espresso il timore diffuso che la figura del custode forestale sia in estinzione pur essendo importante e da valorizzare. Per la comunità delle Regole di Spinale e Manez, Zefirino Castellani ha proposto alcune modifiche del regolamento proposto, suggerendo di permettere ai custodi forestali di occuparsi anche di piccoli lavori di manutenzione e di esporre avvisi relativi alla chiusura di strade.

Sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fenalt: non indebolire questa figura.

Il delegato Fenalt Gaetano De Berti ha presentato un documento unitario alle quattro sigle sindacali contro il depotenziamento dei custodi forestali e proponendo tre modifiche al regolamento: sostituire la locuzione “silvo pastorale” associata a “superficie”, con l'aggettivo “amministrativa”; il divieto di affidare ai custodi compiti di tipo diverso rispetto a quelli attinenti al loro profilo professionale; si chiede infine di garantire l'indissolubilità del legame del custode alla propria zona territoriale evitando trasferimenti e sostituzioni salvo casi eccezioni o di urgenza. I sindacati hanno anche contestato il ridimensionamento del servizio dei custodi forestali che oggi sta funzionando benissimo, che garantisce la salvaguardia del territorio e anche l'occupazione perché con questo regolamento vi saranno 30 custodi forestali in meno. Sbagliato, anche, per i sindacati, che la Commissione non abbia interpellato l'Azienda forestale di Trento e Sopramonte. Essenziale secondo i sindacati, per non ridurre il numero di queste figure, sarà confermare l'obbligo di suddividere le zone di vigilanza in zone di custodia. Il custode forestale è l'ultima figura del territorio a svolgere una funzione da Gps che non sia affidata solo ad apparecchiature elettroniche. Per questo è fondamentale che il custode forestale conosca a fondo il proprio territorio e ad esso resti legato. Riducendo il personale si impedisce che ogni ente proprietario di aree silvo-pastorali di valorizzare il bene rappresentato da queste aree. Il rischio con questo regolamento è che spariscono le zone di custodia.
Giovanazzi ha ribadito l'esigenza di garantire nella norma del regolamento che i 3.500 ettari da affidare ai custodi forestali, comprendono solo territori di proprietà pubblica oppure anche di privati. L'assessore ha confermato che i 3.500 ettari abbracciano anche le superfici dei privati e che proporzionare a questi territori il numero dei custodi.

La discussione dei consiglieri e le richieste accolte da Dallapiccola.

L'assessore Dallapiccola, prendendo atto delle preoccupazioni di garantire i posti di lavoro dei custodi forestali e dell'obiettivo della tutela del territorio, ha rassicurato circa la volontà della Giunta di farsi carico di queste richieste. La delibera del regolamento sancisce le funzioni dei custodi, le zone di vigilanza, le attività, i piani e la formazione. Quanto all'indirizzo successivo a questa delibera, riguardante l'assetto organizzativo in termini di personale. Anche per i custodi si è deciso di applicare il blocco del turnover per ridurre la spesa corrente. Tuttavia per garantire la custodia del territorio la Giunta ha deciso di introdurre la soglia minima di 130 custodi (che oggi sono 170), per poi procedere ad una ricostruzione delle zone. Quanto alla dimensione di 3.500 ettari, Dallapiccola ha precisato che il regolamento fa esplicito riferimento ad ambiti amministrativi anche se il custode si occuperà delle zone silvo-pastorali. Accolta invece la richiesta di rimuovere la previsione che i custodi forestali si muovono “di norma in coppia”.
Rispondendo ad alcune domande di Giovanazzi (AT), l'assessore ha spiegato che vi sarà un custode ogni 3.500 ettari di superficie silvo-pastorale, ma le zone di vigilanza legate al territorio amministrativo dei Comuni sono suddivise in aree diversificate a seconda della superficie boschiva. A Zanon (PT) Dallapiccola ha assicurato che la suddivisione delle zone di vigilanza in zone di custodia, per rapportare a ciascuna il numero dei custodi forestali, avverrà in seguito all'introduzione del regolamento. Zanon ha preannunciato un voto di astensione perché occorre la sicurezza che i custodi rimangano un punto di riferimento. L'assessore ha poi accolto la richiesta di Fasanelli (Gruppo misto), di esplicitare che i 3.500 metri affidati ai custodi sono sia pubblici che privati. Per Tonina (Upt), mentre non è oggettivamente possibile accogliere l'istanza dell'associazione dei custodi forestali di mantenere invariato il numero di queste figure, tuttavia la delibera va nella giusta direzione perché garantisce comunque la cura silvo-pastorale del territorio.

 
Antonio Girardi
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