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04/11/2015 - In aula o in commissione

Le question time e le risposte della Giunta

Botta e risposta in Consiglio provinciale su 19 interrogazioni a risposta immediata

Le question time e le risposte della Giunta

Le question time e le risposte della Giunta

​Ecco una sintesi delle risposte della Giunta alle question time presentate e discusse oggi in aula con i consiglieri provinciali.

Claudio Civettini (Civica Trentina):

Quali criteri di

accorpamento

delle scuole

Civettini chiede alla Giunta di chiarire i criteri e delle deroghe da cui dipende la scelta di accorpare istituti scolastici che hanno un numero insufficiente di allievi anche quando si tratta di una scuola che come Soraga, che garantisce l'insegnamento della lingua e della cultura ladina o tedesca, e di illustrare i risparmi stimati sia in questo caso sia nel caso della decisione di unire per interessi ragionieristici scuole con differenze evidenti come quelle di Ala, Avio, Mori e Brentonico.

La risposta. L'assessore Olivi ha letto il testo del presidente Rossi, assente in quel momento, precisando che con l'unificazione degli istituti contigui del primo ciclo di istruzione, si punta ad una maggiore qualità per attenuare le disparità esistenti. Ciò avverrà prevedendo una direzione unitaria e la centralizzazione dei maggiori servizi amministrativi e gestionali. "Va segnalato che istituti di maggiori dimensioni rappresentano una più elevata garanzia nella stabilità dell'organico docente e quindi una comunità professionale più ampia al cui interno sviluppare il confronto per lo sviluppo metodologico e didattico". La linea d'intervento tracciata prevede che gli istituti comprensivi con meno di 500 studenti vengano uniti ad altri istituti contigui di dimensione idonea a garantire l'obiettivo dell'armonizzazione. In altri termini per la Giunta gli accorpamenti degli istituti più piccoli non possono essere effettuati se l'istituto più vicino ha più di 900 alunni. Per questo gli istituti di Brentonico e Avio che oggi hanno circa 330 alunni, confluiranno sui due istituti con meno di 800 alunni. Tra l'altro per la sede di Brentonico già da due anni la reggenza dell'istituto è affidata al dirigente dell'istituto comprensivo di Mori e i risultati sono positivi. La Giunta ha invece deciso di rinviare di un anno l'accorpamento tra gli istituti di Ala e Avio per consentire anche in questo caso un periodo di transizione attraverso la reggenza. Quanto alla riduzione dei piccoli plessi di scuola primaria, per contenere ulteriormente le sedi scolastiche con pluriclassi che rendono difficile garantire un servizio educativo di qualità, la Giunta intende applicare il criterio di chiusura dei plessi con meno di 40 studenti che vedano altre sedi distanti non più di 5 km. Per quanto possibile in questi casi l'esecutivo vuole assicurare un equilibrio mantenendo per quanto possibile almeno un servizio educativo in ogni comune. Per la scuola primaria di Soraga, che ha meno di 40 alunni e presenta problematiche edilizie tali da richiedere significativi investimenti pubblici, vista la presenza di una scuola dell'infanzia anch'essa con utenza limitata si è deciso di salvaguardare prioritariamente questo servizio, garantendo comunque alle famiglie l'insegnamento della lingua e cultura ladina nelle scuole di Moena e Vigo di Fassa distanti meno di 5 km.

La replica. Civettini ha segnalato di non aver ricevuto risposta in merito ai conti, lamentando che "qui si vogliono chiudere le periferie". E ha aggiunto: "allora portiamo tutto a Trento e lasciamo nelle valli solo gli orsi". Lo slittamento delle chiusure all'anno prossimo è solo, per Civettini, "una presa in giro dei cittadini". E ha concluso: "manca è un progetto, perché i cittadini condividono l'esigenza di tagliare la spesa ma i tagli non possono danneggiare le periferie, dalla sanità ai servizi alle persone".

Walter Viola (Progetto Trentino):

Riforma delle Rsa e

smantellamento di un

sistema che funziona

In merito alla volontà espressa dall'assessore alla salute di accentrare le Rsa in un'unica Apsp per risparmiare 15 milioni di euro, Viola vuole sapere come ciò si concili con i principi di autonomia e sussidiarietà della legge provinciale, e che valutazioni tecniche, giuridiche, finanziarie giustifichino l'idea di riuscire ad abbassare in tal modo il costo delle Rsa, già più basso di quello dell'Apss.

La risposta. L'assessore Zeni ha affermato che per le Rsa, un sistema di alto livello qualitativo, la Pat investe 130 milioni di euro all'anno. Una rete efficiente che va difesa anche se costa 50 milioni di euro all'anno in più rispetto agli standard nazionali. L'aumento delle patologie degli anziani a seguito dell'invecchiamento della popolazione, ha detto Zeni, rende strategica la riforma della governance delle Rsa, per liberare risorse da mettere sui servizi. Aumentare rette o accettare le richieste dell' Upipa, ha detto l'assessore alla salute, richiederebbe aggravi per i cittadini. Cosa che l'assessorato non vuole fare. Per questo c'è un progetto di governance delle 41 Asps. Si passerebbe, ha specificato Zeni, da 268 consiglieri di amministrazione a 5, con un risparmio di un milione all' anno; da 41 a 3 direttori con un risparmio di circa  3,6 milioni di euro; 6 milioni di risparmi verrebbero con accorpamento del personale che nelle Rsa si occupa di appalti; infine con l'accorpamento degli amministrativi ci sarebbe un risparmio di altri 5 milioni all'anno e 1,5 milioni verrebbero dai risparmi sulle consulenze delle Rsa oggi troppo frammentate. Il Cda unico permetterebbe, inoltre, una maggiore razionalità dei servizi. La proposta non nega ma anzi valorizza i rapporti territoriali delle Apsp. Il personale in esubero non sarebbe licenziato, ma utilizzato nel settore pubblico, i lasciti saranno vincolati alle strutture e, con questa riforma, si potrebbe stabilizzare il personale precario. Questi i perché della proposta del cda unico. Zeni s'è detto però disponibile al confronto ma nel merito e con tempi definiti. Ma, ha aggiunto, non si può discutere il fatto che è necessario spostare risorse dalla governance ai servizi. Non è poi corretto paragonare i costi del sistema delle Rsa con quelli dell'Azienda. Non si tratta di tagliare, ha detto ancora l'assessore, ma di non pesare sulle famiglie. Del resto, ha affermato, oggi nessuno vorrebbe tornare alle 11 Usl.

La replica. Il consigliere di PT, a proposito dell'Azienda unica, ha detto che, anche a seguito del suo gigantismo, in Trentino la spesa corrente nella sanità è aumentata. A Bolzano, con una realtà simile alla nostra, la spesa è invece rimasta stabile negli ultimi anni. Come dimostra la situazione delle Rsa di Brescia, ha detto inoltre, non è vero che le tariffe trentine sono la metà di quelle delle altre regioni. Il direttore dell'Azienda, ha detto infine Viola, costa un quarto di tutti i direttori delle Rsa.

Gianpiero Passamani (Upt):

Realizzare il tratto

di ciclabile

tra Pergine e Trento

Visti i vantaggi che per il bilancio del turismo in Valsugana deriverebbero dalla realizzazione del collegamento ciclabile tra Pergine e Trento, Passamani chiede se la Giunta preveda di realizzare uno studio di fattibilità di quest'opera e finanziarne la realizzazione in tempi ragionevoli.

La risposta.  L'assessore Gilmozzi ha ricordato che il tema non è nuovo perché è stato oggetto di altre interrogazioni. Il collegamento ciclabile Trento-Pergine-laghi-Valsugana è strategico anche per la Giunta. Resta da sciogliere, per poter realizzare l'opera, il nodo delle gallerie tra Martignano e Cognola. Le soluzioni ipotizzate interessano in parte la viabilità esistente e sono in corso verifiche geologiche per accertare che le caratteristiche del suolo siano adeguate.

La replica. Passamani si è dichiarato "parzialmente soddisfatto" della risposta segnalando che il progetto iniziale che prevedeva un investimento di circa 20 milioni, era troppo costoso, per cui vanno esplorate altre soluzioni ma possibilmente in tempi brevi.

Pietro De Godenz (Upt):

Rsa, no all'accentramento,

meglio accorpamenti

per aree omogenee

Ancora a proposito dell'intenzione manifestata dall'assessore alla salute Zeni di accorpare tutte le case di riposo del Trentino in un'unica Apsp, De Godenz, contrario all'operazione di accentramento che scatenerebbe nuove tensioni nei rapporti tra Provincia e territori, suggerisce, per ridurre i costi, di unire le Rsa per aree omogenee (ad es. dell'Avisio o del Noce) e chiede a che punto sia il progetto delineato al riguardo dalla Giunta.

La risposta. Zeni ha affermato che il dato dei 50 milioni in più di spesa per le Rsa, rispetto alle altre regioni, è una scelta che la Pat intende confermare, così come il mantenimento dei 4300 posti letto. Una posizione che va difesa, ha aggiunto, ma con l'invecchiamento della popolazione qualcosa va cambiato oppure i 130 milioni all'anno attuali non basteranno e si dovrà calare il livello dei servizi o aumentare le tariffe, come chiede Upipa. Le risorse di governance dai cda, ai direttori per comunità di valle, gli accorpamenti amministrativi senza licenziamenti con trasferimenti nella pubblica amministrazione, la gestione unica di consulenze e appalti vanno nella direzione di ridurre la parte amministrativa per garantire i servizi. Oltre ai costi, la riorganizzazione della governance delle Rsa darà la possibilità di programmare in modo più efficiente. Ma il collegamento col territorio, dai patrimoni ai lasciti ai rapporti con le associazioni e la qualità delle strutture, rimarrebbe. Zeni ha ribadito che si aprirà un confronto su una proposta concreta.

La replica. De Godenz ha ringraziato l'assessore per l'apertura ma una cosa è il teoricamente vantaggioso e un'altra il sicuramente vantaggioso. Il consigliere ha ricordato il volontariato che nasce dal legame col territorio e agli amministratori delle Rsa va data fiducia. Anche perché il nostro sistema è tra i più efficienti d'Italia e quindi si deve stare attenti a cambiare. Pensare a tre macro aeree per la gestione delle Rsa, ha concluso, spaventa.

Luca Giuliani (Patt):

Collegamento Loppio-Busa

nel bilancio 2017 e modalità

di finanziamento.

Giuliani vuole dalla Giunta se vi è l'ipotesi di una modifica del tracciato della Loppio-Busa, la conferma che l'adeguamento delle spese di progettazione e di esecuzione del collegamento stradale avrebbe fatto slittare la cantierizzazione dell'opera al 2017, le risorse che si prevede di stanziare nel bilancio provinciale e se si adotterà la formula del project financing.

La risposta. L'assessore Gilmozzi ha ricordato l'impegno di traslare di un anno il collegamento dal Passo S. Giovanni alla Busa per l'inserimento nella circonvallazione che porta a Riva e Torbole. Alla scelta di realizzare l'opera "corrisponderà – ha assicurato Gilmozzi – un impegno fattivo". Quanto all'investimento l'assessore ha segnalato che diversi progetti come questo saranno affrontati con modalità diverse dal project financing. "Stiamo studiando una proposta – ha annunciato – che appena pronta presenteremo".

La replica. Giuliani ha ricordato che quando si parla di variazione della progettazione vi è sempre il timore che l'opera slitti, ma ora l'importante è aver assicurato l'avvio del cantiere nel 2017.

Massimo Fasanelli (Gruppo Misto):

Un agente sugli autobus

per arginare il problema

delle aggressioni

Il consigliere chiede se la Giunta preveda di garantire la presenza di un agente sugli autobus della Trentino Trasporti per contrastare il sempre più frequente fenomeno delle aggressioni ai danni di autisti e passeggeri, specie in occasione di manifestazioni che aumentano la probabilità di utilizzo notturno dei mezzi pubblici.

La risposta. Gilmozzi ha detto che il tema è importante perché si tratta di atti di inciviltà però le risposta dev'essere articolata. La Pat non può inviare le forze dell'ordine a controllare i bus e non si possono mettere guardie a difesa dei cittadini ma novanta autobus avranno le telecamere col primo gennaio e si segnaleranno le corse a rischio al Commissario del Governo per avere una maggiore attenzione delle forze dell'ordine. Con l'Agenzia del lavoro sono state individuate alcune figure da utilizzare per controllare i biglietti. Ma il tema è complesso e vanno trovate risposte articolate. Alcune ulteriori iniziative verranno assunte nei prossimi giorni coinvolgendo comuni e sindacati.

La replica. La risposta è stata quella di sei mesi fa e non l'assessore non ha risposto alla domanda quali accordi sono stati trovati col Commissario del Governo. Il problema è di non far diventare gli atti d'inciviltà quotidiana e va ricordato che la sicurezza sui mezzi pubblici è fondamentale per incrementarne l'uso.

Lucia Maestri (Pd):

Informatica Trentina

e lavoratori che rischiano

di perdere l'occupazione

Maestri vuole sapere come intende agire la Giunta per far fronte al problema dei lavoratori di Informatica Trentina ai quali nel 2009 l'azienda aveva garantito, nell'ambito di un accordo con Dexit e le organizzazioni sindacali, l'occupazione e la retribuzione con una clausola di salvaguardia sociale inserita nelle gare d'appalto dei servizi, clausola che ora l'azienda pubblica dichiara di non poter rispettare a causa di una direttiva europea.

La risposta. Il presidente Rossi ha inquadrato il tema in un ragionamento politico più generale: la necessità di riorganizzare il polo dell'informatica dentro la pubblica amministrazione, prevedendo per Informatica Trentina (IT) un piano che definisca complessivamente il ruolo dell'azienda e la parte della sua attività che si ritiene possa e debba essere svolta dal mercato. "Avevo già comunicato questo ai rappresentanti dei lavoratori – ha ricordato Rossi – garantendo che quando si passerà all'attuazione del piano vi sarà un incontro con loro per chiarire le intenzioni della Giunta, e comunque prima di procedere avverrà un confronto puntuale con i sindacati". Quanto alla preoccupazione che con una nuova gara per la parte dei servizi di manutenzione della componente hardward della Provincia, vi sia lo scorporo di un armo dell'azienda, Rossi ha negato che ciò avverrà, "perché la riorganizzazione prevede un solo momento senza iniziative staccate dall'unico piano". E ha infine ricordato che in base all'accordo del 2009 la clausola sociale sarebbe stata utilizzata il più possibile, "tenuto conto delle successive indicazioni legislative. "Ora – ha concluso il presidente – stiamo approfondendo questo aspetto e inseriremo comunque nel bando una nuova clausola sociale".

La replica. Maestri ha ringraziato Rossi, soddisfatta per la volontà da lui assicurata "di confrontarsi con le parti sociali". Positivo anche, per Maestri, che Rossi abbia garantito "il presidio politico della clausola sociale a tutela dei lavoratori di IT".

Alessio Manica (Pd):

No al "luna park"

per cacciatori nell'area

privata di Cadino Alto

L'esponente dei dem chiede se la Giunta abbia avviato un'istruttoria e se sia favorevole o contraria in ordine al progetto di una "zona di addestramento cani con sparo", una sorta di "luna park per cacciatori" in un'area privata particolarmente ricca di fauna a Cadino Alto (Comune di Faedo), contro il parere negativo della Riserva comunale cacciatori di Faedo che considerano quel territorio "un polmone faunistico fondamentale".

La risposta. Dallapiccola ha affermato che la legge provinciale prevede aree come questa ed è vero che è stata presentata una domanda nella zona di Cadino Alto. I proprietari hanno notificato alla Pat di voler istituire un'area di addestramento in un fondo chiuso, come prevede la legge, quindi è stata avviata la procedura. La Pat ha avviato una fase interlocutoria per trovare una soluzione condivisa anche con cacciatori della locale sezione. La storia degli elicotteri per portare sul luogo i cacciatori e i mille spari al giorno sono però una fantasia. L'area, ha continuato l'assessore, è d'interesse per i cacciatori e rappresenta un unicum orografico che potrebbe sopportare un livello di spari più alto che molte altre aree del Trentino senza arrecare troppo disturbo Infine, Dallapiccola ha detto che non si è ancora arrivati ad alcuna conclusione.

La replica. Il consigliere ha detto che le preoccupazione sono state confermate. Costituire un luogo artificiale per liberare selvaggina artificialmente per sparare va contro i valori naturalistici.

Mario Tonina (Upt)

La Giunta sostenga

l'alpeggio di proprietà

di Comuni e Asuc.

Dopo aver ricordato che in Trentino esistono circa 350 malghe attive, il 90% delle quali di proprietà pubblica, Tonina chiede all'esecutivo se vi sia l'intenzione di sostenere – e se sì con quali misure – l'alpeggio di proprietà pubblica, di grande importanza per agricoltura, zootecnia, turismo ed economia locale in genere.

La risposta. L'assessore Dallapiccola ha riconosciuto la fondatezza della "criticità teorica" evidenziata da Tonina nel sistema di finanziamento dell'imprenditoria agricola veicolato in passato attraverso gli enti pubblici che con i loro interventi permettevano la riqualificazione di queste strutture. Senonché l'Unione europea ha considerato questi interventi degli "investimenti di tipo produttivo". Impedendo così di accedere ai finanziamenti del Piano di sviluppo rurale (Psr) sia gli enti pubblici sia i privati senza partita Iva. Questo vuol dire che oggi una malga non può essere ristrutturata, a meno che un gestore non si accolli la parte degli oneri non finanziati da Psr, ma questo solo se vi è un contratto più lungo dei cinque anni previsti per il contratto di alpeggio.  L'aspetto positivo di questa novità sta per Dallapiccola, nel fatto che così i fondi sono oggi indirizzati solo a chi effettivamente esercita l'attività agricola e quindi non vi è più il rischio di sostenere con soldi pubblici ristrutturazioni di malghe poi sfruttate da soggetti esterni al Trentino. Con la legge 4 – ha aggiunto Dallapiccola – potremo comunque finanziare queste strutture, "ma l'assessorato non prevede per ora un sostegno specifico. Tuttavia – ha concluso – su questo punto si potrà ragionare".

La replica. "Ritenermi soddisfatto non è possibile – ha replicato Tonina – perché difficilmente si riuscirà a concretizzare l'ipotesi avanzata dall'assessore riferita ai proprietari privati". Vero è che il finanziamento non potrà più passare dagli enti pubblici, "ma – ha concluso Tonina – nei prossimi anni la Provincia avrà l'opportunità di utilizzare magari anche con qualche modifica la legge 4 prevedendo che chi beneficia di un intervento pubblico possa poi dare in gestione le malghe solo ad agricoltori trentini".

Chiara Avanzo (Patt)

Guardia Medica

tagliata in Tesino

per quale motivo?

La Giunta, afferma la consigliera, ha deciso di riorganizzare il servizio di continuità assistenziale, un atto che prevede, anche in Trentino, la presenza di un medico ogni 5000 abitanti. Ciò implica tagli della guardia medica anche in Tesino, nonostante la sua distanza dagli ospedali. Escluso dai tagli di medici, leggendo la delibera, il distretto Ovest (Cembra, val di Non, Val di Sole, Rotaliana e Paganella) per il quale si prevede il criterio di un medico ogni 3500 abitanti. Una scelta motivata da "peculiari esigenze". La consigliera del Patt chiede in che cosa consistano queste "peculiari esigenze".

La risposta. Zeni ha affermato che sarà impegno dell'Azienda entro il 2016 trovare le nuove sedi per la continuità assistenziali, che passeranno da 35 a 25 per rispettare l'impegno di avere un medico ogni 5000 abitanti. Questo in base a criteri tra i quali c'è la distanza dagli ospedali, il numero di medici di base e il carico di lavoro delle guardie mediche della continuità assistenziale. Nel distretto ovest si è applicato il parametro di un medico 3500 perché, in base a questi criteri, ci saranno sei sedi di continuità al posto di 5. Nel distretto est non è possibile perché a Pieve Tesino le prestazioni della guardia medica, anche telefoniche, nelle 12 ore sono risultate in media 3,3. Troppo poche. Per quanto riguarda l'afflusso turistico resta la possibilità di avviare il servizio di medicina turistica.

La replica. Bene il fatto che ci sarà un medico per il periodo turistico. Ma c'è un aspetto da prendere in considerazione che è quello della viabilità per raggiungere l'ospedale di Borgo.

Claudio Cia (Civica Trentina)

Sulla Tav

non c'è alcuna

informazione

La questione della Tav, afferma il consigliere, è tornata al centro dell'attenzione per le proteste contro le trivellazioni alle Novaline di Mattarello. Un'opera colossale sulla quale però manca totalmente l'informazione. Il consigliere chiede di sapere la natura, gli obiettivi e i tempi dei lavori che si stanno facendo a Mattarello e se il Comune di Trento e la Circoscrizione sono stati informati. Chiede, infine, se è possibile avere un riscontro delle trivellazioni già effettuate.

La risposta. L'assessore Gilmozzi ha precisato che le trivellazioni altro non sono che "sondaggi effettuati annualmente come in decine di altri casi sul territorio trentino". In tal modo si verificano le condizioni del suolo in funzione di progetti, studi e analisi in vista di infrastrutture che si vogliono realizzare. Per questo chi effettua questi sondaggi assolutamente preliminari non può essere sottoposto a particolari procedure di controllo. Per questo Gilmozzi si è detto "solidale con gli operatori dell'impresa oggetto ad attacchi incivili da condannare senza se e senza ma". In questo caso i sondaggi erano funzionali al progetto di raddoppio della ferrovia ed erano stati comunicati ancora l'anno scorso alle amministrazioni interessate, preannunciando anche che sarebbero ripresi quest'anno. L'obiettivo consiste nel valutare la compatibilità o meno dei tracciati ipotizzati con le esigenze del nostro territorio con verifiche geologiche e tecniche attraverso le quali raccogliere informazioni adeguate . "Questo sta facendo RFI – ha concluso l'assessore – e di questo le amministrazioni sono state informate come purtroppo – ha aggiunto – è stata informata anche la questura visti gli attacchi subiti da chi sta facendo solo il proprio lavoro".

La replica. Cia ha premesso di non essere né pro ne contro la TAV "non conoscendo i dettagli dell'opera. C'è molta confusione nella gente – ha proseguito – ed è condivisibile la solidarietà espressa da Gilmozzi ai lavoratori attaccati". Resta il fatto, per Cia, che la gente non era a conoscenza del motivo dei sondaggi e "proprio quest'assenza di comunicazione con il territorio ha suscitato paure e proteste". Il consigliere ha evidenziato infine che i responsabili delle azioni contro i sondaggi sono i soliti anarchici.

Maurizio Fugatti (Lega)

Cosa s'intende fare

per i dipendenti

Malgara e Mariani?

Il consigliere chiede alla Giunta quali iniziative la Giunta intende prendere per aiutare i dipendenti della Malgara Chiari & Forti, in quali tempi e quali notizie ci sono sul finanziamento internazionale atteso dall'impresa. Per quanto riguarda la Mariani il consigliere chiede all'assessore di fare il punto sulla situazione e se la spa abbia deciso di trasferire dalla Val di Ledro l'attività.

La risposta. L'assessore Olivi ha affermato che per La Malgara la situazione non è ancora decifrabile: sul finanziamento di 30 milioni di euro, che potrebbe sanare il pregresso dell'azienda, l'assessorato è a conoscenza di alcune positive comunicazioni tra la finanziaria e l'azienda. In effetti il finanziamento sarebbe stato concesso, ma sarebbe fermo per motivi burocratici. Nell'assemblea dei lavoratori del 23 ottobre scorso a Avio, ha detto Olivi, si è preso l'impegno di avviare un tavolo per gli interventi degli ammortizzatori sociali. L'idea è di anticipare tre mensilità di cassa integrazione e del tfr, aiuti che si potranno attivare con un piccolo intervento in finanziaria. Per la Mariani la situazione è opposta: l'azienda ha scritto che il progetto è incompatibile con la presenza in valle e la Pat ha risposto che si devono trovare soluzioni, anche con un accompagnamento della Pat, per evitare la scelta di Brescia. Una risposta da parte della spa è attesa nell'arco di una settimana. Comunque, ha concluso l'assessore, si stanno appontando soluzioni anche per sito a Rovereto e questo, naturalmente, per evitare una "fuga" a Brescia.

La replica. Ben venga l'intervento di ammortizzatori sociali per la Malgara perché ci sono situazioni drammatiche. Per la Mariani si spera che in settimana si faccia chiarezza.

Marino Simoni (Progetto Trentino)

Assistenza domiciliare

i nuovi criteri

vanno cambiati

Il consigliere afferma che i criteri di compartecipazione alle spese del Servizio assistenza domiciliare introdotti a luglio stanno creando difficoltà agli anziani costretti a pagare cifre insostenibili e fuori mercato. Perciò Simoni chiede alla Giunta di porre fine a questa situazione di iniquità e se è intenzione dell'assessore procedere sulla strada dei voucer di servizo rinunciando così ad un ruolo di garante dei diritti di un fondamentale servizio pubblico, per una mera logica di mercato e di ipocrita economia di spesa.

La risposta. L'assessore Zeni ha ricordato che l'introduzione dell'Icef tiene conto anche dei patrimoni dalla cui valutazione è esclusa la prima casa ed in primi 50 mila euro di patrimonio mobiliare. I successivi 50 mila euro vengono pesati al 10% mentre sono pesati al 20% i patrimoni che eccedono i 100 mila euro e fino a 150 mila euro. Oltre questa quota il peso del patrimonio è del 60%. Questo vuol dire che per un deposito bancario di 150 mila euro vengono presi in considerazione solo 15 mila euro di reddito equivalente ai fini Icef.  Zeni ha aggiunto che "dalla sperimentazione ci si attende una maggiore redistribuzione delle risorse tra nuclei familiari con condizione economica realmente differente nell'ottica di un sistema finanziariamente sostenibile per le famiglie. E' stato infatti introdotto un tetto massimo di compartecipazione per i nuclei che necessitano di un maggior numero di interventi". L'assessore ha evidenziato che "gli incrementi effettivamente registrati possono essere considerati contenuti (l'aiuto domiciliare è passati da 0 a 2 euro minimi e da 16,86 a 18 euro massimi; per il servizio pasti a domicilio il minimo è passato da 2,76 a 4 euro e il massimo da 7,91 a 10 euro; per la consegna dei pasti a domicilio il minimo è passato 0 a 0,50 euro e il massimo da 2,72 a 3 euro; per il telesoccorso il minimo è passato da 0 a 0,10 euro e il massimo da 0,57 a 1 euro). Quanto ai vaucher Zeni ha preannunciato l'intenzione di procedere ad una sperimentazione e ad un monitoraggio della qualità che permettano di testare l'efficacia e l'adeguatezza di questo strumento sui servizi di assistenza domiciliare. E ha detto di giudicare "fuorviante il parallelo tra i costi orari dell'assistenza domiciliare e i costi orari del lavoro offerto da un assistente familiare (badante)". L'impianto della legge provinciale 13 del 2007 – ha concluso – non ha nulla a che fare con modelli mercantilisti lontani dal nostro sistema".

La replica. Simoni ha replicato dichiarandosi non soddisfatto della risposta dell'assessore. "L'applicare il tetto massimo di 18 euro – ha protestato – non sta in piedi, è fuori mercato, perché questa cifra supera anche il costo di una normale badante. E crea gravi problemi alle famiglie composte ad esempio da due anziani con una pensione ciascuno e che hanno bisogno di un certo servizio"

Rodolfo Borga (Civica Trentina)

Quanto spende

la Provincia

per radio e tv?

Il consigliere della Civica chiede alla Giunta di sapere a quanto ammontano le spese di comunicazione tv e radio della Pat, delle Agenzie collegate e enti strumentali dal 2009 al 2014 e se le spese della Comunità di valle e del Comune di Trento per le tv sono, in toto o in parte, finanziate dalla Pat.

La risposta. Il Presidente Rossi ha risposto che per il periodo 2008 – 12 l'ufficio stampa ha speso 227 mila euro all'anno per la realizzazione di trasmissioni radio e tv, come la "Provincia informa" e "Trentino Comunità". Nel 2013 la spesa è stata di 113 mila euro per "Trentino Comunità" e 109 mila per la "Provincia Informa". Nel 2014 118 per "Trentino Comunità"a e 111 mila per "Provincia Informa". Trentino Sviluppo ha speso per trasmissioni tv 24 mila euro, nel 2010; 63 mila, nel 2011; 45 mila e 100; 2012 600 euro nel 2013; 16 mila euro e nel 2014, 16 mila euro. L' Azienda sanitaria, nel 2008 – 2009, ha speso 11 mila euro per trasmissioni radio; 25 mila euro per la tv e 33 mila, sempre per la tv, nel 2009.  La Pat, ha concluso, non partecipa alle spese per le trasmissioni di Comunità e Comune di Trento.

La replica. Borga ha detto di attendere la risposta scritta.

Giacomo Bezzi (Forza Italia)

Fusioni dei comuni

25 segretari

senza lavoro

Il consigliere chiede alla Giunta cosa intenda fare quale sarà il futuro dei 20 – 25 segretari comunali che, in seguito alle fusioni dei comuni, risultano in esubero. E quale sarà il destino di una classe di giovani dirigenti che si sono formati per la funzione di segretario comunale.

La risposta. L'assessore Daldoss ha assicurato che "nessuno degli attuali segretari comunali sarà messo in esubero". Oggi, ha proseguito l'assessore, sia il blocco delle assunzioni negli enti pubblici che ha coinvolto anche i comuni trentini fino a 2000 abitanti, sia le fusioni dei Comuni hanno determinato la riduzione anche di questi posti. Ecco spiegato perché negli ultimi anni la Giunta non ha più indetto il corso abilitante per segretari comunali, evitando di formare figure destinate a non trovare più un posto di lavoro. Daldoss ha concluso sottolineando che comunque il problema dei segretari perdenti posto "potrà essere risolto senza mandare a casa nessuno di coloro che possiedono i requisiti utili al prepensionamento in base alla riforma Fornero".

Walter Kaswalder (Patt)

La linea elettrica

Borgo – Lavis

preoccupa

Il consigliere afferma che lo spostamento della linea elettrica della Terna a Pergine preoccupa gli abitanti delle frazioni. Per questo chiede alla Giunta di conoscere l'iter autorizzativo e per chiedere una più approfondita valutazione della situazione dell'inquinamento elettromagnetico.

La risposta. L'assessore Gilmozzi ha affermato che il progetto è sottoposto a Via dove sono pervenute osservazioni è quindi ha subito modifiche di tracciato. C'è stata una seconda richiesta di pareri e il comune di Pergine ha sottolineato alcune criticità, affermando che il nuovo tracciato è peggiore di quello ipotizzato in un primo momento. Si sta cercando una soluzione tenendo presente, ha detto Gilmozzi, che la soluzione ottimale non c'è. Per l'elettromagnetismo la soluzione prevista è la migliore.

La replica. Il consigliere ha chiesto la massima attenzione su un problema che potrebbe avere un forte impatto sul territorio.

Nerio Giovanazzi (Amministrare il Trentino)

Ex Artigianelli

la Giunta cosa

intende fare?

Il consigliere chiede se la Giunta è a conoscenza della situazione in cui versa l'edificio degli ex Artigianelli di Pergine, che appartiene al patrimonio della Provincia, e cosa intende fare per porre fine agli episodi di vandalismo. Infine il consigliere chiede se ci sono idee per il futuro degli ex Artigianelli.

La risposta. L'assessore Gilmozzi ha osservato che per la Provincia sarebbe sbagliato intervenire a prescindere dalla volontà pianificatrice del Comune di Pergine. "Non è che perché abbiamo un volume occorre trovare il modo di riempire la struttura. In questo caso occorre capire come nella pianificazione generale del Comune di Pergine l'immobile in questione sia recuperabile secondo una logica territoriale. "Come Provincia – ha ricordato Gilmozzi – ci siamo anche resi disponibili a demolire la struttura in vista di un'altra destinazione urbanistica, ma pare che l'ipotesi non sia gradito al Comune di Pergine". Resta il fatto che, ha concluso l'assessore, "è tempo che si cominci a ragionare su come riutilizzare aree come questa perché diventino utili alla città e al Trentino".

La replica. Secondo Giovanazzi una struttura così "non dovrebbe rimanere ostaggio del Comune di Pergine". Il problema principale è di non lasciare l'immobile in quelle condizioni. La soluzione migliore secondo il consigliere sarebbe la demolizione, "per eliminare questa testimonianza di degrado, meglio se in tempi brevi".

Filippo Degasperi (5 Stelle)

Centro servizi

condiviso

cosa ha fatto?

Il consigliere ricorda che tra le numerose consulenze affidate alla Deloitte  una, per 84 mila euro, riguarda il Centro servizi condiviso (Csc) per il supporto delle società di sistema. Csc che è, più volte annunciato è stato varato, per questo il consigliere chiede di sapere quanti sono stati i contratti di fornitura alle società della Pat nel corso del 2015.

La risposta. Rossi ha detto che la Pat ha dato nel 2015 ha emanato una direttiva per la creazione del Csc e con una delibera del 22 giugno 2015 ha approvato il piano organizzativo del Centro. Il piano contiene il disegno dell'attività del Csc che riguarda il trasferimento delle funzioni della  sicurezza, degli affari legali, degli affari generali e il presidio del sistema informativo. Il primo gennaio 2016 passeranno al Centro la finanza, il controllo e l'approvvigionamento. Un programma di trasferimento di funzione graduale, dunque. Gli esiti dei gruppi di lavoro funzionali determineranno, ha aggiunto Rossi, il volume di personale necessario che passerà al Csc col meccanismo del distacco. Oggi la struttura ha un direttore e 5 risorse messe a disposizioni delle società Pat. Dal primo gennaio il rapporto tra Centro servizi condiviso e spa sarà regolato da contratti. Ad oggi non ci sono contratti di fornitura.

La replica. Il consigliere 5 Stelle che in realtà un contratto in essere c'è già. E questo perché nel bilancio Cassa del Trentino si dice che nel 2014 la spa ha sottoscritto un contratto con il Csc per i controlli interni, Quindi le informazioni non sono complete perché il Presidente ha detto che contratti in essere non ce ne sono.

Donata Borgonovo Re (PD)

Sanità, budget

per i privati

c'è un analisi?

La consigliera afferma che la Giunta ha deliberato un incremento di budget triennale a favore di un soggetto della sanità privata (peraltro l'unico non firmatario dell'Intesa) ma non risulta che ciò sia avvenuto a seguito della convocazione del tavolo di confronto. Né risulta che sia stata assunta in esito all'analisi degli impatti dei budget assegnati ai privati. Vista la situazione la consigliera chiede di conoscere quale sia l'esito dell'analisi svolta sull'applicazione dell'intesa per una eventuale ridefinizione dei budget in vista del bilancio 2016 – 17. Borgonovo Re ha ricordato che con un ordine del giorno approvato il 14 luglio scorso dal Consiglio provinciale, si dava mandato all'assessore di convocare in settembre un tavolo di verifica dell'intesa sottoscritta dalle realtà della sanità privata del Trentino per introdurre modifica in vista del bilancio 2016. L'assessore avrebbe dovuto poi riferire entro ottobre sull'andamento dell'intesa.

La risposta. L'assessore Zeni ha assicurato di voler rispettare le indicazioni del legislativo: "per questo stiamo riprendendo in mano i documenti approvati in aula in questa legislatura, dal momento che a fine luglio presso l'assessorato risultavano approvati in Consiglio provinciale ma non ancora attuati ben 18 ordini del giorno su 20 e 11 mozioni su 15". Zeni ha però aggiunto che su questo argomento la mozione 248 approvata in aula sia stata nella sostanza "rispettata al di là del dettaglio della forma indicata nel disposizivo". Questo perché negli ultimi tre mesi sono avvenuti numerosi incontri anche con AIOP e strutture private dove sono state spiegate le ragioni degli accordi con la casa di cura Eremo senza mai registrare contrarietà rispetto alla delibera del 6 ottobre scorso. "Dati alla mano – ha proseguito Zeni – risulta chiaro che la rimodulazione del budget dell'Eremo di Arco è frutto di un riallineamento del taglio delle giornate riabilitative in favore dei pazienti trentini, precedentemente previsto in modo particolarmente penalizzante rispetto ad altre strutture analoghe. Tant'è che nel 2017 si prevedeva di ridurre gli invii del 22% contro il 15% circa delle altre strutture". Scelta motivata per Zeni anche dall'analisi degli invii nella prima parte del 2015. "Infatti, nonostante la riduzione introdotta non si era evidentemente tenuto monitorato il fabbisogno e il numero dei pazienti che i medici hanno inviato all'Eremo, per cui al 31 agosto 2015 risultavano 4.258.503 euro con una proiezione sull'anno di 6.387 contro un budget di 5 milioni e 800 mila euro. Il che significa che già nel corso di questo mese di novembre non si sarebbe più potuto inviare nessun paziente trentino nella struttura, con un evidente non accettabile conseguenza negativa sui pazienti. Con la delibera adottata in ottobre si è quindi in parte sananato questa possibile criticità anche se non con la completa copertura. Zeni ha infine precisato che gli uffici dell'assessorato stanno raccogliendo i dati di attività delle strutture private fino al 31 ottobre 2015 in modo da effettuare valutazioni e proiezioni il più possibile attendibili su base annua, i cui esiti verranno sottoposti al Tavolo di confronto previsto sia dalla mozione 94 che dall'Intesa firmata il 12 dicembre 2014. "Avrò cura di convocare il tavolo – ha aggiuno l'assessore – prima dell'approvazione delle risorse per il finanziamento del servizio sanitario provinciale per il 2016 e in tempo utile per l'eventuale ridefinizione dei budget.

La replica. Borgonovo Re ha ribadito che il metodo di lavoro che era stato adottato in questa circostanza "era garantito da un unico tavolo in cui analizzare l'impatto ed eventualmente adeguare e migliorare la situazione". La consigliera si è quindi dichiarata "parzialmente soddisfatta" della risposta dell'assessore, e si è riservata di esaminare i dati che emergeranno dalle proiezioni.