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<title>News Consiglio PAT - In commissione</title>
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<description>Visualizza gli ultimi articoli del Giornale online del Consiglio della Provincia autonoma di Trento</description>
<pubDate>Tue, 16 giu 2026 04:09:21.2180193 +0100</pubDate>
<ttl>60</ttl><language>it</language>
<copyright>Tutto questo materiale e' coperto da copyright. Chiedere l'autorizzazione a Consiglio.Provincia.tn.it per qualunque tipo di utilizzo</copyright>
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<title><![CDATA[Consiglio provinciale: l'ordine del giorno della seduta di aprile, tra sanità, scuola e UE]]></title>
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<pubDate>Wed, 1 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​Il Consiglio provinciale di Trento si riunirà martedì 14, mercoledì 15 e giovedì 16 aprile e stamane la Conferenza dei capigruppo, riunita dal presidente <strong>Claudio Soini</strong>, ha concordato l'ordine del giorno. Dopo il question time e tre designazioni (Corte dei Conti di Trento, Museo storico di Trentino e Interbrennero spa), si voterà la proposta di risoluzione della VI Commissione consiliare relativa al programma 2026 della Commissione Europea.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Al punto 6 si tratterà il testo unificato dei ddl 44 di Cia e 65 di Zanella, che convergono sul tema della formazione per infermieri e operatori socio-sanitari. Al punto 7 invece il disegno di legge d'iniziativa popolare 41/XVII, proponente Michela Lupi, che propone di abolire l'apertura delle scuole d'infanzia a luglio (il testo ha ricevuto parere contrario il 29 ottobre scorso in Prima Commissione permanente).&#160;<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Se resterà tempo, l'aula si occuperà infine di proposte di mozione dei consiglieri.<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Riguardo alla calendarizzazione dei due ddl <strong>Degasperi </strong>e <strong>Gerosa</strong> sulle carenze formative a scuola, l'assessore <strong>Mario Tonina </strong>ha spiegato che l'assessora all'istruzione sta completando l'approfondimento del tema con gli stakeholder. La prospettiva dovrebbe essere quella di un esame dei due disegni di legge nella tornata d'aula del 5-6-7 maggio.&#160;<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Si è parlato poi di alcune modifiche tecniche ai regolamenti consiliari e <strong>Paola Demagri</strong> ha richiamato anche l'opportunità che durante le sedute di Commissione con collegamenti da remoto, i consiglieri tengano e debbano tenere la telecamera accesa. Il presidente <strong>Soini</strong> ha chiarito che già ora il tema è regolamentato e affidato ai presidenti degli organismi.<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il presidente <strong>Claudio Soini</strong> - ieri a Milano per la presentazione del Festival dell'Economia di Trento - ha infine comunicato ai capigruppo che l'ente consiliare torna dopo dieci anni a organizzare un panel dentro il ricchissimo programma della manifestazione di primavera. Si tratterà di un confronto dal titolo &quot;Oltre l'astensionismo&#58; la speranza dei giovani alla prova della democrazia&quot;, previsto il 20 maggio alle ore 10 in sala Depero, anche con il coinvolgimento di scuole trentine.&#160;<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Torna anche il Consiglio al Festival dell'Economia di Trento: dopo dieci anni organizzerà un panel dedicato a giovani e democrazia]]></intro>
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</item>
<item>
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<title><![CDATA[ “Serve una risposta strutturale alla violenza di genere” ]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183904</link>
<pubDate>Thu, 2 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​​​​​​​​
E’
stata presentata dalle proponenti, nel corso di una <strong>audizione
pubblica</strong>
in Consiglio
provinciale a Trento, la<strong>
proposta di legge di iniziativa popolare </strong>che punta a introdurre in
modo strutturale l’educazione alla parità e al rispetto delle
differenze di genere nelle scuole. Il <a href="/attivita/atti-politici/Pages/atto.aspx?uid=3008268">disegno
di legge n. 76</a>, presentato il 12 gennaio 2026, interviene sulla
normativa provinciale del 2006 per rafforzare il ruolo del sistema
educativo nella prevenzione di violenze e discriminazioni.
L’audizione
pubblica è stata presieduta dalla
vicepresidente del Consiglio provinciale, <strong>Mariachiara
Franzoia</strong>,
che
ha
dato il benvenuto alle proponenti, ricordando che questo
momento è
previsto
dalla
19bis legge 3/2003. “Laddove
la politica non riesce a trovare strade per trovare soluzioni, i
cittadini possono utilizzare questo strumento, il disegno di legge di

– 8500 firme, di
cui 7746 autenticate, sono
un bel segnale di democrazia. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Presente
la presidente della Commissione Pari Opportunità<strong> Marilena
Guerra</strong>
e
il consigliere di parità,
<strong>Michele Borzaga</strong>
.
insieme
ai
consiglieri <strong>Michele&#160;Malfer</strong> (campobase),
<strong>Francesca
Parolari</strong>
(Pd
del Trentino),
<strong>Paolo Zanella</strong>
(Pd
del Trentino) mentre da remoto ha seguito
<strong>Michela Calzà</strong>
(Pd
del Trentino).</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">È
stata <strong>Paola
Morini</strong>,
rappresentante di Ovid – Osservatorio interreligioso sulle violenze
contro le donne, ad aprire la discussione, ringraziando le oltre
quaranta associazioni che hanno contribuito alla sua elaborazione e
le 8500 persone che hanno sottoscritto il documento.
Nel suo intervento, Morini ha sottolineato l’urgenza di un
aggiornamento della normativa scolastica, richiamando dati
preoccupanti sull’aumento dei fenomeni di violenza tra i giovani&#58;
lesioni personali raddoppiate, risse triplicate, maggiore diffusione
di armi, cyberbullismo e manifestazioni d’odio. Un quadro che,
secondo la relatrice, evidenzia come molti adolescenti siano oggi
fragili sul piano emotivo e relazionale, esposti a contesti familiari
e sociali sempre più conflittuali e a un futuro percepito come
incerto. A confermare la gravità della situazione, Morini ha citato
anche dati culturali&#58; “un adolescente su cinque considera normale
uno schiaffo in un contesto di gelosia”. Un segnale, ha spiegato,
della necessità di intervenire sul piano educativo, anche alla luce
dell’impatto dei social media, rispetto ai quali famiglie ed
educatori spesso non dispongono di strumenti adeguati. Pur
riconoscendo le numerose iniziative già avviate nelle scuole, Morini
ne ha evidenziato i limiti, legati soprattutto alla volontà dei
singoli istituti e docenti. Da qui l’obiettivo del disegno di
legge&#58; rendere strutturali e curricolari i percorsi di educazione
alle relazioni, articolati per età e fondati su strategie
differenziate. “Insegnare relazione, interazione e confronto tra
idee è fondamentale per lo sviluppo educativo”, ha affermato,
ribadendo il ruolo centrale della scuola nel promuovere modelli
culturali basati sul rispetto. Un elemento chiave della proposta
riguarda la formazione di tutti i soggetti coinvolti nel processo
educativo. Il testo prevede infatti percorsi specifici per personale
docente e non docente, oltre a momenti di informazione e
coinvolgimento rivolti alle famiglie, con l’obiettivo di costruire
un’azione educativa condivisa e coerente.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Marta Anderle</strong>
(Coordinamento donne Anpi) ha parlato di una situazione
intollerabile&#58; “Intollerabile il numero dei femminicidi, degli
abusi, del disprezzo nei confronti delle donne”. Ha parlato degli
stereotipi che vanno a colpire le menti dei giovani. Ha ricordato
quanto i luoghi comuni siano parte della società e come si debba
lavorare per superarli. “Riconosciamo che l’impegno in questa
direzione esiste, ma non è ancora sufficiente”. Interventi
sporadici, che mancano di organicità e sistematicità, in quanto non
si integrano nel programma curricolare nelle scuole”. “Consideriamo
la legge 5/2006 un buon contenitore”, ricordando come venga
richiamata l’uguaglianza più volte, ma ha detto che devono essere
rimossi gli ostacoli. Ha ricordato come nella raccolta firme si siano
avvicinate molte coppie con giovani figli e molti insegnanti. “LA
maggior parte del sostegno lo abbiamo riscontrato nelle valli. La
necessità di un intervento sistemico contro la violenza nei
confronti delle donne si è manifestata in modo trasversale, ha
detto. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Maria Giovanna Franch</strong>,
rappresentante del mondo della scuola, è entrata più tecnicamente
nella legge. “Il fatto che le questioni di genere, che lo vogliamo
o no, ci accompagnano fin dalla nascita nella definizione della
nostra identità. Chi lavora nella scuola, anche senza saperlo,
spesso porta messaggi stereotipati di genere. Noi portiamo
costantemente una nostra individualità. Dobbiamo cominciare dalla
scuola dell’infanzia. Fin dai cinque anni, i bambini e le bambine
si pensano attraverso il genere e si proiettano verso il mondo
esterno. “Attraverso lo sguardo educativo l’insegnante della
scuola dell’infanzia riconosce nei giochi momenti di crescita, che
permettono di riconoscere l’altro come diverso da sé”. Dal 2018,
anno in cui sono stati sospesi i percorsi all’educazione di genere
all’interno delle scuole sono passati quasi 10 anni. Era un
percorso riconosciuto a livello internazionale, ha ricordato, e in
questo tempo il mondo è cambiato molto e sono aumentati i fenomeni
di bullismo e di violenza. “L’urgenza è rimettere al centro
dell’agenda politica l’educazione di genere e tornare a investire
in modo strutturale nella prevenzione”. Ha quindi ripercorso il
testo del disegno di legge&#58; “il nostro disegno di legge vuole
partire da una comunità scolastica che sente il bisogno di formarsi,
restituendo però un protagonismo alle persone bambine e adolescenti
che abitano la scuola, creando uno spazio di convivenza, di
dialettica generativa e non conflittuale”. Ha ricordato
l’importanza di formare gli insegnanti e di costituire un Comitato
scientifico in grado di elaborare insieme agli insegnanti linee guida
adatte a diversi contesti, in un lavoro di coprogettazione. “Questo
disegno di legge allinea la nostra legislazione ai modelli europei”,
ha ricordato. “L’educazione affettiva e quella sessuale non può
essere uno spazio conteso tra le diverse parti, ma un diritto”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Paola
Paolazzi</strong> (Coordinamento
donne ETS- centro antiviolenza) ha
portato lo spaccato dell’Osservatorio quotidiano dei centri
antiviolenza di Trento e Rovereto, che nel 2024 hanno registrato
oltre 500 accessi, confermando come la violenza si sviluppi
soprattutto in ambito domestico e sia radicata in stereotipi e
squilibri di potere. La
proposta, ha spiegato,
si inserisce nel quadro delle normative internazionali ed europee,
come la Convenzione di Istanbul e la CEDAW, che riconoscono nella
scuola un attore centrale nella prevenzione, chiamato a promuovere il
rispetto, il consenso e la decostruzione dei modelli culturali
discriminatori. Anche le direttive europee più recenti rafforzano
l’obbligo per gli Stati di investire nella formazione e nella
prevenzione. Il testo prevede interventi educativi continui e
obbligatori rivolti a studenti, docenti e famiglie, con un approccio
integrato che coinvolga anche i servizi sociali e il sistema
educativo nel suo complesso. L’obiettivo è intervenire sulle cause
profonde della violenza, agendo sulla cultura e sulle relazioni fin
dalle giovani generazioni. “L’importanza di sancire
l’obbligatorietà di questi interventi normativi risulta per noi
evidente dall’esperienza dei Centri Antiviolenza sul territorio da
cui si evince che la maggior parte delle donne sono maggiormente
esposte alla violenza nelle relazioni affettive. È fondamentale
arrivare anche a quei soggetti che non si rivolgono ai servizi e fare
prevenzione primaria, agendo sulla consapevolezza, sulla
responsabilità e sul rispetto reciproco”. Anche
per il Coordinamento donne ETS- CA, solo
un’educazione sistematica e strutturata può rappresentare uno
strumento efficace di prevenzione primaria, trasformando la scuola in
un presidio fondamentale per contrastare la violenza di genere”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Sandra
Dorigotti</strong> (ALFID,
Associazione Laica Famiglie in Difficoltà) ha commentato la
positività della proposta oggetto di audizione partendo dalla
propria esperienza personale. In primis ha riferito dell’attività
di insegnante, in particolare quella svolta molti anni fa presso un
istituto professionale con classi connotate interamente al maschile.
Ha richiamato i percorsi rigidamente stereotipati rispetto alle
competenze sui quali solo recentemente ci sono dei progressi. Altro
impegno, che ha segnato il suo vissuto, quello presso Alfid&#58;
un’esperienza che evidenzia la complessità e la ricchezza delle
relazioni familiari, oltre che la potenza delle trasformazioni che
nelle stesse può essere agìta. Una riflessione in questo contesto
riguarda le disparità e le sue pesanti implicazioni a livello
sociale e culturale. I rapporti stanno cambiando fortemente, ma
ciascuno è obbligato a farsi portatore nei diversi ruoli del proprio
agire sociale. Per questo, la proposta di rendere sistematica
l’educazione di genere ha un particolare valore. Un’educazione
che si deve costruire a partire dalla scuola perché è il luogo di
eccellenza in cui le persone crescono e si formano e nel quale gli
alunni incontrano persone di tutti i tipi. Un’educazione che deve
cominciare dal linguaggio, che costruisce di fatto la realtà e la
comunità perché le rappresenta. In questo contesto, concludendo
l’intervento Dorigotti ha richiamato una recente ricerca su 3000
quattordicenni romani da cui risulta siano profondamente radicati gli
stereotipi di genere e l’orientamento al possesso nelle relazioni,
con dati sensibilmente peggiorati rispetto al rilevamento precedente.
   </p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">
<strong>Delia
Scalet
</strong>(Coordinamento donne ACLI) ha
ricordato l’impegno delle ACLI laddove vi siano discriminazioni.
“L’adolescente è colui che si sta nutrendo, rispetto all’adulto
che si dovrebbe essere già formato e si è nutrito”. 
“Noi
adulti dobbiamo essere testimoni coerenti e credibili”. “La
vergogna deve cambiare lato”, ha detto citando Giselle Pelicot&#58;
“La responsabilità della violenza deve ricadere sul colpevole e
non sulla vittima. Deve esserci un cambio di paradigma”. “Si
tratta di un paradosso emotivo che mi ha colpito”. Per la
rappresentante delle ACLI è importante che la cultura del rispetto
deve uscire anche dalla scuola, focalizzando il ruolo delle comunità
educanti. “La crescita armonica di un bambino non è responsabilità
esclusiva della famiglia e della scuola, ma anche della comunità in
cui cresce. Dobbiamo convincerci che educare non deve essere
considerato un fatto privato”. Ha
ricordato l’importanza di garantire il diritto dei bambini di
realizzare un proprio percorso di crescita e di poter sviluppare le
proprie potenzialità, ricordando che ogni bambino sviluppa la
propria autostima attraverso lo sguardo degli adulti. “E’ urgente
rafforzare reti educative territoriali capaci di educare al
rispetto”. “Dobbiamo educare ad abitare le diversità, a vederle
come opportunità e non motivo di scontro”. Anche lei ha insistito
sulla necessità di educare ad un linguaggio di genere rispettoso. Ha
ricordato l’importanza di creare connessioni all’esterno della
scuola. “Oggi, alla luce dei continui casi di violenza e
discriminazione, non è più possibile restare indifferenti,
sottovalutare la situazione o, peggio ancora, voltare lo sguardo
dall’altra parte”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Marcella
Orrù
</strong>(APS Ballerio) ha
concentrato il proprio intervento sul contributo della formazione
spirituale nell’educazione affettiva, sottolineando
come affettività e spiritualità siano profondamente connesse&#58;
entrambe contribuiscono a formare individui capaci di interrogarsi
sui propri valori, riconoscere le emozioni e agire in modo non
violento nei conflitti. Educare all’affettività significa quindi
insegnare a esprimere emozioni, sviluppare empatia e costruire
relazioni equilibrate. Particolare attenzione è dedicata al ruolo
della scuola, chiamata a promuovere lo sviluppo integrale della
persona. L’educazione affettiva viene indicata come leva per
migliorare anche il clima scolastico, creando ambienti più sereni e
inclusivi, capaci di favorire apprendimento e benessere. Orrù
ha insistito,
inoltre, sulla necessità di superare stereotipi e modelli
relazionali basati sul possesso, affermando il principio secondo cui
l’altro deve essere riconosciuto come persona libera e autonoma.
Centrale è anche l’educazione al rispetto, alla responsabilità e
alla reciprocità nelle relazioni. In conclusione, ha
evidenziato
come scuola e comunità educante debbano collaborare per formare
cittadini consapevoli, in grado di costruire una società più
giusta. L’educazione affettiva viene così proposta come strumento
chiave per affrontare in modo strutturale fenomeni di violenza e
discriminazione, intervenendo sulle loro radici culturali.  “L’altro
deve essere visto come persona libera e autonoma”.  Educazione
affettiva e formazione spirituale sono parte dello stesso percorso,
che forma persone consapevoli e responsabili. La scuola diventa uno
spazio dove ragazze e ragazzi imparano a costruire la pace, formando
giovani capaci di costruire un società più giusta, attraverso
l’educazione all’empatia, al rispetto, alla responsabilità”. 
</p><h4>Il dibattito</h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Martina
Persenico</strong>,
praticante avvocata, ha posto un quesito, sottolineando l’importanza
di introdurre l’educazione sessoaffettivo nelle scuole. “In varie
materie si lascerebbe far trasparire il punto di vista degli uomini”,
ha detto. Ha ricordato come nell’arte, nella letteratura, la donna
sia spesso musa ispiratrice, come oggetto. Ha chiesto se non sia
opportuno nelle scuole spiegare il corpo femminile, le peculiarità
del corpo delle donne. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Paola
Mori</strong><strong>ni</strong> ha
replicato, apprezzando l’intervento, ricordando come nel disegno di
leggo proposto vi è il suggerimento riguardante l’adozione di
libri di testo con una visione non stereotipata del mondo. “Purtroppo
gli uomini hanno costruito la cultura in cui viviamo, cancellando le
donne ed escludendole dai percorsi che avrebbero potuto farle
progredire”. E’ un tema che abbiamo cercato di introdurre, ma che
sicuramente sarà sviluppato all’interno del Comitato scientifico.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Marta
Anderle
</strong> i corpi delle donne e la sessualità femmijnile sono
ancora messi
in disparte e un tabù. “I modelli che vengono proposti oggi sono
basati solo sulla anatomia maschile. Ad esempio non si parla mai di
clitoride”</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Maria
Giovanna Franch</strong> ha
ribadito il richiamo alla corporeità&#58; “Anche l’educazione
sessuale, da questo punto di vista è
contenuta in questo disegno di legge ed è fondamentale.
La nostra proposta è femminista e do a questa parola tutta la
positività che porta”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Delia
Scalet</strong>
ha detto che spetta anche alle donne
ricordare l’importanza delle donne nella storia e nella cultura.
“Spetta anche a noi donne raccontare quello che non è mai stato
raccontato”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Paola
Paolazzi</strong> ha
ricordato come sia il Comitato scientifico a dover entrare nel merito
per far sì che le enunciazioni internazionali trovino poi
applicazione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La
consigliera<strong> Francesca
Parolari</strong>
(Pd del Trentino) ha ringraziato per gli spunti arrivati&#58; “Questo
non è un mero disegno di legge che vuole portare formazione nella
scuola, riconoscendo nella scuola uno degli anelli della comunità
educante, ma porta la necessità di una rivoluzione all’interno
della società, nella modalità di approccio. Ha
parlato del percorso che il disegno di legge farà in consiglio,
evidenziando come non sarà facile poiché vi sarà chi dirà che si
fa già educazione nelle scuole e ha chiesto alle proponenti cosa
temano, che aspettative si diano, quali problemi si aspettano di
incontrare e cosa vorrebbero rimanesse qualora non si andasse nella
direzione auspicata. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Paolo
Zanella</strong>
(Pd del Trentino) ha parlato di una proposta fresca&#58; “Io credo che
vi siano tre nuclei fondamentali all’interno di questo disegno di
legge che vanno argomentati. Il primo è quello di chi opporrà il
ruolo primario della famiglia”, ha detto parlando di una sbagliata
interpretazione dell’art. 30 della Costituzione. Altra
questione è la precocità dell’inizio, ovvero che i cicli
educativi partano precocemente, in modo adeguato all’età. Terzo
punto, contrastare l’asimmetria tra uomini e donne lavorando sulla
consapevolezza, rispetto a chi pensa che invece che rendere
consapevoli si voglia indottrinare. “La scuola non indottrina, ma
insegna, educa, libera”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">In
risposta<strong> Marta
Anderle</strong> ha
spiegato che ciò che viene più temuto è la banalizzazione, è il
dire “si fa già troppo”. Gli stereotipi ci sono in maniera viva
e continua, ma anche su questo c’è una sottovalutazione. Non c’è
la preoccupazione profonda che abbiamo noi rispetto ai messaggi che
arrivano alle ragazze e ai ragazzi. L’altro timore è che non vi
sia consapevolezza sulla gravità della situazione. Altro problema è
che vi sia la volontà di manipolare la proposta. Sull’insistere
sul rapporto e consenso della famiglia, ha ricordato che già nella
legge 5/2006 era contenuto il riferimento al fatto che la scuola può
intervenire laddove la famiglia non rispetta il mandato educativo.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Maria
Giovanna Franch</strong>
ha
detto che uno stravolgimento della proposta non è fattibile, non
è possibile che venga richiesto il consenso a una famiglia
maltrattante rispetto al consenso dei genitori. La scuola non si
mette in contrapposizione, comunque la scuola da un servizio
fondamentale e non può abdicare al suo ruolo, garantendo un diritto
a tutte e a tutti. La scuola non indottrina, ma fa il suo lavoro e
deve dare una eduzione. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Paola
Paolazzi </strong>ha
ricordato che quando le famiglie sono disfunzionali, è importante
che possa intervenire qualcuno per colmare i vuoti, senza escludere
il ruolo che le famiglie devono avere. Sul “cosa temiamo” ha
detto di avvertire il timore di una difficoltà che ci sarà nella
perdita di prerogative. “E’ quello che abbiamo visto con il ddl
Bongiorno, con tutta una serie di preoccupazioni dal punto di vista
maschile, della perdita di prerogative”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Per
<strong>Marcella
Orrù</strong>,
gli strumenti che ci sono ma non sono sufficienti. La nostra proposta
vuole integrare quelli che già
sono
in
essere
o sostituire quelli che non funzionano”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br>

</p><h4>Il
disegno di legge in sintesi</h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Alla base del provvedimento c’è
la convinzione che fenomeni sempre più diffusi – dai femminicidi
ai discorsi d’odio, spesso amplificati dai social media –
richiedano una risposta culturale profonda, da costruire fin dall’età
scolastica. L’obiettivo è fornire a studenti e studentesse
strumenti critici per riconoscere stereotipi e dinamiche relazionali
tossiche, promuovendo modelli fondati sul rispetto e sulla parità. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il cuore della riforma è
l’intro​​​​duzione dell’educazione relazionale nei programmi
scolastici di tutti gli ordini e gradi. L’insegnamento, pensato in
chiave interdisciplinare, affronterà temi come l’affettività, la
sessualità, la gestione delle emozioni, la prevenzione della
violenza e il contrasto ai linguaggi d’odio. I contenuti saranno
adattati all’età e al grado di maturità degli studenti, nel
rispetto del pluralismo culturale. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Accanto alle attività in classe,
la proposta prevede un investimento significativo nella formazione
degli adulti&#58; docenti, personale scolastico e famiglie saranno
coinvolti in percorsi specifici, con l’obiettivo di creare un
ambiente educativo coerente e consapevole. Le scuole dovranno inoltre
dotarsi di un piano dedicato, che includa attività curricolari ed
extracurricolari, laboratori interdisciplinari e criteri per
l’adozione di materiali didattici privi di contenuti
discriminatori. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Per garantire l’attuazione della
riforma, la Provincia istituirà un comitato scientifico con funzioni
di indirizzo e monitoraggio, composto da rappresentanti del mondo
accademico e delle istituzioni impegnate sul fronte delle pari
opportunità. Entro quattro mesi dall’entrata in vigore della
legge, la Giunta provinciale dovrà approvare le linee guida
operative. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">È previsto anche un fondo
dedicato, con una dotazione di 100 mila euro all’anno per il
triennio 2026-2028, destinato a sostenere le scuole nell’attuazione
delle nuove misure. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Nel complesso, la proposta si
inserisce in un quadro normativo più ampio, che include principi
costituzionali e impegni internazionali come la Convenzione di
Istanbul, e individua nella scuola uno degli strumenti principali per
promuovere un cambiamento culturale di lungo periodo. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong class="ms-rteThemeForeColor-9-0">In allegato</strong>&#58; le relazioni integrali, foto e link alla ripresa video dell'audizione.<br><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Audizione pubblica sul disegno di legge di iniziativa popolare con oltre 8.500 firme: al centro educazione relazionale, prevenzione e ruolo della scuola contro stereotipi e discriminazioni ]]></intro>
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<title><![CDATA[Contributi ai Comuni sulle barriere architettoniche e zone di decompressione sensoriale]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183907</link>
<pubDate>Thu, 9 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align&#58;justify;"></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La III Commissione permanente, presieduta da <strong>Vanessa Masè</strong>, stamane ha dato parere favorevole unanime alla prossima delibera con cui la Giunta provinciale interverrà in tema di eliminazione delle barriere architettoniche. Il provvedimento – illustrato dall’assessore <strong>Mario Tonina</strong> - introduce nuovi contributi ai Comuni, fino all’80% della spesa ammessa, per la rimozione delle barriere di comunicazione (quindi integrazione della segnaletica urbana) e per l’allestimento di zone di decompressione sensoriale. Queste ultime sono molto utili in aree giochi e parchi pubblici per favorire il benessere sensoriale dei bambini con autismo o altre disabilità cognitive e sensoriali.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La delibera attua la legge finanziaria Pat approvata in dicembre, in cui la consigliera <strong>Eleonora Angeli</strong> era riuscita a far inserire uno stanziamento ad hoc proprio per la comunicazione alternativa aumentativa e per aree giochi per la decompressione sensoriale.<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La delibera ha già ottenuto<strong> parere favorevole del C.a.l.</strong> (Comuni). La previsione è che le domande vengano aperte nei mesi di maggio e giugno prossimi. 400 mila euro l’anno lo stanziamento previsto.<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La delibera è stata elogiata da <strong>Roberto Stanchina</strong>, proponendo un’osservazione accompagnatoria (accolta dalla Commissione) per incentivare i Comuni ad adottare il proprio piano di rimozione delle barriere architettoniche (oggi sono solo 13 in Trentino quelli già dotati di un P.e.b.a., che sarebbe obbligatorio pena commissariamento dell’ente locale). Altro auspicio&#58; semplificare la procedura burocratica nei casi di donazioni di privati per realizzare spazi dedicati ai disabili dentro i parchi pubblici.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Plauso convinto da <strong>Lucia Coppola</strong>, poi anche<strong> Michela Calzà </strong>ha apprezzato che si lavori per attuare obiettivi che le normative additano da molti anni, raccomandando di stare vicini ai Comuni nelle fasi attuative (<strong>Tonina</strong> ha risposto che in questo ha un ruolo soprattutto il C.a.l.). Anche <strong>Antonella Brunet </strong>ha sottolineato l’importanza che i Comuni adottino i Peba.&#160; <strong>Daniele Biada</strong> ha ricordato però che i piccoli Comuni sono sovraccarichi di incombenze programmatorie e che invece di burocratizzare occorre favorire la concreta messa in opera nei tempi più brevi.&#160;</p><h4>Comitato Pro Laghi Serraia e Piazze&#58; ammetteteci al Tavolo Tecnico<br></h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La III Commissione – su stimolo del consigliere<strong> Filippo Degasperi</strong> -&#160; ha poi ripreso un tema all’attenzione da alcuni anni del Consiglio provinciale di Trento&#58; la tutela ambientale dei laghi Serraia e Piazze sull'Altopiano di Piné. Come già nel 2022, è stato audito il comitato che segue da vicino questo tema, presenti oggi il presidente<strong> Claudio Ioriatti</strong> e l’ex presidente <strong>Fulvio Mattivi</strong>. La Commissione era interessata a un aggiornamento dello stato di salute delle acque dei due bacini, che hanno subito una perdita di naturalità delle sponde , un impoverimento biologico e atrofizzazioni. Si è ricordato che fin dal 2023 la Provincia ha stanziato importanti risorse per intervenire. Il comitato laghi – sostenuto anche dalle amministrazioni comunali di Piné e di Bedollo, aveva proposto alla Pat un progetto di fitodepurazione e indicato esempi virtuosi e di successo realizzati negli Stati Uniti ma anche in Trentino, con il lagunaggio alla Rupe di Mezzolombardo.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Ci sono aspetti che stanno procedendo&#58; la riqualificazione del sistema fognario a monte del lago, la riallocazione delle serre di piccoli frutti e il rifacimento dell’incile al fine di garantire il deflusso minimo vitale e lo sfioro superficiale delle acque del lago verso il Silla. Ci si prefigge di ridurre il carico esterno e di garantire un minimo di naturalità al deflusso dal lago verso il suo emissario.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Sulla realizzazione invece di due fitoparchi, che avrebbero il compito di ridurre gradualmente il carico di nutrienti, ha espresso parere negativo l’agenzia Pat APPA, sulla base di una relazione redatta nel 2023 da Unitn. In alternativa, APPA suggerisce la rinaturalizzazione dei diversi affluenti del lago, intervento che, ad avviso del comitato laghi, potrebbe essere già immediatamente realizzato sul principale immissario e maggiore conferitore di nutrienti, il Fos Grant, direttamente ad opera dei servizi provinciali.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Si è parlato del forte afflusso di fosfati nei laghi, un carico che non sta diminuendo e che continua a sedimentarsi nei fondali con il rischio di disciogliersi e inquinare. L’acqua è eutrofizzata, si sviluppano cianobatteri. L’ossigenatore installato non è in grado di risolvere il problema, anche se qualche segnale positivo si registra negli ultimi due anni.&#160;&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il Comitato oggi ha chiesto che si monitori l'efficienza degli interventi fin qui realizzati, compreso l'ossigenatore delle acque. Ha poi&#160;ribadito – alla luce della convenzione europea di Aarhus - la sua richiesta di poter far parte integrante del tavolo tecnico istituito nel 2020 dalla Provincia, almeno come invitato permanente e/o uditore. A fine marzo il Consiglio provinciale ha respinto 15 a 14 una mozione Degasperi che invitava la Giunta ad aprire proprio a questa partecipazione. La presidente <strong>Vanessa Masè</strong> oggi ha concluso i lavori assicurando che rimetterà all’ordine del giorno il tema. <strong>F</strong><strong>ilippo Degasperi</strong> ha osservato che è l’assessora <strong>Giulia Zanotelli </strong>(non presente in Commissione) che dovrebbe spiegare le ragioni del diniego.<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">[​In foto&#58;&#160;<em>Ioriatti, Mattivi e il consigliere Degasperi che ha promosso l'audizione di oggi]</em>​<br></p>]]></description>
<intro><![CDATA[Si è riunita stamane la III Commissione, presieduta da Vanessa Masè]]></intro>
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<title><![CDATA[Quarta Commissione: sul tavolo welfare, sanità e diritti]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183908</link>
<pubDate>Thu, 9 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo"><em>Pomeriggio di lavori articolato per la quarta Commissione permanente, presieduta da <strong>Maria Bosin</strong>, chiamata a esaminare un ordine del giorno denso di temi concreti. Al centro del confronto le modifiche alla disciplina dell’assegno unico provinciale, con l’obiettivo di rafforzarne il legame con l’inserimento lavorativo; la definizione delle audizioni sulla petizione relativa alla localizzazione della nuova RSA nel comune di Vallarsa; e l’avvio dell’esame di iniziative legislative in materia di celiachia, tra aggiornamento delle tutele e semplificazione delle procedure per i pazienti.&#160;​</em></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Assegno unico provinciale&#58; obiettivo inserimento nel lavoro</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Ad illustrare i provvedimenti preadottati dalla Giunta nei giorni scorsi sull’assegno unico è intervenuto l’assessore <strong>Achille Spinelli </strong>che ha chiarito che le delibere prevedono da un lato la modifica del regolamento vigente, dall’altro la nuova disciplina attuativa della quota A, con l’individuazione anche del periodo di applicazione. I due provvedimenti sono distinti e, mentre uno può procedere, l’altro è ancora in attesa del parere del CAL, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Il senso complessivo della riforma è chiaro&#58; intervenire in modo più organico sull’assegno unico provinciale, in particolare sulla quota A. Oggi questa misura funziona come sostegno al reddito per le persone in difficoltà economica, ma presenta un limite evidente&#58; non riesce a favorire in modo efficace l’attivazione lavorativa. Per questo l’obiettivo della revisione è rafforzare il legame tra contributo economico e inserimento nel lavoro, trasformando lo strumento da mera integrazione assistenziale a leva più concreta di attivazione. A questo scopo si introduce un approccio più strutturato, con una presa in carico multidisciplinare che valuta i singoli componenti del nucleo familiare, distinguendo tra chi è attivabile e chi invece è escluso per condizioni oggettive come età, disabilità o fragilità certificata. Per chi può lavorare, il sostegno viene legato a un percorso di accompagnamento e monitoraggio. Dal secondo anno scatta infatti un meccanismo progressivo&#58; se non c’è un minimo di attività lavorativa, il contributo si riduce fino a dimezzarsi. La logica è rendere l’assegno unico meno assistenziale e più orientato all’inserimento nel lavoro.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Paolo Zanella</strong> (PD) si è espresso in maniera critica mettendo in discussione alcuni elementi della riforma. Ha rilevato una indicizzazione parziale dell’indicatore Icef che non tiene conto di un periodo strategico oggettivamente penalizzante dal punto di vista inflattivo per i richiedenti e ha chiesto di conoscere i dati sui quali è stato fatto il ragionamento che ha portato alla scrittura della riforma, per non rischiare di danneggiare potenziali utenti.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Chiara Maule</strong> (Campobase) ha evidenziato una criticità molto concreta&#58; le persone in povertà non scelgono di esserlo, ma spesso si trovano in condizioni oggettivamente difficili che rendono complicato darsi da fare, anche quando c’è la volontà. Non basta a suo avviso prevedere un meccanismo di attivazione&#58; serve considerare i tempi reali e le difficoltà concrete che queste persone affrontano ogni giorno, altrimenti il rischio è che i tempi e gli obiettivi fissati dalla misura siano troppo rigidi e difficili da rispettare, soprattutto senza un forte accompagnamento da parte dei servizi e della comunità.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Si è unita al collega nella richiesta dei dati la consigliera <strong>Francesca Parolari</strong> (PD) che ha richiamato soprattutto un’esigenza di metodo e di contesto&#58; prima di intervenire su strumenti così delicati, serve un’analisi chiara e aggiornata&#58; si stanno toccando misure che incidono su situazioni già molto delicate e quindi è fondamentale partire dai numeri per capire davvero la portata del fenomeno.&#160;<span style="font-family&#58;inherit;">Allo stesso tempo, ha riconosciuto che il sostegno non può essere solo assistenziale&#58; le persone vanno accompagnate verso l’autonomia. Ma questo deve avvenire con equilibrio, tenendo insieme due esigenze&#58; aiutare chi è in difficoltà e usare bene le risorse pubbliche, senza perdere di vista la realtà concreta delle famiglie.</span></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Stefania Segnana</strong> (Lega nord) ha apprezzato il lavoro svolto nella corrente legislatura per prendere in carico, accompagnare e attivare percorsi di adattamento e ricerca di opportunità di lavoro. Un percorso corretto anche nei confronti della comunità trentina&#58; chi è in difficoltà va aiutato e considerato in maniera speciale, ma chi è abile al lavoro deve essere indirizzato e inserito sulla strada dell’occupazione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Per la consigliera<strong> Eleonora Angeli</strong> (Misto) il lavoro svolto dalla Giunta a sostegno delle fragilità è importante. Servirebbero però delle audizioni e un monitoraggio stretto per capire quanto la burocrazia limiti strutturalmente certi percorsi.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Sul tema dell’adeguamento all’inflazione <strong>Spinelli</strong> ha chiarito che non si è intervenuti ulteriormente perché negli anni recenti erano già stati fatti aumenti mirati, soprattutto durante il Covid, per recuperare il potere d’acquisto delle famiglie più fragili. Ha rivendicato che, nel complesso, c’è già stato uno sforzo significativo sulla povertà, sottolineando anche che la Provincia spende più del doppio rispetto a realtà come Bolzano, quindi i confronti vanno fatti tenendo conto di contesti diversi. Negare questo, secondo lui, non corrisponde alla realtà. Rispondendo alla consigliera Maule ha precisato che l’intento non è punitivo per chi è povero, ma quello di attivare chi è in grado di lavorare, sopratutto in un momento in cui le risorse sono sempre meno e più selettive.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Paolo Zanella </strong>da un lato ha contestato l’idea che gli aumenti fatti in passato siano stati sufficienti&#58; erano interventi temporanei e non strutturali, quindi il problema del potere d’acquisto rimane. Inoltre, ha messo in dubbio anche il confronto con altre realtà come Bolzano perché, al di là della spesa complessiva, bisogna considerare l’insieme degli aiuti che incidono davvero sulla vita delle famiglie. Il punto centrale però è un altro&#58; il rischio è costruire una misura troppo rigida rispetto alla realtà. Zanella ha portato esempi concreti, soprattutto di donne con figli, lavori precari o part time obbligati, difficoltà di conciliazione e mancanza di servizi&#58; situazioni in cui non è semplice “attivarsi” secondo parametri standard. Per questo servirebbe un approccio più flessibile, basato su percorsi personalizzati, invece che su obiettivi uguali per tutti. E infine, ha sollevato anche un dubbio pratico importante&#58; senza un reale investimento nei centri per l’impiego e nelle politiche attive, con personale e risorse adeguate, il sistema rischia di non reggere e di restare sulla carta.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">La presidente dell’organismo <strong>Maria Bosin</strong>, ha argomentato che in assenza del parere del Cal ed essendo pervenuta una richiesta di audizione da parte dei sindacati, non sarebbe corretto esprimersi in questa fase. Forse nell’attesa si potrebbero recuperare anche i dati pretesi dal consigliere Zanella per potersi esprimere con cognizione di causa.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">L’assessore <strong>Spinelli </strong>ha chiesto di procedere almeno su una delle delibere, quella sul regolamento che definisce unicamente i requisiti di accesso&#58; si potrebbero così anticipare alcune misure urgenti, dal momento che il regolamento prevede una procedura molto lunga per l’attivazione. Il regolamento, è stato chiarito, serve soprattutto a mettere ordine al sistema per introdurre la nuova quota. Definisce i requisiti di accesso, aggiorna il nuovo indicatore di povertà (più ampio e legato anche all’inflazione degli ultimi anni) e introduce una novità importante&#58; l’incompatibilità con l’assegno nazionale. Inoltre, fissa l’impostazione di base&#58; distingue tra chi può essere attivato al lavoro e chi invece resta in un percorso assistenziale. Si è dunque votato ed è stato espresso il parere favorevole alla delibera sul regolamento con tre voti contrari. Sulla seconda delibera l’organismo si esprimerà dopo gli opportuni approfondimenti sull’analisi dei dati e a seguito di audizioni.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Petizione sulla RSA Vallarsa&#58; stabilite le audizioni</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">La Commissione ha poi fissato le audizioni per l’esame della petizione popolare 7, concernente &quot;Localizzazione della nuova residenza sanitaria assistenziale nel comune di Vallarsa&quot;. L’assessore<strong> Mario Tonina</strong> ha chiarito lo stato di avanzamento della nuova RSA&#58; il finanziamento è già stato approvato nella scorsa legislatura e l’intenzione resta quella di realizzarla nella località individuata. Tuttavia, c’è un nodo importante&#58; serve una strada di accesso, da realizzare insieme al Comune, cosa già nota fin dall’inizio&#58; senza la strada diventa difficile immaginare tempi rapidi per la realizzazione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Stefania Segnana </strong>è intervenuta per alcune precisazioni, ampliando il ragionamento al futuro dell’edificio attuale. Ha spiegato che si è lavorato per trovare una nuova destinazione alla vecchia RSA, ipotizzando funzioni utili al territorio, come centro civico, soluzioni abitative o spazi per anziani, soprattutto in un’area dove mancano servizi di questo tipo. Parallelamente resta il nodo dell’accesso&#58; la strada è un passaggio fondamentale, ma potrebbe essere affrontata anche attraverso percorsi e finanziamenti diversi, non necessariamente legati direttamente al progetto della RSA.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Celiachia&#58; sul tavolo due proposte</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Ultimo punto all’ordine del giorno, il consigliere <strong>Daniele Biada</strong> ha illustrato, introducendone di fatto l’esame presso la Commissione, il disegno di legge 74 che interviene in modifica della legge vigente in tema di celiachia. La proposta aggiorna la normativa per renderla più attuale e funzionale. L’obiettivo è rafforzare il sostegno alle persone celiache, migliorando sia gli aspetti economici sia quelli legati alla sicurezza alimentare e all’inclusione. Tra le novità principali c’è il cambio di definizione della celiachia, che passa da malattia rara a malattia cronica, in linea con la normativa nazionale. Viene poi rivisto il sistema di contributi&#58; si introduce maggiore flessibilità nell’erogazione (anche annuale) e un adeguamento agli aumenti dei prezzi dei prodotti senza glutine. Il punto centrale è però la semplificazione&#58; si punta a superare il sistema degli scontrini, oneroso e inefficiente, introducendo una tessera elettronica per gli acquisti. L’idea è rendere tutto più semplice sia per i cittadini sia per l’azienda sanitaria, evitando controlli complessi e problemi pratici. Resta l’attenzione a non limitare la libertà di acquisto (ad esempio evitando vincoli alle sole farmacie) e a garantire soluzioni flessibili anche per chi si trova temporaneamente all’estero.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Il consigliere <strong>Paolo Zanella</strong> è intervenuto a segnalare in sostanza che buona parte del disegno di legge di Biada risulta molto simile, se non copiata, da un suo precedente testo bocciato nella precedente legislatura. Ha detto chiaramente che alcuni articoli, soprattutto quelli più complessi sulla sicurezza alimentare, riprendono tout court contenuti da lui stesso scritti in passato. Nonostante questo, Zanella ha riconosciuto che il disegno di legge introduce alcuni elementi utili, come il tema della tessera e alcuni aggiustamenti tecnici. Al di là delle polemiche, resta a suo avviso importante lavorare sulla sicurezza alimentare e sulla formazione degli operatori, perché anche se le norme europee esistono già, il problema vero è farle applicare concretamente e semplificare la vita a chi deve rispettarle. Ha infine annunciato di aver ripresentato il testo (è in corso l’assegnazione alla Commissione per l’esame)&#58; se stavolta è cambiato l’approccio non posso che compiacermene, ha aggiunto, pur non negando una certa amarezza.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Dal momento che il tema è lo stesso, anche tenendo distinti i due disegni di legge, la presidente <strong>Maria Bosin</strong> ha proposto un approccio pratico&#58; abbinare almeno le audizioni alle due proposte di Biada e Zanella, per evitare duplicazioni e perdite di tempo. Si valuterà come procedere nella prossima seduta.​<br></p><p><br></p>]]></description>
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<title><![CDATA[Question time: sicurezza, sanità, cantieri e lavoro al centro del confronto]]></title>
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<pubDate>Tue, 14 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​​​La prima parte della mattina è stata dedicata alle interrogazioni a risposta orale immediata, lo spazio dedicato alle domande dei consiglieri su temi che vanno dalla sanità alle opere pubbliche, dal rincaro dei prezzi dovuti alla situazione internazionale, al personale dei call center di Dolomiti Energia.<br></p><h4>Kaswalder&#58; che fine ha fatto la mozione bipartisan sul call center di De?</h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">In apertura della prima seduta della sessione di aprile del Consiglio, Walter Kaswalder (Patt) è intervenuto sull’ordine dei lavori per chiedere che fine abbia fatto la mozione, firmata con Lucia Maestri del Pd e approvata dall’aula, con la quale si chiedeva a Dolomiti Energia di sospendere la gara per il call center. Dalla stampa – ha detto Kaswalder – si apprende che la gara è andata avanti nonostante la mozione con la quale si chiedevano garanzie per i 34 lavoratori. Sempre sull’ordine dei lavori e sullo stesso argomento Filippo Degasperi (Onda) ha affermato che ormai la gara è conclusa e il call center finirà a Molfetta. L’esponente di Onda ha puntato il dito sulla Provincia e sul presidente Fugatti che, ha detto, hanno avallato questa scelta della società di via Fersina. Un’ulteriore azione, ha continuato Degasperi, per comprimere i salari. Francesco Valduga (Campobase) ha ricordato che se si chiedessero in ogni apertura di seduta informazioni sulle tante mozioni rimaste sulla carta si dovrebbe continuamente stravolgere l’ordine del giorno. Ma ha anche ricordato che la minoranza si è impegnata a fondo su questa questione, addirittura con un’azione di supplenza della maggioranza, favorendo l’incontro tra sindacato e vertici di De. Infine, sempre sull’ordine dei lavori, Alessio Manica, capogruppo Pd, ha chiesto se il presidente Fugatti sarà in aula in questi giorni. Anche perché a Trento è accaduto un grave episodio di cronaca che ha destato allarme tra la popolazione e del quale il Consiglio dovrebbe interessarsi. Dopo aver ringraziato le forze dell’ordine, Manica ha ricordato che Fugatti non ha partecipato ieri alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza (è stato sostituito dal vice Spinelli) perché era al Vinitaly.&#160;​</p><div style="text-align&#58;justify;"><h4>Le interrogazioni a risposta orale immediata<br></h4><p></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Dalle imprese alle infrastrutture, dalla sanità all’agricoltura&#58; sono stati numerosi i temi affrontati nel question time di questa mattina in aula. Le interrogazioni hanno acceso il confronto su emergenze e nodi aperti del territorio, mettendo in evidenza ritardi, criticità e le prossime mosse della Giunta provinciale. Ecco tutte le interrogazioni a risposta orale immediata.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1656 Antonella Brunet (Lista Fugatti)&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Sistemi di allarme, quando</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>le imprese potranno fare domanda?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera della Lista Fugatti ha chiesto quando sarà possibile per le imprese presentare le domande di contributo per i sistemi anti intrusione e quali criteri determineranno l’ordine di accesso.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha chiarito che la Giunta è consapevole dell’emergenza e sta definendo i criteri per l’accesso ai contributi, che saranno formalizzati a breve con una delibera. Le spese per la sicurezza saranno riconosciute anche retroattivamente fino a 18 mesi. Le domande potranno essere presentate indicativamente da luglio, una volta attiva la piattaforma informatica dedicata. La gestione delle pratiche avverrà tramite l’Agenzia delle Entrate.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; La consigliera Brunet ha ringraziato l’assessore e ha ribadito di tenere molto a questo, che è un tema trasversale.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1658 Claudio Cia (Misto)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Quali sono le liste d’attesa</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>per le visite fisiatriche</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere del Gruppo Misto ha chiesto quale sia, alla data più aggiornata disponibile, la consistenza delle liste d’attesa per prime visite fisiatriche e trattamenti fisioterapici a Villa Rosa e nelle altre strutture pubbliche e accreditate della rete riabilitativa provinciale con l’indicazione dei relativi tempi di presa in carico.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">L’assessore Mario Tonina ha spiegato che, con riferimento alle prime visite fisiatriche, la domanda ha notevoli fluttuazioni mensili e non sempre risponde a fattori controllabili. Ha portato l’esempio di Villa Rosa. La situazione è oggetto di costante monitoraggio da Asuit, che sta monitorando la situazione per verificare la possibilità di mettere in campo ulteriori iniziative.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Nella replica, il consigliere Claudio Cia (Misto – FI) ha detto che i dati non riportano la realtà e ha criticato l’assenza di informazioni riguardo alle altre strutture provinciali&#58; “Non ha dato un quadro reale della situazione. E’ possibile che l’ASUIT con i miliardi di euro che spendiamo non sia in grado di creare una piattaforma per dare risposte ai cittadini?”. “Investite nelle persone che vanno a fare riabilitazione e nelle visite fisiatriche”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1659 Vanessà Masè (La Civica)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Come si intende agire&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>per i Centri disturbi cognitivi?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera della Civica ha chiesto quali azioni, anche in via preventiva, intenda adottare la Giunta per accompagnare l’evoluzione dei Centri per i disturbi cognitivi e demenze e assicurare che i pazienti possano beneficiare tempestivamente delle nuove terapie per l’Alzheimer a partire dal 2027.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Mario Tonina ha chiarito che il piano provinciale Demenze prevede un potenziamento della diagnosi precoce e dell’organizzazione dei servizi, anche in vista di nuovi farmaci per l’Alzheimer autorizzati a livello europeo. Questo comporterà un aumento delle richieste e la necessità di rafforzare i centri diagnostici, migliorare le liste d’attesa e l’offerta di visite. Ad oggi però in Italia questi farmaci non sono ancora disponibili nel Servizio sanitario nazionale&#58; l’Agenzia Italiana del Farmaco sta valutando la rimborsabilità. Il piano terapeutico, già approvato nel marzo 2026, sarà aggiornato quando i farmaci saranno autorizzati e verranno individuati i centri prescrittori.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; La consigliera Masè&#160; ha detto di aver sollevato il tema perché il tempo per la diagnosi è lungo, mentre quando i farmaci saranno disponibili si parla di somministrazione entro 18 mesi dall’insorgenza dei sintomi. L’approccio della Giunta mi sembra attuale, ma pur nella complessità del tema, ha aggiunto, è importante pensare come investire e reclutare il personale per farci trovare pronti.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong></strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1660 Francesca Parolari (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Stazione di Calliano, a che&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>punto siamo col secondo lotto?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera del Pd ha chiesto quale sia lo stato dell’arte della progettazione del secondo lotto della stazione ferroviaria di Calliano e quali siano le tempistiche certe previste per l’affidamento, l’avvio e la conclusione dei lavori.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; l’assessore Gottardi ha spiegato che con la sottoscrizione della Convenzione PAT-RFI del 28/02/2020 è stata prevista la riapertura della fermata ferroviaria di Calliano mediante un approccio progettuale complessivo ed integrato di interventi, attuabile in due distinte fasi funzionali. La Fase 1 prevedeva la riattivazione della fermata di Calliano sulla linea ferroviaria Verona- Brennero (realizzazione marciapiedi, pensiline, sottopasso, ascensori). La Fase 2 vede la riqualificazione del Fabbricato Viaggiatori (atrio, spazi di attesa, servizi igienici). b) Miglioramento del sistema complessivo di accessibilità alla stazione, mediante il ridisegno degli spazi, la riorganizzazione delle aree di sosta, una revisione complessiva dei percorsi pedonali c) Riconnessione della città alla stazione, migliorando livello di connettività dell’offerta multimodale e del sistema complessivo di accessibilità alla stazione. La Fase 1, oggetto della succitata Convenzione, si è conclusa nel corso del 2025, ad esclusione della realizzazione delle pensiline, con la riapertura dell’esercizio ferroviario nella nuova fermata di Calliano. Sulla base delle recenti interlocuzioni tra PAT e RFI SpA in merito alla prosecuzione dei lavori previsti, le Parti hanno concordato di dare priorità alla realizzazione delle pensiline ferroviarie e al riassetto delle aree esterne di stazione, demandando la riqualificazione del Fabbricato Viaggiatori ad una fase successiva (Fase 3).&#160; La nuova Convenzione, in corso di predisposizione e affinamento, tra PAT e RFI prevede quindi la definizione degli accordi per addivenire alla realizzazione degli interventi relativi alla Fase 2 rivista, che riguardano la realizzazione delle pensiline ferroviarie; la riqualificazione del piazzale antistante il Fabbricato Viaggiatori attraverso un miglioramento del sistema complessivo di accessibilità alla stazione, mediante il ridisegno degli spazi, la riorganizzazione delle aree di sosta, una revisione complessiva dei percorsi pedonali;&#160; la riqualificazione dell’area dell’ex scalo ferroviario per realizzazione parcheggi. Il costo complessivo degli interventi della nuova Fase 2 è stato stimato da RFI in Euro 4.800.000, IVA esclusa. Sono attualmente in corso le interlocuzioni tra le Parti per la conclusione dello schema di Convenzione per la nuova Fase 2 degli interventi e la definizione degli impegni di spesa di ciascuna parte.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1661 Daniele Biada (FdI)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Aziende chiuse per lavori pubblici</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>che tempi ci sono per i contributi?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere di FdI ha chiesto quali siano i tempi previsti per l’adozione della deliberazione attuativa per rendere operativi i contributi per le aziende che devono sospendere l’attività a causa di lavori pubblici.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Tonina ha replicato che sono in corso gli approfondimenti istruttori per dare attuazione alle disposizioni previste dall’art. 47 bis della L.P. 26/1993, come modificato nel 2025, in raccordo tra i Dipartimenti competenti. Al termine dell’istruttoria, e acquisiti i necessari pareri tecnici, la proposta di delibera attuativa sarà sottoposta alla Giunta provinciale.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Il tema è urgente, abbiamo aziende che hanno chiuso l’attività da mesi, con licenziamenti di dipendenti e collaboratori, ha replicato Biada che ha raccomandato di risolvere la questione velocemente.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1663 Paola Demagri (Casa Autonomia)&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Quali sono le cause tecniche</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>del blocco del cantiere del Russell?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera di Casa Autonomia ha chiesto quali siano le cause tecniche, amministrative o economiche che hanno determinato il blocco del cantiere del Polo scolastico “Russell”.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Tonina ha spiegato che il blocco del cantiere per la realizzazione del nuovo edificio scolastico con palestra è dovuto esclusivamente alla crisi economico-finanziaria della ditta esecutrice, Manelli Impresa S.p.A., e non a problemi progettuali o amministrativi. I lavori, rallentati nella seconda metà del 2025, si sono fermati a fine anno. Ha chiarito anche l’evoluzione dei costi&#58; dai 11,7 milioni iniziali per la sola scuola si è passati agli attuali 21,7 milioni complessivi, comprensivi della palestra, senza che vi siano mai stati importi ufficiali pari o superiori a 27 milioni. Dopo l’affitto del ramo d’azienda a CMC Ravenna e l’avvio delle procedure di composizione negoziata della crisi, la Provincia ha attivato le procedure per il subentro della nuova impresa, formalizzato a marzo 2026. La ripresa dei lavori è attesa a breve, con la presentazione di un nuovo cronoprogramma.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; La consigliera Demagri ha parlato di buone notizie&#58; “Dove il corpo sta bene, anche la mente sta bene. Ovviamente vigilerò. Trascorsa qualche settimana, solleciterò di nuovo.”</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1664 Walter Kaswalder (Patt)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Quali sono i tempi per&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>la bretella di S.Michele?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere del Patt ha chiesto quale sia la situazione della &quot;Bretella&quot; di San Michele all'Adige e la previsione di completamento dell’opera.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; “La bretella tra San Michele all’Adige e Mezzocorona resta un’opera strategica per la viabilità della Piana Rotaliana, ma il cantiere è attualmente sospeso”, ha spiegato”, ha chiarito Mario Tonina.&#160; L’assessore ha sottolineato come l’intervento sia fondamentale per ridurre il traffico pesante nei centri abitati. L’opera, promossa da Autostrada del Brennero in convenzione con la Provincia, ha già visto il completamento di alcune lavorazioni, tra cui il parcheggio di attestamento e lo spostamento del metanodotto Snam concluso nell’ottobre 2024, oltre a diverse opere murarie e parti del sistema di smaltimento delle acque. Lo stop ai lavori, avvenuto nel 2025, non è legato a criticità tecniche o contrattuali, ma a una scelta condivisa con i Comuni di San Michele e Mezzocorona, che hanno richiesto modifiche al progetto. Le varianti prevedono interventi sulla viabilità locale, l’allargamento della carreggiata e l’adeguamento del sottopasso della rotatoria “Cacciatora”, anche in vista di un futuro percorso ciclopedonale. Le modifiche hanno comportato una nuova perizia e la riattivazione dell’iter amministrativo, tuttora in corso tra accertamenti urbanistici ed espropri. La ripresa dei lavori è prevista nei prossimi mesi. Sul fronte economico, l’importo complessivo resta invariato per la Provincia (2,7 milioni su un totale di 6,7 milioni), mentre i costi aggiuntivi saranno sostenuti da Autostrada del Brennero. La Provincia assicura il coordinamento con gli enti locali e un aggiornamento costante sull’avanzamento dell’opera.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Kaswalder ha replicato che più che la politica, “è la struttura amministrativa. Dal 2018 al 2026 sono passati 8 anni per fare un chilometro di strada”. “La colpa non è della Giunta o del Consiglio, ma qualche tirada de rece bisogna darla”.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1665 Stefania Segnana (Lega)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Quando verranno ripristinati</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>gli ascensori nelle stazioni della Valsugana?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera della Lega ha chiesto quando sia previsto il ripristino degli ascensori nelle stazioni Povo-Mesiano, Pergine Valsugana, Levico Terme e Borgo Est e quali iniziative la Provincia intenda assumere per garantire tempi certi e il rispetto degli standard minimi di accessibilità del servizio ferroviario.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha replicato che la Provincia ha segnalato a RFI le criticità legate alla manutenzione simultanea degli ascensori nelle stazioni della Valsugana. RFI ha spiegato che gli interventi, necessari per adeguamenti normativi, sono stati concentrati per ragioni di efficienza e tempi. Il completamento è previsto entro fine aprile, con riattivazione degli impianti e attivazione, durante i lavori, di un servizio di assistenza ai viaggiatori.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; La consigliera ha ringraziato per la risposta&#58; un servizio che rappresentano un buon segnale nei confronti degli utenti.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Trattate congiuntamente le due interrogazioni in tema di&#160; agricoltura&#58;&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1666 Christian Girardi (La Civica)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Le agevolazioni del “taglia accise”</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>valide anche per gli agricoltori trentini?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere della Civica ha chiesto se anche le aziende agricole trentine potranno beneficiare delle agevolazioni del cosiddetto decreto taglia accise e, quali eventuali iniziative informative si intendano adottare per promuovere queste opportunità e se siano allo studio ulteriori misure volte a contenere i costi a carico delle aziende agricole.<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1671 Roberto Stanchina (Campobase)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Aumento dei costi dei fertilizzanti</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>quali iniziative per aiutare i contadini?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere di Campobase ha chiesto se siano state adottate o siano in previsione misure per sostenere il comparto agricolo e contrastare l’aumento dei costi di produzione, in particolare i fertilizzanti e agli altri fattori produttivi maggiormente colpiti dai rincari.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; l’Assessora Giulia Zanotelli ha ricordato che il credito di imposta è disciplinato dal Governo a favore delle imprese agricole nel limite di 30 milioni per il 2026, a parziale compensazione dei maggiori oneri fino al 20% della spesa per il carburante. Tale previsione è trasversale per tutti gl iagricoltori e si aggiunge al taglio delle accise per autotrasportatori. Ha ricordato che in Trentino sono attivi già due IST, strumenti di stabilizzazione del reddito per gli agricoltori per latte e mele. Dal 2026 sarà attivo un terzo fondo mutualistico, ovvero l’IST per Uva da Vino. L’assessora ha detto che si stanno valutando nuove soluzioni per ridurre l’impatto dei rincari sui mercati. Ha ricordato che di questa situazione che impatta sulle intere categorie economiche, ma anche sulle famiglie, se ne è parlato anche in Commissione Politiche agricole, che si è tenuta a Vinitaly. “Bisognerà capire anche come verrà impostata la nuova politica economica agricola europea a seguito di quanto sta avvenendo”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica di Girardi&#58; “La question mirava proprio ad approfondire quanto la Provincia stia facendo oltre al Governo”. “Bene quanto ci ha spiegato l’assessore per quello che riguarda gli interventi in campo, sia per quelli che verranno”.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica di Stanchina&#58; “Tutto ciò che si sta mettendo in campo, soprattutto da parte provinciale, è ordinario. Ma le due domande riguardavano la parte straordinaria. Per quanto riguarda il gasolio agricolo, la Provincia è ancora in fase di valutazione. Sui fertilizzanti non mi ha risposto. Si parla di fattori contingenti. E’ l’ennesima volta che sento dire che stiamo aspettando la PAC. Sarebbe buona cosa far valere l’Autonomia”.&#160;&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1667 Lucia Coppola (Avs)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Che tipi di interventi si fanno</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>nel biotopo del lago d’Idro?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera di Avs ha chiesto alla Giunta che tipo di lavori si stanno facendo nel biotopo posto nella parte trentina del lago d’Idro e le motivazioni che stanno alla base di questi interventi.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha chiarito che l’area umida del biotopo del lago d’Idro, tutelata a livello provinciale ed europeo, ha subito alterazioni legate al prolungato basso livello del lago. Per ripristinare le condizioni ecologiche, a inizio 2026 sono stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria sui canneti e riaperti piccoli specchi d’acqua, senza apporto di materiali esterni. L’attuale riduzione della componente umida è dovuta alla siccità stagionale e dovrebbe rientrare con i normali apporti idrici primaverili.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; La consigliera ha ringraziato l’assessore per la risposta&#58; pare si sia trattato di un fenomeno naturale dovuto alla situazione siccitosa che si dovrebbe ripristinare se piovesse, sembra però che ci sia stato un intervento umano.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1668 Lucia Maestri (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Farfalla a Claudio Bailoni</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>in base a quali criteri?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera del Pd, riguardo la consegna della Farfalla del Trentino a Claudio Baglioni, ha chiesto di conoscere quali criteri tecnico-scientifici sono stati utilizzati per definire il legame tra arte e territorio che sta alla base delle motivazioni del premio, posto che questi potrebbero essere usati anche per altri artisti di pari o ancor maggiore fama.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Tonina ha specificato che la “farfalla del Trentino” non è un riconoscimento formale o un premio, ma uno strumento di marketing territoriale assegnato con valutazioni discrezionali. In questo contesto è stata attribuita a Claudio Baglioni per la scelta di includere il Trentino nel suo tour, evento di forte richiamo mediatico. L’iniziativa rientra nella strategia di promozione culturale del territorio e ha incluso anche momenti di valore formativo, come l’incontro con gli studenti del Conservatorio Bonporti.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Così la replica di Maestri&#58; la Giunta fa del marketing il suo vessillo e non è vero che non è stata fatta alcuna cerimonia ufficiale perché la farfalla è stata consegnata dal vicepresidente che ne fa le veci spesso e a quella cerimonia siamo stati invitati anche noi delle minoranze; ribadisco che usare i concerti per fare marketing elettorale non fa bene al territorio, ha concluso.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1669 Andrea de Bertolini (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Cos’hanno prodotto gli incontri</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>tra Pat e sistema sportivo?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere del Pd ha chiesto quale sia l’ operatività e la frequenza di incontro degli organismi di coordinamento tra la Provincia e i soggetti del sistema sportivo individuati dalla L.P. 4/2016 e quali siano i principali risultati tecnici e programmatori raggiunti.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha spiegato che gli organismi di coordinamento previsti dalla legge provinciale sullo sport non sono stati nominati né in questa né nella precedente legislatura, perché ritenuti poco funzionali e anche a causa di eventi come la pandemia e l’impegno per le Olimpiadi 2026. Tuttavia, la collaborazione con CONI, CIP e realtà sportive è sempre proseguita, e il tema resta attuale. Un esempio è la Conferenza provinciale dello Sport del 2025, che ha garantito confronto e partecipazione del settore.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Il consigliere de Bertolini ha confermato di ritenere questo passaggio strategicamente importante per garantire lo sviluppo dell’ambito sportivo&#58; vale la pena mantenere alta l’attenzione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1673 Mariachiara Franzoia (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Cosa si intende fare per garantire</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>parità economica tra il personale sanitario?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera Pd ha chiesto alla Giunta se abbia fatto la verifica della situazione retributiva del personale sanitario e socio sanitario dipendente da Asuit e dalle Apsp e quali iniziative concrete si vuole intraprendere per dare seguito agli impegni assunti in aula, garantendo così pari dignità economica a tutti i professionisti della salute.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore provinciale Mario Tonina ha risposto all’interrogazione chiarendo gli interventi messi in campo per il personale socio-sanitario nei comparti Autonomie locali e Sanità, con particolare riferimento agli operatori socio-sanitari (OSS) e ai percorsi di armonizzazione contrattuale. Per quanto riguarda il comparto Autonomie locali, Tonina ha spiegato che le risorse pari a 1,5 milioni di euro previste per il triennio 2025-2027 dalla legge provinciale n. 5/2025 sono state destinate prioritariamente alla valorizzazione degli OSS, in particolare per riconoscere la gravosità dei turni notturni nelle APSP che gestiscono servizi di RSA. A queste si è aggiunta una quota dei 3 milioni già stanziati per l’attrattività del personale, portando a un investimento complessivo di circa 2,3 milioni di euro. Le risorse sono state utilizzate per incrementare l’indennità per condizioni di lavoro flessibile, che – in base all’accordo sottoscritto il 12 gennaio 2026 – è stata portata a 2.000 euro annui lordi, rispetto ai precedenti 1.300 euro. Un valore che, ha sottolineato l’assessore, risulta sostanzialmente allineato alle principali voci accessorie riconosciute agli OSS del comparto Sanità. La quota residua delle risorse ha inoltre contribuito al finanziamento dell’accordo di settore siglato da UPIPA, che ha inciso sul trattamento accessorio complessivo del personale delle APSP. Tonina ha inoltre evidenziato come, grazie al nuovo ordinamento professionale entrato in vigore nel gennaio 2026, infermieri e altre professioni sanitarie non mediche delle APSP possano accedere – se in possesso dei requisiti – all’inquadramento nella categoria superiore (oggi Area 3 dei funzionari), in linea con quanto previsto nel comparto Sanità e con effetto retroattivo dal 2023. Sul versante del comparto Sanità, l’assessore ha ricordato che con l’accordo del 6 marzo 2026 è stata introdotta una specifica voce di armonizzazione, con decorrenza dal 1° gennaio 2025, per ridurre il divario economico rispetto alle Autonomie locali, in particolare per il personale interessato dal reinquadramento. L’intervento, finanziato con circa 8 milioni di euro derivanti dalle leggi provinciali n. 13/2024 e n. 5/2025, consente di coprire circa il 30% della differenza sul trattamento fondamentale per il personale che risulta economicamente penalizzato rispetto ai corrispondenti profili delle Autonomie locali. Infine, Tonina ha ribadito la volontà della Provincia di proseguire nel percorso di armonizzazione tra i due comparti, compatibilmente con le risorse disponibili nel bilancio provinciale.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Soddisfatta della risposta la vicepresidente Franzoia, che ha invitato a continuare a monitorare per evitare emorragie all’interno dei sistemi&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1674 Filippo Degasperi (Onda)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Bosentino, la giunta è a conoscenza</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>che il comune vuol chiudere l’asilo?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere di Onda ha chiesto alla Giunta se sia a conoscenza delle intenzioni del Comune dell’Altipiano della Vigolana di chiudere la scuola dell’infanzia di Bosentino e se intenda avallare questa scelta.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Tonina ha chiarito che il Servizio provinciale ha preso atto della proposta di riorganizzazione dei servizi 0-6 nelle frazioni di Bosentino e Vigolo Vattaro, presentata dal Comune dell’Altopiano della Vigolana. L’amministrazione comunale ha già avviato interlocuzioni con la Provincia per acquisire supporto tecnico, tuttora in corso. Qualsiasi decisione sulle scuole dell’infanzia provinciali dovrà comunque essere condivisa con la Giunta provinciale, che mantiene alta l’attenzione sulla tutela delle realtà educative, soprattutto nelle aree periferiche.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Il consigliere Degasperi non si è dichiarato soddisfatto. Peccato che non ci sia l’assessora Gerosa, ha aggiunto&#58; la proposta del sindaco è sul tavolo e la domanda è se la Giunta sia d’accordo oppure no. Da questa risposta non si è capito.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1675 Michela Calzà (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>In quali tempi la Pat intende</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>attivare l’iter per il Baldo Unesco?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera del Pd ha chiesto alla Giunta quali passaggi e con quali tempi la PAT intenda attivare l’iter per l'iscrizione della candidatura del Monte Baldo nella tentative list italiana del Patrimonio UNESCO e se intenda individuare una struttura o un referente per seguirne il percorso.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha comunicato che la candidatura del Monte Baldo a patrimonio UNESCO è in corso da anni con un lavoro condiviso tra Provincia di Trento e Regione Veneto. Attualmente sono in corso verifiche per definire i prossimi passi, compresa l’individuazione dell’ente capofila.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>​1676 Francesco Valduga (Campobase)</strong><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Innovazione delle imprese, i bandi</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>fanno parte di una strategia?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il capogruppo di Campobase ha chiesto alla Giunta di sapere come si relazionino il bando finanziato con fondi europei e lo stanziamento di 3 milioni previsto dall’emendamento approvato dal Consiglio, e se tali misure siano parte di una strategia unitaria e coordinata di sostegno all’innovazione e alla ricerca delle imprese sul territorio.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha chiarito la strategia della Giunta punta a un sistema organica, evitando sovrapposizioni.&#160; Il bando europeo riguarda le dotazioni tecnologiche&#58; si tratta di contributi vincolati alla creazione di laboratori aperti a più utenti, volti a creare spazi di condivisione della conoscenza e&#160; i fondi vengono attribuiti con intensità ricalibrate dalle dimensioni delle aziende. I tre milioni stanziati dalla Provincia in seguito all’emendamento proposto dalle minoranza, riguardano invece il capitale umano. Con il FESR si creano le dotazioni tecnologiche, mentre i fondi provinciali le persone che li utilizzano.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Il consigliere Valduga si è detto soddisfatto dalla risposta che dimostra come le misure siano complementari. Abbiamo più volte ribadito più volte la disponibilità di un percorso assieme.&#160;<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1677 Chiara Maule (Campobase)</strong><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Tfr dei dipendenti della Provincia</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>cosa si fa per anticipare il pagamento?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera di Campobase ha chiesto di conoscere il quadro complessivo delle somme erogate a titolo di TFS/TFR ai dipendenti provinciali, anche in termini medi annui, e le eventuali valutazioni in corso circa l’introduzione di strumenti, anche in collaborazione con il sistema creditizio locale, volti ad anticipare in tutto o in parte tali somme ai lavoratori.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Tonina ha chiarito che la Provincia riconosce il problema dei ritardi nel pagamento di TFS e TFR, evidenziato anche dalla Corte costituzionale, che ha sollecitato un intervento normativo. Un primo passo è stato fatto&#58; dal 2027 i tempi di attesa per la prima rata scenderanno da 12 a 9 mesi. Tuttavia, la Provincia non eroga i pagamenti&#58; il TFS/TFR è di competenza dell’INPS, mentre l’ente provinciale si limita a versare i contributi come datore di lavoro.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; La consigliera Maule ha apprezzato che la Giunta condivida questa preoccupazione. A maggior ragione nell’attuale contesto di diffusa difficoltà economica. Il sostegno alle persone in difficoltà è un obiettivo da darsi, aldilà del perimetro di competenze della Pat che, ricordiamolo, è autonoma e può immaginare percorsi alternativi.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1678 Luca Guglielmi (Fassa)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>A che punto è l’iter per aumentare</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>l’organico dell’Istitut cultural ladin?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere della Lista Fassa ha chiesto a che punto sia l'iter di concessione dell'ampliamento della pianta organica dell'Istitut cultural ladin Majon di fascegn, con particolare riferimento alla figura di funzionario storico-culturale a indirizzo beni librari. Sul tema il consigliere ha ricordato che in merito è stata già data risposta dalla struttura in nota 10 aprile all’Istituto.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore ha ricordato, appunto, che la Giunta provinciale ha già concesso la possibilità di acquisire una nuova figura professionale, in deroga alla legge provinciale 7/1997, come richiesto dall’Istituto a dicembre, e in base alla legge 27/2010, ha già dato la possibilità di ampliare la pianta organica, dopo aver richiesto i pareri degli uffici provinciali.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1679 Alessio Manica (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Di fronte alla crisi energetica</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>la Giunta cosa pensa di fare?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il capogruppo Pd ha chiesto alla Giunta quali azioni di breve, medio e lungo termine intenda intraprendere, considerate le competenze attribuite all’Autonomia trentina, al fine di calmierare gli effetti della crisi energetica in corso.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha premesso che il tema è di una vastità tale che si potrebbe parlarne per ore. Nello specifico, però, ha riconosciuto la gravità della situazione energetica, che resta incerta a livello internazionale, anche per tensioni geopolitiche (tra USA, Cina e altri attori), con possibili ripercussioni ancora difficili da prevedere. Di fronte a questo scenario, la Provincia punta su una strategia di autonomia energetica e sostenibilità, incentivando efficienza e produzione da fonti rinnovabili. L’obiettivo è garantire maggiore stabilità e liquidità al sistema economico locale, in un contesto segnato anche da difficoltà di accesso al credito e instabilità generale.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Il consigliere Mnaica ha rappresentato la necessità di capire quali siano i comparti in maggiore sofferenza e ha invitato la Giunta a farsi promotrice di un approfondimento in Commissione, per individuare quali potrebbero essere nell’immediato gli strumenti tampone&#58; l’emergenza purtroppo non pare si esaurirà in poco tempo, ha aggiunto, esortando l’Esecutivo a non sottovalutarla.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1680 Paolo Zanella (Pd)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Per i lavoratori del call – center De</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>la Giunta come intende agire?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il consigliere del Pd ha chiesto alla Giunta cosa intende fare per affrontare i problemi aperti dall’esternalizzazione del servizio di call center della Dolomiti energia.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Gottardi ha ricordato che dal 2014 Dolomiti Energia affida parte del call center all’esterno. Nel 2025 alla scadenza dei contratti in essere è stata fatta una gara pubblica. La nuova procedura di gara è stata strutturata a tutela dei lavoratori. Clausola sociale per garantire continuità professionale, mantenimento edi contratti per i lavoratori coinvolti. Per i dipendenti che subentrerà tutele equivalenti a quelle stabilite dal contratto nazionale. Per i dipendenti per l’operatore locale garantita la sede di lavoro a Trento e tutele previste dal contratto dei metalmeccanici, che non comporta peggioramento automatico. L’obiettivo della procedura è miglioramento della qualità e non riduzione dei costi. Per le attività locali, sede del personale in Trentino, valorizzando la conoscenza del territorio. Nel corso del confronto con le sigle sindacali, Dolomiti Energia ha garantito tutela dei lavoratori. I sindacati hanno fatto ricorso, ma il TRGA ha riconosciuto che l’azienda ha rispettato la tutela del personale e la normativa vigente. Alla luce di quanto esposto emerge come la procedura di gara abbia rispettato la normativa&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La replica&#58; Per Paolo Zanella, il tema è quello dell’attuazione delle clausole sociali, queste sono applicate per tutti i servizi, tranne che per il call center. Ha detto poi che si eludono altre due questioni, ovvero se ha partecipato alla gara l’impresa condannata e il rischio di esubero del personale allo &quot;switch&quot; per il quale non sono previste tutele nei bandi. L’applicazione di contratti diversi ad attività lavorative che sono tranquillamente interscambiabili pare violare il principio di proporzionalità delle retribuzioni (art. 36 della Costituzione), ha detto.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>1672 Maria Bosin (Patt)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Ex hotel Andrich di Segonzano</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>quali sono le intenzioni di Itea?</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La consigliera del Patt ha chiesto alla Giunta se sia a conoscenza delle intenzioni di ITEA per quanto riguarda l’ex hotel Andrich di Segonzano, se esista una tempistica certa per l’avvio del cantiere o se, in caso di rinuncia al progetto, si intenda attivare la procedura per la retrocessione dell’immobile al Comune di Segonzano al fine di consentirne la demolizione o il recupero.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La risposta&#58; L’assessore Marchiori ha chiarito che l’ex Hotel Andrich di Segonzano, da anni nel patrimonio ITEA, rientra tra gli immobili rimasti inutilizzati a causa del mutare delle esigenze, dei costi e delle progettualità. Per superare lo stallo, Provincia e ITEA hanno avviato un’analisi puntuale dei singoli casi, anche nell’ambito del piano di razionalizzazione dei “ruderi”, che include anche questo immobile e valuta possibili riutilizzi o cessioni. Negli ultimi mesi sono riprese le interlocuzioni con il Comune di Segonzano e nelle prossime settimane è previsto un incontro decisivo con ITEA per definire una destinazione concreta.</p><div style="text-align&#58;justify;"><p class="ms-rteElement-paragrafo">La replica&#58; la consigliera Bosin ha ammesso che il merito di questo tema non dipende dall’assessore Marchiori perché parliamo di un argomento vecchio di vent’anni. Si tratta di un immobile ormai in stato di degrado, senza considerare gli aumenti che servirebbero per una ristrutturazione di 2000 metri cubi in centro al paese.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p></div><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p></div><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Dalla Giunta risposte su tempi e interventi, critiche e richieste di maggiore rapidità dalle opposizioni]]></intro>
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</item>
<item>
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<title><![CDATA[Risoluzione unanime sul programma Ue e un “inno” all’Europa]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183914</link>
<pubDate>Tue, 14 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo">​Il
Consiglio provinciale nel
primo pomeriggio ha
tenuto l’annuale sessione europea, discutendo e approvando
all’unanimità
la risoluzione predisposta dalla competente Sesta Commissione
permanente, presieduta da <strong>Walter
Kaswalder</strong>.
Quest’ultimo ha ringraziato
tutti i suoi componenti e ha
illustrato appunto il testo dal titolo&#58; “Esame del programma di
lavoro della Commissione europea per il 2026 &quot;È ora
che l’Europa si renda indipendente&quot;.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Il
documento sceglie alcuni temi dal programma 2026 della Commissione Ue
e programma un lavoro di approfondimento su alcuni obiettivi
strategici&#58; &quot;Atto legislativo europeo a favore
dell'innovazione&quot;; &quot;Istituzione del quadro per l'energia
rinnovabile&quot;; &quot;Iniziativa sulle locazioni a breve termine&quot;;
&quot;Tabella di marcia per il 2030 sul futuro dell'istruzione e
delle competenze digitali&quot;; &quot;Strategia per l'allevamento
comprendente elementi sul benessere degli animali&quot;;
&quot;Aggiornamento delle norme sulle pratiche commerciali sleali
nella filiera alimentare&quot;.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">La
risoluzione verrà inviata al Senato e alla Camera, alla Conferenza
dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle
Province autonome, alla Conferenza dei presidenti delle Regioni e
delle Province autonome, al Comitato delle regioni e al Dipartimento
per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Kaswalder
ha tra l’altro ricordato come uno dei principali nodi emersi sia
stato quello della tutela dell’acqua, centrale tanto per
l’agricoltura quanto per la produzione idroelettrica. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Molti
commissari e
consiglieri
hanno
illustrato e motivato il loro europeismo. <strong>Francesca
Parolari</strong> (Pd)
ha voluto
osservare che
alla luce
del risultato elettorale ungherese, possiamo ben dire che il vento è
cambiato e ribadire che l’Europa è il nostro unico destino di
libertà. La speranza rinasce, il populismo arretra per effetto anche
delle sue contraddizioni e di un diffuso sistema di corruzione.
Vogliamo una Europa dei diritti sociali e dopo le tante audizioni che
abbiamo svolto in VI Commissione, cogliamo la richiesta di meno
burocrazia, vogliamo lo sviluppo delle energie rinnovabili e la
strategicità dell’idroelettrico. Siamo attenti al bisogno della
casa e alle necessità del settore agricolo e della zootecnica
alpina. Il
nostro futuro si difende a Bruxelles e non a Milano inneggiando alla
remigrazione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Andrea de Bertolini</strong>
(Pd)&#58; l’Europa
è
democrazia,
uguaglianza, pluralismo, tutela delle minoranze. Il
consigliere si è soffermato sulla complessità dell’applicazione
nell’Unione del principio di
libera concorrenza in economia , da contemperare necessariamente
con
l’interesse dei
territori. 
Ha citato i
cosiddetti diritti di terza generazione, che sono una categoria di
diritti collettivi come il diritto dei popoli allo sviluppo, il
diritto ambientale, il diritto all’autodeterminazione. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Francesco Valduga</strong>
(Campobase) ha citato le
radici cristiane dell’Europa, papa
Francesco, De
Gasperi, Antonio Rosmini
e Alexander Langer, affermando poi
che c’è
bisogno di più Europa nel mondo. Libertà,
uguaglianza e fraternità, quest’ultima come pilastro delle ragioni
dell’accoglienza. L’importanza
delle competenze digitali tra le direttrici di lavoro indicate, la
semplificazione burocratica, la
difesa dei diritti sociali e delle persone più fragili, il tema
della casa e del lavoro. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Paola Demagri</strong> (Casa
Autonomia.eu)
ha
rivendicato l’attenzione all’Europa del suo movimento
autonomista. Penso a un’Europa indipendente anche sotto l’aspetto
economico e forte di fronte alle ingerenze esterne. Un’Europa delle
persone, accogliente e non chiusa, che si prende cura degli altri.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Lucia Coppola</strong> (Avs)
ha parlato
della contingenza internazionale e dell’escalation militare,
auspicando che l’Europa riesca a farsi promotrice di pace e
pluralismo. Poi dell’emergenza del climate change, della difesa dei
diritti individuali e della donna. Solidarietà europea e non
l’egoismo delle piccole patrie. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Dal
fronte di maggioranza ha preso la parola per
prima <strong>Eleonora Angeli</strong>
(Gruppo Misto)&#58; La
Provincia e l’Euregio – ha detto – non possono che essere
profondamente europei e grazie all’Europa meno deboli e piccoli.
Serve un’Europa dei valori e che non rincorre logiche di forza e di
guerra.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Filippo Degasperi</strong>
(Onda) – sempre
molto pragmatico – ha ricordato che le risoluzioni sull’Ue degli
scorsi anni non hanno avuto granché attenzione e seguito. Il
consigliere ha citato la ricetta di Jacques Delors negli anni ‘90,
per dire che anche quelle indicazioni lungimiranti della Strategia di
Lisbona non ebbero seguito, arrivò invece la globalizzazione con le
delocalizzazioni e l’economia delle rendite passive (accade anche
in Trentino). E così la Cina ci ha surclassato. Correggiamo
ora gli errori e investiamo sulla conoscenza.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Antonella Brunet</strong>
(Noi Trentino)&#58; tra i sogni di Demagri e il catastrofismo di
Degasperi  io abbraccio gli obiettivi scritti nella nostra
risoluzione&#58; semplificazione amministrativa, difesa dell’economia
di montagna, equilibrio tra turismo e disponibilità di casa per
vivere in Trentino, transizione digitale e formazione delle relative
professionalità.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Paolo Zanella</strong>
(Pd)&#58; l’Europa oggi rappresenta la difesa delle democrazie liberali
e la difesa dei diritti sociali, di quel welfare che oggi fatica
anche a fronte dell’inverno demografico e di una cattiva politica
dell’accoglienza. Occorrerebbe anche una politica fiscale comune
per poter tassare le grandi ricchezze. Zanella ha poi ragionato su un
suo tema d’elezione&#58; la grave carenza di alloggi pubblici e la
questione dei troppi affitti turistici,
tema fatto proprio anche dalla Commissione Ue e
oggetto anche d’iniziativa legislativa provinciale del consigliere
dem. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Carlo Daldoss</strong>
(La Civica)&#58; possiamo immaginarci un’Ue virtuosa e anche un po’
edulcorata, poi c’è il dato oggettivo che l’Europa politica
ancora non esiste,
mentre nel mondo conta la logica di forza e potenza. L’Ue deve
ritrovare protagonismo e non ripetere errori gravi come
l’impostazione affrettata del green deal e i ritardi odierni sulle
fonti energetiche non fossili. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Maria Bosin</strong>
(Patt)&#58; sulla sburocratizzazione&#58; guardiamoci in casa, siamo maestri
in Italia per complicare le procedure. La consigliere ha passato in
rassegna diversi dei temi  di giornata, aggiungendo la questione
delle tutele da dare ai proprietari di casa per incentivarli in
sicurezza ad affittare.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Ha
chiuso la discussione l’assessore<strong> Mario
Tonina</strong> per
esprimere la condivisione della Giunta a fronte di un ampio e
significativo dibattito d’aula. Tonia ha citato Alcide De Gasperi
come padre di un’Europa pacifica e democratica, ricordando il
mancato traguardo dell’unione europea politica e il bisogno di
grandi leader con visione del futuro e di dare spazio ai giovani.
Infine il tema drammatico dell’energia e relativi prezzi, lo
sviluppo delle fonti rinnovabili, la possibilità di diventare
autosufficienti con l’aiuto dei fondi europei.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">[In foto&#58; il Consiglio dei ministri dell'Unione europea. Fonte&#58; <a href="https&#58;//www.unioneeuropea.it/il-consiglio-dei-ministri-dellunione-europea/">Unione Europea​</a>]​</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Aula compatta e ampio dibattito sull'attualità e il futuro dell'Unione]]></intro>
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</item>
<item>
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<title><![CDATA[Formazione infermieri e o.s.s., passa la norma Cia-Zanella]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183915</link>
<pubDate>Wed, 15 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo">​Il
Consiglio provinciale ha&#160;approvato poco fa il&#160;testo
unificato dei disegni di legge
44
e 65 in materia di 
formazione del personale infermieristico, proponenti
rispettivamente il
consigliere Claudio
Cia
(Misto-Forza
Italia) e il consigliere Paolo Zanella
(PD).&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Obiettivo
della proposta è contrastare
la carenza di infermieri e operatori sociosanitari, considerata una
delle principali criticità del sistema sanitario. Il provvedimento,
frutto di un lavoro condiviso tra maggioranza e minoranza, viene
riconosciuto come un primo segnale concreto di attenzione e
valorizzazione delle professioni sanitarie, pur nella consapevolezza
che non sarà risolutivo. Dal dibattito è emersa con forza la
necessità di interventi strutturali&#58; non solo incentivi economici e
rafforzamento della formazione, ma anche migliori condizioni di
lavoro, riconoscimento professionale, modelli organizzativi più
efficaci e politiche capaci di attrarre e trattenere personale,
soprattutto nei territori periferici. Centrale, inoltre, il valore
umano e relazionale della cura, insieme all’urgenza di restituire
attrattività a professioni fondamentali per garantire qualità e
sicurezza del sistema sanitario.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-decoration&#58;underline;">I CONTENUTI DELLA NUOVA LEGGE</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>NORME&#58;</strong> a) incentivo di 6 mila euro per gli studenti
universitari in infermeria a Trento,<br>
ripartito sui 3 anni di
corso. I beneficiari devono impegnarsi a partecipare, nei 3 anni
successivi alla formazione, ai concorsi banditi in Trentino e a
prestare servizio per almeno 24 mesi se assunti; b) incentivo di 2 mila euro (a corso) per gli studenti dei corsi di formazione per
operatore socio-sanitario con sede in Trentino, con gli stessi
impegni di cui al punto a); c) gli incentivi varranno per
l’anno accademico 2026-2027 (infermieri) e per corsi di formazione
a partire dal 2026 (o.s.s.).</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>STANZIAMENTI&#58;</strong> per gli incentivi agli
infermieri 220.000 euro per il 2026, 660.000 per il
2027 e 1.320.000 euro per il 2028 e seguenti. Per gli incentivi agli
o.s.s. 890.000 euro ogni anno.</p><p style="line-height&#58;100%;margin-bottom&#58;0cm;">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-decoration&#58;underline;">LA DISCUSSIONE IN AULA</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Cia&#58;
un primo, importante segnale di attenzione alle professioni sanitarie</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Claudio
Cia
ha esordito con i ringraziamenti&#58; il primo rivolto al collega
Zanella, poi all’assessore e alla struttura che ha assistito
nell’elaborazione del testo e non ultimo all’Ordine degli
infermieri che ha dato un contributo di informazioni e idee utili
alla redazione della proposta. Una proposta che nasce dalla
consapevolezza delle eccezionali criticità che stiamo sperimentando
nel reperire risorse umane nel comparto sanitario. Una proposta che
arriva dopo un lungo percorso di riflessione sul tema e sulla quale
quale c’è stata convergenza di visione ed intenti tra maggioranza
e minoranza&#58; un aspetto, questo, di grande soddisfazione. Il disegno
di legge non riempirà le corsie di infermieri ed Oss, sgombriamo
subito il campo da questo possibile equivoco, ha dichiarato Cia&#58;
tuttavia riconosce attenzione a queste professionalità e questo è
un primo, importante segnale. Un segnale di gratificazione del ruolo,
della professionalità, della carriera. Un riconoscimento che è
anche sociale, ha aggiunto, ad un grande professionista non
subalterno al medico, ma  di affiancamento del medico.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Zanella&#58;
il nodo
personale, senza infermieri e
Oss salta
il sistema </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Si
è unito ai ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito al
percorso anche Paolo
Zanella.
Il consigliere del PD ha sottolineato come la carenza di personale
sia l’aspetto che oggi più minaccia il sistema sanitario pubblico.
Il diritto alla salute, riconosciuto come modello assoluto è oggi ad
un millimetro dal baratro e rischia di saltare. Quella in discussione
oggi è una proposta minuscola perché il sistema è sotto
finanziato. In
Italia la situazione è particolarmente critica, con meno infermieri
rispetto alla media OCSE e un sistema sbilanciato rispetto ai medici.
La
carenza di cui si diceva riguarda in particolare le professionalità
oggetto del presente intervento, ovvero infermieri ed Oss,e
rappresenta
una vera emergenza, in Italia e in Europa&#58; entro il 2030 potrebbe
mancare fino a un milione di infermieri e già oggi molti sono vicini
alla pensione, con forte burnout
e calo di interesse verso la professione. Questa carenza incide
direttamente sulla qualità e sicurezza delle cure&#58; meno personale
significa più rischi per i pazienti. Il problema nasce anche dalla
scarsa attrattività
della professione&#58; le iscrizioni a infermieristica sono molto
inferiori rispetto agli standard internazionali e spesso non coprono
nemmeno i posti disponibili. Per questo si punta su incentivi
economici e sull’aumento dei posti formativi, ma è solo un primo
passo&#58; serve un intervento più ampio su formazione, riconoscimento e
condizioni di lavoro per rendere queste professioni davvero
attrattive. La
misura di incentivi va introdotta anche per evitare che gli studenti
scelgano altre regioni, dove sono già previsti contributi economici
(e in alcuni casi anche tirocini retribuiti), rischiando così una
“fuga” di futuri infermieri. L’obiettivo è quindi sia attrarre
iscrizioni sia trattenere i professionisti nel sistema sanitario
provinciale, anche attraverso vincoli di permanenza dopo la
formazione. Zanella ha anche annunciato quattro ordini del giorno,
che saranno illustrati meglio in seguito, uno sull’abitare,un
secondo per estendere attenzione anche ad altre professioni sanitarie
in caso di future carenze, un terzo per intervenire sulla formazione
e sul sistema nel suo complesso e infine un ultimo documento per
correggere una disparità&#58; i laureati sanitari non medici (es.
psicologi, farmacisti, biologi) hanno oggi vincoli di permanenza più
lunghi (5 anni), ritenuti eccessivi rispetto agli altri percorsi.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Tonina&#58;
sulla sanità l’autonomia può fare la differenza </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
L’assessore
alla sanità Mario
Tonina ha
sottolineato come il disegno di legge nasca da un lavoro condiviso
tra Giunta e Consiglio per contrastare la grave carenza di infermieri
e operatori sociosanitari in Trentino, aggravata anche dagli effetti
del Covid. L’obiettivo è intervenire in modo concreto sulla
formazione, introducendo nuove misure e aggiornando la normativa
provinciale per renderla più efficace e coordinata. Il
provvedimento, ha aggiunto, punta a rendere queste professioni più
attrattive, considerate sempre più strategiche in una società che
invecchia e avrà crescente bisogno di assistenza sanitaria
qualificata. Tonina ha sottolineato
l’importanza di riconoscere e valorizzare il lavoro di infermieri e
OSS, non solo dal punto di vista economico ma anche umano e
professionale&#58; ciò che emerge dal confronto con gli operatori è
soprattutto il bisogno di considerazione e rispetto, ha
osservato. La
Giunta ha dato un segnale concreto con il rinnovo dei contratti&#58; 27
milioni di euro per il triennio 2025-2027 destinati a circa 7.500
dipendenti del comparto sanitario e
ulteriori
risorse anche per la dirigenza medica e sanitaria. Nonostante le
difficoltà nelle trattative, l’accordo è stato raggiunto,
rappresentando un passo importante per valorizzare il personale e
rafforzare la qualità del sistema sanitario. L’approvazione
di questo provvedimento, che sono convinto avverrà in maniera
unanime e condivisa, ha
concluso l’assessore, rappresenterà
il segnale che su temi come questi, sfruttando gli strumenti preziosi
dell’autonomia, quest’aula può fare la differenza. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Segnana&#58;
una
strategia costruita nel tempo che oggi si
rafforza</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
L’ex
assessora alla salute Stefania
Segnana,
consigliera della Lega, ha apprezzato l’attenzione ad un tema che
si sta affrontando già da parecchi anni. Il disegno di legge è
frutto di un lavoro condiviso tra Consiglio, Giunta e strutture
tecniche per rendere più attrattive le professioni sanitarie e
contrastare la carenza di personale. Il tema degli incentivi è
complesso&#58; negli
ultimi anni si è lavorato molto sull’orientamento nelle scuole,
con protocolli tra istruzione e sanità per far conoscere le
professioni sanitarie e incentivare le iscrizioni e
i
risultati si vedono&#58; nel 2025 le domande sono aumentate (495
richieste su 390 posti totali, 162 su 120 per infermieristica).<br>
Sono
stati inoltre ampliati i corsi (radiologia, laboratorio, lauree
specialistiche) e rafforzata l’offerta formativa, anche con la
nuova facoltà di medicina, per rendere il sistema trentino più
attrattivo. In sintesi, Segnana
ha sottolineato che il
percorso, già avviato, ora si rafforza con nuovi incentivi e
strumenti.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Demagri&#58;
una sfida strutturale che richiede risposte concrete
</strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Paola
Demagri (Casa
Autonomia) ha espresso apprezzamento per la condivisione trasversale
dell’aula su questi temi. Ha riflettuto sulla carenza di personale
e le preoccupazioni a questo connesse, a partire dalla criticità
della presa in carico dell’utenza. Una fuga di personale che non è
finita, ma che dobbiamo tentare di contenere, con iniziative come
questa, di valorizzazione dei professionisti, offrendo occasioni
formative e la possibilità di programmare una carriera all’interno
del servizio sanitario provinciale o nazionale. Si tratta di un
intervento sostenuto con convinzione perché nasce da un contesto
chiaro&#58; la necessità di affrontare concretamente la carenza di
personale sanitario e di dare risposte a una situazione ormai
strutturale.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Coppola&#58;
la vera sfida, qualità
del sistema e valore della cura </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Lucia
Coppola
(AvS) ha richiamato le competenze, la professionalità, l’umanità
e le attenzioni ricevute nel corso della sua recente,
lunga
degenza ospedaliera. Questo disegno di legge mette in rilievo la
necessità di compensare adeguatamente la nobile professione del
lavoro di cura, che richiede competenze anche umane particolari, che
non sono di tutti e che vanno enfatizzate e valorizzate nel
migliore modo
possibile. Coppola ha espresso ampio apprezzamento per il lavoro
condiviso sul disegno di legge e per i contributi emersi nel
dibattito, che hanno chiarito l’urgenza del tema&#58; la carenza di
infermieri e la necessità di valorizzare una professione
fondamentale. Accanto alle criticità (turni pesanti, burnout,
difficoltà organizzative), ha ricordato anche il valore relazionale
e professionale della cura, che può essere ancora attrattiva per i
giovani. Per Coppola è strategico rafforzare e sostenere una
professione centrale per il sistema sanitario, mantenendo alta la
qualità di un modello e incentivandolo da ogni punto di vista.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Valduga&#58; sanità di squadra, ma senza
valorizzazione non sarà attrattiva </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Francesco
Valduga (Campobase) ha osservato che la medicina evolve sempre
più rapidamente e richiede un lavoro d’équipe basato su
competenze diverse, ma complementari&#58; medici, infermieri e OSS hanno
ruoli distinti e pari dignità, non sono “paramedici” ma
professionisti autonomi e fondamentali.<br>
Il nodo centrale è il
riconoscimento&#58; non basta parlare di vocazione, dedizione o “eroi”,
serve garantire condizioni di lavoro adeguate, possibilità di
carriera, formazione e una giusta valorizzazione economica.
Particolare attenzione va data a suo avviso anche alla medicina
territoriale&#58; le case di comunità e l’assistenza domiciliare
funzionano solo se adeguatamente dotate di personale e risorse, senza
sovraccaricare gli operatori. La sanità nelle aree montane, ha
proseguito, presenta difficoltà specifiche&#58; territori frammentati,
popolazione dispersa in molte piccole frazioni e condizioni
logistiche complesse rendono l’assistenza sanitaria molto più
impegnativa. Per questo serve un modello di “sanità alpina”
capace di adattarsi a queste realtà, altrimenti diventa difficile
rendere attrattive professioni già faticose, soprattutto fuori dalle
strutture ospedaliere. L’attrattività non può basarsi solo sulla
vocazione o sulla dimensione umana del lavoro&#58; servono condizioni
concrete, riconoscimento sociale e adeguata valorizzazione economica
per sostenere nel tempo motivazione e presenza sul territorio&#58; per
attrarre e trattenere personale sanitario bisogna tenere conto delle
specificità del territorio e offrire non solo ideali, ma anche reali
condizioni di lavoro e prospettive.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Parolari&#58;
non bastano incentivi, serve ripensare tutto il sistema </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Un
tema cruciale che richiede l’impegno da parte di tutti, ha premesso
Francesca Parolari (PD). Il disegno di legge è a suo avviso
un passo utile ma parziale per affrontare una crisi profonda&#58; la
grave carenza di personale infermieristico, destinata a crescere con
l’espansione della medicina territoriale e di figure come
l’infermiere di comunità. Servono interventi su più livelli&#58; non
solo incentivi economici, ma anche migliori condizioni di lavoro,
ambienti attrattivi, opportunità di carriera e formazione continua.
Centrale è anche la revisione dei carichi e dei flussi di lavoro e
un nodo fondamentale riguarda a questo proposito i modelli
organizzativi&#58; superare strutture troppo gerarchiche e puntare su
maggiore autonomia e autogestione del personale, valorizzandone
competenze e responsabilità. Infine, anche gli spazi e
l’organizzazione fisica delle strutture incidono sulla qualità del
lavoro&#58; modelli architettonici più funzionali possono ridurre la
fatica e migliorare l’efficienza.  Per la consigliera del PD, la
crisi si affronta con un approccio sistemico, che tenga insieme
risorse, organizzazione e qualità del lavoro. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Angeli&#58;
senza ascolto e partecipazione la crisi non si risolve </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Eleonora
Angeli (Misto) ha ribadito il sostegno al disegno di legge,
sottolineando però che la crisi della professione sanitaria, in
particolare infermieristica, non può essere affrontata solo con
misure economiche o normative. Accanto alla valorizzazione
professionale, alla retribuzione e ai modelli organizzativi, emerge a
suo parere un bisogno spesso trascurato&#58; l’ascolto autentico dei
professionisti da parte dei vertici dell’azienda sanitaria.
Attingendo a esperienze dirette, ha evidenziato come in passato
modelli di leadership più partecipativi, basati sul
confronto, sull’ascolto e sul coinvolgimento anche dei livelli
operativi, abbiano prodotto risultati migliori. Coinvolgere chi
lavora “sul campo” consente non solo di individuare meglio i
problemi, ma anche di raccogliere soluzioni concrete e rafforzare il
senso di responsabilità condivisa. Un altro punto centrale riguarda
a suo avviso l’attrattività della professione&#58; oltre agli
incentivi, è necessario promuoverla attivamente, ad esempio entrando
nelle scuole e raccontandone il valore, le opportunità e le
prospettive. La formazione, già di alto livello in Trentino,
rappresenta un punto di forza, ma va accompagnata da un’azione più
incisiva di orientamento. Angeli ha poi accentuato un tema culturale
e organizzativo&#58; la necessità di superare modelli gerarchici rigidi,
che talvolta limitano l’espressione dei problemi e delle criticità,
generando frustrazione. È fondamentale creare ambienti in cui i
professionisti possano esprimersi liberamente senza timore,
contribuendo al miglioramento del sistema. Infine, ha denunciato la
perdita di un elemento chiave&#58; il senso di appartenenza all’azienda
sanitaria. Se in passato i lavoratori si identificavano fortemente
con l’organizzazione, oggi questo legame si è indebolito.
Recuperarlo è essenziale per motivare il personale, rafforzare la
coesione interna e rendere il sistema sanitario più solido e
attrattivo.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Guglielmi&#58;
attrarre
professionisti anche con politiche abitative</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Nel
suo breve intervento il consigliere Luca
Guglielmi
(Fassa), ha richiamato
la necessità di fare rete tra istituzioni (Provincia, Comuni, enti
locali) per affrontare la carenza di personale sanitario, in
particolare infermieristico, tema di rilievo nazionale. Ha
quindi
presentato un ordine del giorno con due obiettivi principali&#58;
promuovere informazione e sensibilizzazione tra i giovani per rendere
più attrattiva la professione; affrontare uno dei principali
ostacoli all’attrattività nelle aree periferiche, cioè la
difficoltà abitativa (costi elevati e scarsità di alloggi),
attraverso una mappatura delle soluzioni disponibili e l’utilizzo
degli strumenti di politica della casa&#58; attrarre
professionisti significa non solo valorizzare la formazione, ma anche
garantire condizioni concrete di vita, soprattutto nei territori più
periferici.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Biada&#58;
professione
difficile, va sostenuta anche economicamente</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Daniele
Biada
(Fratelli d’Italia) ha
espresso
un sostegno convinto al disegno di legge, riconoscendo che, pur non
risolvendo il problema, rappresenta un passo utile per affrontare la
carenza di personale sanitario. Ha
sottolineato
come il tema riguardi tutti&#58; la sanità accompagna ogni persona dalla
nascita e lungo tutta la vita, ed è quindi un servizio fondamentale.
Il dibattito è stato ampio e utile per comprendere meglio una realtà
complessa, anche da parte di chi non ha competenze dirette ma
esperienza personale o familiare. Biada
ha
riconosciuto
la qualità e la dedizione dei professionisti sanitari, evidenziando
però anche le difficoltà della professione&#58; turni impegnativi,
lavoro nei festivi e responsabilità elevate, aspetti che oggi
rendono meno attrattiva la scelta per i giovani. Ha
sottolineato l’importanza
di sostenere queste professioni anche economicamente e durante il
percorso formativo, come forma di riconoscimento per chi sceglie
consapevolmente un lavoro impegnativo ma essenziale. Infine, ha
posta
una criticità&#58; la necessità che le misure non siano temporanee ma
strutturali, per evitare interventi “spot” e garantire continuità
nel tempo.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Bosin&#58;
senza valorizzazione il sistema non regge </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
La
consigliera Maria Bosin (Patt) ha espresso un ringraziamento
ai proponenti, sottolineando come il percorso svolto abbia
rappresentato un passaggio importante nell’evidenziare una
significativa capacità di collaborazione e condivisione su un tema
particolarmente sentito. In qualità di presidente di Commissione, ha
rilevato come, anche grazie al supporto dell’assessore e della
struttura, si sia giunti a un risultato positivo, costruito in modo
condiviso. Entrando nel merito generale, ha riconosciuto il valore
della professione sanitaria, evidenziando come essa venga spesso
vissuta come una vera e propria missione, ma ha al contempo
sottolineato la necessità di garantire un adeguato riconoscimento
economico a figure che operano senza vincoli di orario e in
condizioni innegabilmente impegnative. Bosin ha quindi richiamato
l’attenzione sulla carenza di personale infermieristico, che
interessa in particolare alcuni territori e che incide direttamente
sul funzionamento dei reparti ospedalieri, compromettendo più in
generale l’intero percorso di cura e il lavoro delle strutture
sanitarie. Ha posto infine l’accento sulla necessità di promuovere
la professione tra i giovani, interrogandosi però sull’efficacia
degli strumenti attuali&#58; per incentivare nuove vocazioni è
fondamentale individuare figure adeguate e competenti, in grado di
trasmettere in modo autentico il valore e le caratteristiche di
questo percorso professionale. In tal senso, Bosin ha auspicato la
definizione di un percorso condiviso con l’assessorato e l’azienda
sanitaria, che possa coinvolgere anche i territori e i sindaci, così
da costruire iniziative concrete e realmente efficaci di
sensibilizzazione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Cia&#58;
“Serve più valorizzazione per trattenere i professionisti”</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Il
disegno di legge in discussione non è risolutivo, ma rappresenta “un
segnale importante” che potrebbe aprire la strada a ulteriori
interventi a sostegno delle professioni sanitarie. È quanto ha
sottolineato Claudio
Cia (Misto-FI),
evidenziando come dal dibattito e dagli ordini del giorno emerga “un
quadro di buon auspicio”. Tre i concetti chiave richiamati da Cia&#58;
gratificazione,
considerazione e valorizzazione.
“Quando l’assessore ha detto che i professionisti non chiedono
tanto il riconoscimento economico, pur apprezzandolo, è emerso
chiaramente il bisogno di considerazione”, ha spiegato. Secondo il
consigliere, negli ultimi anni l’aula ha lavorato proprio in questa
direzione e il disegno di legge si inserisce in questo percorso. Cia
ha poi messo in guardia dal rischio di una crescente migrazione del
personale verso il privato&#58; “Dobbiamo evitare che infermieri e Oss
scelgano contesti più favorevoli, come strutture private o
convenzionate, anche per condizioni abitative migliori offerte dalle
città”. Una dinamica che, ha precisato, non va imputata al
privato&#58; “Se il privato è più appetibile, il pubblico deve
imparare da quei modelli e adottare atteggiamenti che trattengano i
professionisti”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Zanella&#58;
“Fuga dovuta ai turni, non agli stipendi”</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Paolo
Zanella (Pd del Trentino) ha collegato la tenuta del sistema
sanitario alla necessità di una crescita economica in grado di
sostenere il welfare provinciale, offrendo anche  una lettura diversa
della fuga verso il privato&#58; “I professionisti non se ne vanno per
lo stipendio, ma per i turni. Se a parità di retribuzione si può
lavorare in laboratorio dal lunedì al venerdì, è evidente la
scelta”. Da qui la necessità di compensare adeguatamente la fatica
del lavoro su turnazione e migliorare le condizioni complessive&#58; “Se
il personale è insufficiente e sovraccarico, si innesca una spirale
di burnout”. Tra le misure ipotizzate per contrastare l’emorragia
di personale, Zanella ha citato l’introduzione della figura
dell’assistente infermiere, esprimendo però perplessità&#58;
“Riqualificare Oss che già mancano ha poco senso, la coperta è
corta”. Piuttosto, ha indicato due direttrici&#58; alleggerire gli
infermieri dalle attività improprie, spesso di natura
amministrativa, attraverso tecnologia e riorganizzazione, e immettere
rapidamente nuove risorse nel sistema. In questo quadro, ha ricordato
anche l’annuncio del ministro Orazio Schillaci sull’arrivo di
diecimila infermieri in Italia&#58; “Una soluzione emergenziale
possibile, ma di cui non si sa più nulla”. Un intervento che,
secondo Zanella, resta comunque necessario per interrompere il
circolo vizioso della carenza di personale. Il consigliere ha però
messo in guardia sul tema della qualità, riferendosi alle deroghe
introdotte durante la pandemia che consentono l’assunzione senza
titoli equipollenti o verifica linguistica&#58; “Non basta far tornare
i numeri, bisogna garantire la qualità del sistema”. Infine, un
passaggio critico sul concetto di “vocazione”&#58; “È ora di
smettere di usarlo. Parlare di vocazione rischia di indebolire il
riconoscimento professionale. Si tratta di un lavoro che richiede
studio e formazione, con un valore sociale come molti altri, ma resta
una professione”.  Zanella ha poi sottolineato l’importanza di
rafforzare le sinergie accademiche, auspicando una collaborazione tra
la facoltà di medicina e altri ambiti universitari del territorio,
come la sociologia. In conclusione, il disegno di legge è stato
definito dallo stesso Zanella un “microcontributo”, in linea con
le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che
invita a investire prioritariamente sulle persone per garantire la
sostenibilità dei sistemi sanitari.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-decoration&#58;underline;">GLI ORDINI DEL GIORNO DELL'AULA</p><h4 class="western">
<font face="Times New Roman, serif">Gli ordini del giorno</font></h4><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Proposta
di ordine del giorno n. 1</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Carenza
di infermieri e di altri professionisti sanitari&#58; garantire
attrattività attraverso soluzioni alloggiative, specialmente nelle
valli</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Paolo
Zanella (Pd del Trentino)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Il
primo punto chiede di intensificare il confronto con le Comunità di
Valle e i Comuni nei cui territori insistono presidi sanitari e
socio-sanitari per l'individuazione di strutture esistenti da
destinare a foresterie per professionisti sanitari e studenti,
sostenendone la riconversione.  Emendato il secondo punto che  chiede
di valutare la possibilità, nell’ambito del progetto Ri-val, di
destinare, compatibilmente con le disponibilità a bilancio, una
quota di alloggi già ricompresi nel medesimo progetto alle finalità
abitative del settore sanitario. Parere favorevole dell’assessore
Tonina, perché questa proposta di Ordine del giorno. Ha ricordato
che alcune Comunità hanno investito milioni per riqualificare
foresterie in questo senso. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Approvato
all’unanimità.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Proposta di ordine del giorno n.
2 
</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>
Presidiare la necessita’ di
incentivi anche per i corsi di laurea delle altre professioni
sanitarie</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Paolo
Zanella (Pd del Trentino)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">L’ordine
del giorno, emendato, chiede di  monitorare, nell’ambito del nuovo
Piano triennale delle attività formative di interesse sanitario
2026-2029, l’andamento delle iscrizioni ai corsi di laurea di
ambito sanitario e l’eventuale carenza di professionisti nei
servizi sanitari e socio-sanitari, anche al fine di valutare,
compatibilmente con le disponibilità di bilancio, l’eventuale
estensione di analoghi incentivi in favore degli studenti di altri
corsi di laurea, ove sussista una effettiva carenza di tali
professionisti. Anche su questo testo, a seguito dell’emendamento
che prevede in prospettiva che sia applicato anche per altri corsi di
laurea che possano risultare meno attrattivi in futuro, l’assessore
Tonina ha espresso parere favorevole.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Approvato
all’unanimità.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Ordine
del giorno n.3 (emendato)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Misure
per potenziare il reperimento di infermieri professionali </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Luca
Guglielmi (Fassa) e Walter Kaswalder (Patt)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Il
provvedimento impegna la Provincia, in collaborazione con gli enti
locali, a promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sul
valore e sulle opportunità della professione infermieristica, con
l’obiettivo di favorire l’accesso dei giovani trentini ai
percorsi formativi dedicati. Prevede inoltre, anche nell’ambito del
progetto RI-VAL, una mappatura delle soluzioni abitative disponibili
da destinare anche al personale sanitario, per rendere più
attrattivo il trasferimento e la permanenza nelle aree periferiche. 
Anche su questo parere favorevole dell’assessore Tonina.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Approvato
all’unanimità</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Proposta
di ordine del giorno n. 5</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Modifiche
ai contributi finanziari per le specializzazione del personale
sanitario laureato non medico</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Francesca
Parolari (Pd del Trentino)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
L’ordine
del giorno chiede di definire un percorso di revisione della
normativa della disciplina provinciale relativa al sostegno della
formazione specialistica del personale sanitario laureato non medico,
residente in Provincia di Trento, in coerenza con le indicazioni
ministeriali di prossima emanazione, valutando, compatibilmente con
le disponibilità di bilancio e tenuto conto delle effettive
esigenze, l’opportunità di ricalibrare l’entità del sostegno
finanziario e la durata degli obblighi lavorativi presso le strutture
sanitarie pubbliche o convenzionate.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Approvato
all’unanimità</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Proposta
di ordine del giorno 6</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Iniziative
per favorire la mobilità professionale e l'interscambio tra il
personale infermieristico di ASUIT e delle Aziende Pubbliche di
Servizi alla Persona </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Francesca
Parolari (PD del Trentino)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Il
testo, emendato, prevede la possibilità di effettuare esperienze
incrociate tra ospedali ed RSA pubbliche, visto che i lavori sono
entrambi dipendenti pubblici per consentire lo scambio di maggiori
pratiche. L’emendamento condiviso dall’assessore prevede un solo
punto che chiede di valutare, nell’ambito delle direttive APRaN, di
dare indicazioni per l’individuazione di strumenti contrattuali
utili al progressivo allineamento dei profili sanitari e socio
sanitari e dei trattamenti economici tra i due comparti. L’assessore
Tonina ha spiegato che l’emendamento nasce dalla consapevolezza che
la competenza si garantisce sul tavolo e nell’ambito delle
direttive di APRaN. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
L’emendamento
è stato approvato all’unanimità. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Proposta
del giorno n.7 (emendata)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>Misure
urgenti per l’attrattività delle professioni sanitarie nelle zone
ad alta tensione abitativa&#58; attivazione di un modello di locazione
istituzionale tramite ASUIT </strong>
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Maria
Bosin (PATT)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Soppressi
i punti 2 e 3 del dispositivo, l’Ordine del Giorno prevede che
l’Asuit faccia una valutazione sul fatto di prendere in affitto
direttamente degli appartamenti per metterli poi a disposizione del
personale dipendente. Su questo tema, l’assessore Mario Tonina ha
ribadito l’importanza di lavorare su temi come quello della casa e
di destinare risorse in questa direzione. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Approvato
all’unanimità.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Voto unanime. Approvati anche sei ordini del giorno accessori alla legge]]></intro>
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<item>
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<title><![CDATA[Nomina e mozioni in Consiglio]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183916</link>
<pubDate>Wed, 15 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p style="text-align&#58;justify;"></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Seduta articolata in Consiglio provinciale di Trento tra nomine, confronto politico e votazioni su temi ambientali e sanitari. Dopo il via libera al ddl sulla formazione infermieristica, l’aula ha affrontato due mozioni con esiti opposti&#58; respinta quella sul potenziamento della vigilanza boschiva, approvata all’unanimità invece la proposta per rafforzare la prevenzione visiva.&#160;</p><h4>La nomina di Silvano Dominici</h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Dopo l’approvazione del disegno di legge unificato in materia di formazione del personale infermieristico, l’aula ha votato la nomina, proposta dalle minoranze, di Silvano Dominici, sindaco di Novella, come componente indicato dalle minoranze del cda di Interbrennero. La votazione ha visto 31 votanti, 13 schede bianche, 1 nulla e 17 voti a favore.</p><h4>Le mozioni</h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Mozione 162 <strong>Lucia Coppola </strong>(Avs)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Potenziare il personale della vigilanza boschiva</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La mozione della consigliera di Avs intende impegnare la Giunta a strutturare un progetto che porti al recupero almeno parziale degli orti forestali abbandonati o dati in gestione ad altri enti; a potenziare le squadre boschive stagionali della Pat; a sostenere, anche finanziariamente oltre che nei percorsi formativi, gli enti pubblici proprietari di boschi, Comuni, ASUC, Regole affinché si dotino di personale stagionale qualificato, permettendo la possibilità di passaggio al ruolo di dipendenti pubblici; a potenziare il personale del settore della vigilanza boschiva; a implementare una formazione continua del personale di vigilanza anche nel settore della sicurezza del lavoro nel bosco, la gestione dei pascoli in alta quota, i rischi idrogeologici e valanghivi dei rispettivi territori di competenza, gli interventi tesi al potenziamento della biodiversità naturale.&#160;</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Parere contrario della Giunta provinciale sulla mozione dedicata alla gestione dei boschi. L’assessore<strong> Roberto Failoni </strong>ha motivato il diniego sostenendo che i controlli esistono già e che il sistema forestale funziona, ricordando gli interventi garantiti dai servizi forestali per la manutenzione del territorio e la stabilità del suolo. Ha inoltre sottolineato gli investimenti&#58; oltre 15 milioni di euro per la manutenzione e più di 9.500 euro destinati alla formazione del personale operaio. Nel dibattito in aula, diversi consiglieri di opposizione hanno contestato la posizione della Giunta. <strong>Roberto Stanchina </strong>(Campobase) ha evidenziato i contenuti “propositivi” della mozione, suggerendo possibili sperimentazioni condivise con enti locali, associazioni e mondo venatorio. Critiche anche da<strong> Paola Demagri</strong> (Casa Autonomia.eu), che ha giudicato poco appropriato l’invito rivolto alla proponente a “fare una passeggiata nei boschi” e ha chiesto maggiore chiarezza sui dati forniti. Sulla stessa linea <strong>Michela Calzà </strong>(Pd del Trentino), che pur riconoscendo l’efficienza della struttura provinciale ha indicato la necessità di maggiori investimenti nelle risorse umane, anche in relazione allo sviluppo turistico. <strong>Filippo Degasperi </strong>(Onda) ha invece definito “incomprensibile” il parere contrario, mettendo in dubbio la coerenza tra le dichiarazioni pubbliche della Giunta e la decisione finale, oltre a criticare il tono utilizzato nel dibattito. In replica, Failoni ha ribadito l’impegno della Provincia, citando nuove assunzioni e interventi anche sul fronte turistico. La proponente<strong> Lucia Coppola </strong>(AVS) ha rivendicato il carattere politico della mozione, chiedendo maggiore rispetto e apertura al confronto&#58; secondo la consigliera, alcuni punti avrebbero potuto essere accolti con un atteggiamento più collaborativo.&#160;<span style="font-family&#58;inherit;">La votazione ha visto la mozione respinta con 14 favorevoli e 18 contrari.&#160;</span></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Mozione 289<strong> Vanessa Masè </strong>(La Civica) (emendato)</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Un piano per la prevenzione visiva</strong><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La mozione della consigliera della Civica, <strong>Vanessa Masè</strong>,&#160;emendata in aula in accordo con l’assessore <strong>Mario Tonina</strong>, impegna la Giunta a monitorare la prosecuzione da parte dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino dello screening visivo in età pediatrica promosso nelle scuole dell’infanzia, sostenendone l’adesione attraverso un’opportuna sensibilizzazione delle famiglie e monitorandone i risultati e a implementare le azioni volte a sostenere le attività di screening visivo della retinopatia diabetica anche ai fini epidemiologici, con particolare attenzione alle persone anziane ed alle aree periferiche monitorandone i risultati in termini di costo-efficacia.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">L’assessore <strong>Tonina </strong>ha dato parere favorevole, ricordando come vi sia stata anche passato occasione di discutere di questi temi che meritano una “operatività da parte di chi deve dare giuste risposte”. Gli emendamenti tengono conto di quanto viene già effettuato a livello di screening e a quelli in fase di attivazione e vuole ampliare le possibilità di screening.&#160;&#160;<strong style="font-family&#58;inherit;">Paola Demagri</strong><span style="font-family&#58;inherit;"> (Casa Autonomia.eu) ha ricordato come nell’ambito del bilancio avessero sostenuto che 600 mila euro fossero pochi per la prevenzione. Nel dettaglio della mozione, ha parlato del ruolo dell’ortottista, chiedendo una valutazione da parte dell’assessore affinché sia valutata questa figura in tutti i distretti, perché sono “difficilmente reperibili”. Per quanto riguarda il secondo punto, orientato più all’area anziana ha parlato del lavoro che va fatto attraverso i PDTA, perché “la retinopatia diabetica non può sfuggire in un percorso” e ha auspicato un “ritorno al passato” quando veniva prenotata direttamente la visita “a fini diagnostici, terapeutici”. Ha chiesto che sia aumentata anche l’offerta in termini di disponibilità di visite.&#160;&#160;</span><strong style="font-family&#58;inherit;">Antonella Brunet </strong><span style="font-family&#58;inherit;">(Lista Fugatti) ha ricordato l’importanza della prevenzione e ha sottolineato l’attenzione alle aree periferiche&#58; “Nelle aree periferiche mancano questi servizi e offrire queste visite è importante. Credo sarebbe importante riuscire a lavorare nella direzione auspicata dalla consigliera Masè perché la vista è essenziale ed è molto importante curarla”.<strong> Francesco Valduga</strong> (Campobase) si è espresso a favore della mozione presentata dalla consigliera Masè, sottolineando “l’attenzione ad una fascia di popolazione in cui è importante dare prevenzione. Le patologie di cui parliamo si sviluppano in maniera fin troppo subdola. E’ troppo facile per noi “neo presbiti” prescriverci gli occhiali. La fisiologica o parafisiologica perdita della vista è l’occasione per fare prevenzione e questa è una opportunità di controllo che non possiamo perdere”.&#160;</span></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La votazione ha visto la proposta di mozione approvata all’unanimità.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​Al termine della votazione, il presidente <strong>Claudio Soini </strong>ha chiuso i lavori che riprenderanno domani alle ore 10.00<br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><br></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Silvano Dominici nel cda di Interbrennero. Via libera alla prevenzione visiva, bocciata quella sui boschi ]]></intro>
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</item>
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<title><![CDATA[Sì alle mozioni sulla zootecnia e scuole aperte]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183917</link>
<pubDate>Thu, 16 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p class="ms-rteElement-paragrafo"><em style="font-family&#58;inherit;">​​In
apertura delle seduta odierna del Consiglio, Sabrina Monti è stata
nominata, su indicazione delle minoranze, con 13 voti nel collegio
dei revisori dei conti della Fondazione del Museo storico. Si è poi
continuato con la trattazione delle mozioni. La prima, quella di
Antonella Brunet che è stata approvata con voto unanime. Sì,
dopo un confronto con l’assessore Francesca Gerosa, anche alla
proposta di Paola Demagri (Casa autonomia) e Michele Malfer
(Campobase) sull’utilizzo per i giovani delle strutture
scolastiche.</em></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<br>

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
<strong>Antonella
Brunet (Lista Fugatti) 
</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong>
Inserire
i prodotti trentini nelle filiere turistiche&#160;</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Approvata
all’unanimità la mozione della consigliera della Lista Fugatti che
con l’emendamento è stata rafforzata ampliando il perimetro dei
soggetti coinvolti, includendo – oltre a FEM, Cooperfidi e
Federazione della Cooperazione – anche organizzazioni professionali
ed enti rappresentativi del mondo agricolo.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo">Sul
piano operativo, si punta al rilancio del Marchio Qualità Trentino
(QT) attraverso Trentino Marketing, con l’obiettivo di aumentare la
consapevolezza tra operatori e consumatori, ampliare la gamma dei
prodotti certificati e favorire collaborazioni tra agricoltura,
turismo e distribuzione. Parallelamente, si promuove una maggiore
integrazione tra comparto turistico, agroalimentare e zootecnico per
rafforzare la promozione dei prodotti locali, migliorandone il
posizionamento nelle filiere turistiche e spingendo, a livello
nazionale ed europeo, per una maggiore trasparenza in etichetta
sull’origine delle materie prime. Parere positivo è stato espresso
dall’assessora Zanotelli, perché la mozione rafforza un percorso
avviato da tempo da parte della Giunta e ha ricordato che la
promozione dei prodotti alimentari, affidato a Tm, è uno dei cavalli
di battaglia dell’esecutivo. A partire dal fatto che gli
agriturismo della nostra provincia offrono il 100% dei prodotti di
produzione trentina. Infine, Zanotelli ha ricordato lo sforzo
dell’assessorato per il rilancio del settore zootecnico. Vanessa
Masè (La Civica) ha pienamente condiviso la mozione che ha definito
di profonda attualità e che va nel verso delle richieste (su tutti
lo stimolo a consumare trentino) del mondo della zootecnia emerse
nelle recenti audizioni in commissione. Anche Roberto Stanchina
(Campobase) ha condiviso la proposta di Brunet che, anche a suo
parere, si inserisce nelle risposte alle richieste emerse nella
audizione in commissione, promossa dallo stesso Stanchina, del mondo
zootecnico. Ma, ha aggiunto che il problema del prodotto trentino non
si risolve con gli appelli al consumo da parte dei trentini. Gli
esercenti trentini purtroppo offrono ancora troppi prodotti
provenienti da fuori, basti pensare il prosecco, al posto di quelli,
spesso migliori e più genuini, trentini. Inoltre, il consigliere di
Campobase, ha auspicato una riforma della promozione. Sul marchio
qualità trentino, che ha 15 anni, ha ricordato che non ci si può
limitare ad un adesivo sulla vetrina perché è un impegno serio a
favore della produzione locale. Michela Calzà (Pd) ha ricordato che
sul settore lattiero caseario serve una programmazione a lungo
termine e con un approccio sinergico, in particolar modo con il
turismo, per promuovere il valore del prodotto, soprattutto di fronte
alla crisi dei marchi di qualità. Per Lucia Coppola (Avs) ha
ricordato la crisi del mercato del latte che è stata definita, in
una lettera di Latte Trento ai soci, di proporzioni mai viste e che
quindi si sarebbe dovuti arrivare ad ridurre le mucche da latte. Un
problema anche morale, ha ricordato Coppola, sul quale peraltro nelle
audizioni in Terza commissione si sono avute rassicurazioni. Ma oggi,
anche a fronte alle divisioni nel mondo della cooperazione, il peso
della crisi, a fronte di un lungo periodo di silenzio della Giunta,
pesa tutta sugli allevatori e sui loro animali con un danno al
patrimonio, anche identitario, del Trentino. In replica, Antonella
Brunet, ha ricordato che questa mozione vuole essere un grande
stimolo per gli operatori turistici e un appello all’unione che fa
la forza. Riprendendo i passaggi dell’intervento di Giulia
Zanotelli, ha evidenziato che la Giunta ha investito 10 milioni per
il rinnovamento delle malghe e, molto importante, ha avviato corsi
per i giovani che vogliono impegnarsi nella zootecnia. Infine, la
consigliera ha proposto un’audizione in commissione per capire
quale lavoro viene svolto da Tm sulla promozione. Paola Demagri (Casa
Autonomia) in conclusione discussione ricordando che l’assessora ha
sempre respinto le sue proposte di mozione rispondendo che la Giunta
faceva già tanto. Stefania Segnana (Lega) ha difeso Zanotelli.
Perché, ha detto, ha svolto un lavoro importante con l’assessore
Failoni. Un lavoro pienamente riconosciuto dalle categorie agricole.
Infine, ha ricordato l’importanza dell’accordo Concast - Latte
Trento. Un ottimo punto di partenza, ha aggiunto Stanchina, ma si
deve continuare a lavorare perché venga portato concretamente
avanti. Inoltre, ha detto ancora, vanno ampliati i controlli per il
rispetto delle norme e non basta spendere 10 milioni per le malghe
quando nessuno vuol più produrre in queste strutture.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong style="font-family&#58;inherit;">Paola
Demagri&#160;(Casa Autonomia),  Michele Malfer Roberto Stanchina Chiara
Maule (Campobase)</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><strong style="font-family&#58;inherit;">Promuovere
gli edifici scolastici come spazi di comunità</strong></p><p class="ms-rteElement-paragrafo">
Approvata
all’unanimità anche la mozione della consigliera di Casa Autonomia
e degli esponenti di Campobase. Dopo un confronto con l’assessora
Gerosa il dispositivo è stato interamente riformulato e impegna la
Giunta  “in coerenza con l’atto di indicizzo delle politiche
giovanili, in collaborazione con i Piani Giovani, avviare in via
sperimentale con uno o più istituti  scolastici un progetto di
apertura degli spazi alle realtà giovanili del corrispondente
territori, monitorando partecipazione soddisfazione delle famiglie,
impatto sul benessere”. Prima di raggiungere l’accordo con i
proponenti l’assessore Gerosa ha ricordato che l’integrazione
delle scuole con il territorio è già normata e nell’atto di
indirizzo delle politiche giovanili si prevedono già risposte
operative con la previsione di protocolli di utilizzo degli edifici
scolastici. Michele Malfer (Campobase) ha ricordato il no del suo
gruppo agli atti di indirizzo della Giunta perché esprimono grandi
principi ma manca la “messa a terra”. La mozione, ha aggiunto,
pone l’attenzione su un tema, quello delle politiche giovanili,
strategico per la comunità. Anche per affrontare temi come la
fragilità relazionale o la solitudine nei confronti dei quali le
risposte esistenti non sono ancora sufficienti.  Lucia Coppola (Avs)
ha ricordato che il dibattito sull’apertura delle scuole è
“antico”, ma non ha mai portato a risultati concreti a fronte di
un crescente bisogno di spazi per i giovani penalizzati dalle scelte
urbanistiche e di fronte ad una società che ha bisogno di luoghi di
scambio e integrazione. L’esponente di Avs ha ricordato le
esperienze positive, nel quadro delle rigenerazione urbana, di Milano
e Brescia con “Scuole aperte”; “Scuole al centro del quartiere”
e in tutto il Paese col progetto “Scuola bene comune”. Per il Pd
Francesca Parolari ha detto che la mozione, in sostanza, chiede di
attuare la legge sulla scuola che prevede l’utilizzo delle
strutture scolastiche nei mesi estivi e nelle ore extrascolariche.
Filippo Degasperi (Onda) ha ricordato che le scuole per legge si
possono aprire, ma servono investimenti e un ruolo di regia della
Pat. Inoltre, ha ricordato che in Trentino ci sono tante scuole
chiuse per motivi demografici e dimenticate e che, se ci fosse la
disponibilità della Giunta a investire, potrebbero essere facilmente
utilizzate. Roberto Paccher (Lega) ha sottolineato che l’apertura
delle scuole d’infanzia a luglio ha trovato il muro
dell’opposizione, il no a prescindere perché il mondo della scuola
viene ritenuto una prerogativa della sinistra. Ma i tempi sono
cambiati e la visione della Giunta sulla continuità dei servizi ha
una ricaduta positiva sulle famiglia.&#160;
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo"><br></p>]]></description>
<intro><![CDATA[Approvate dal Consiglio in mattinata]]></intro>
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</item>
<item>
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<title><![CDATA[Scuola dell’infanzia: bocciato il ddl popolare]]></title>
<link>https://www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/Pages/articolo.aspx?uid=183918</link>
<pubDate>Thu, 16 apr 2026 00:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<div style="text-align&#58;justify;">​<span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">​​Il
Consiglio prov</span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">inciale ha respinto
i</span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">l </span><a href="/attivita/atti-politici/Pages/atto.aspx?uid=3004422" style="font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;background-color&#58;#ffffff;">disegno
di legge n. 41/XVII</a><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">, di
iniziativa popolare, “Modificazione dell’articolo 5 della legge
provinciale sulle scuole dell’infanzia 1977”. Il provvedimento,
depositato il 27 settembre 2024 e promosso da un comitato composto
dalle educatrici</span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;"> <strong>Michela Lupi</strong></span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;"><strong>,
</strong></span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;"><strong>Giorgia Sannicolò</strong></span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;"><strong>
e </strong></span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;"><strong>Raffaella Fiorio</strong></span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">,
è sostenuto da 5.865 firme di cittadini. L’obiettivo dichiarato è
quello di tutelare l’impianto e la qualità del sistema educativo
trentino nella fascia 3-6 anni, esprimendo una netta contrarietà
all’eventuale apertura delle scuole dell’infanzia nel mese di
luglio. Il testo interviene sulla legge provinciale n. 13 del 1977,
prevedendo che le scuole dell’infanzia siano aperte per un massimo
di 10 mesi all’anno, per cinque giorni alla settimana e per non
meno di sette ore al giorno, escludendo dunque il mese di luglio dal
calendario scolastico. Il disegno di legge è stato esaminato dalla
</span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">Quinta Commissione consiliare</span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">,
che nella seduta del 29 ottobre scorso </span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">ha
espresso parere negativo</span><span style="color&#58;#5a6772;font-family&#58;inherit;font-size&#58;18px;text-align&#58;justify;">, con
un voto favorevole e cinque contrari. Nel corso dell’iter, il 3
aprile 2025 si è svolta anche un’audizione pubblica, durante la
quale sono intervenuti rappresentanti del comitato promotore e del
mondo della scuola, tra cui docenti ed esperti del settore educativo.</span></div><h4>La discussione
generale</h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">In
apertura di seduta, la consigliera <strong>Lucia
Coppola</strong>
(AVS), definendo il provvedimento “un ddl importante”, ha chiesto
la rilettura della relazione di minoranza della V Commissione.  Al
termine dell’intervento del relatore Michele Malfer (Campobase),
Coppola ha sottolineato il valore dell’iniziativa popolare alla
base del disegno di legge, evidenziando come negli ultimi tempi si
sia tornati a discutere con maggiore attenzione del tema della scuola
all’interno del Consiglio provinciale. “La scuola è spesso stata
l’eterna cenerentola di quest’aula – ha affermato – più
frequentemente considerata un problema che un luogo di formazione di
individui consapevoli”. La consigliera ha quindi richiamato la
necessità di superare un approccio limitato agli aspetti logistici,
sottolineando che il benessere di studenti e personale richiede
interventi più ampi e strutturati.  Riferendosi all’ipotesi di
apertura delle scuole nel mese di luglio, Coppola ha parlato di un
grave “vulnus”, denunciando l’assenza di un confronto con il
personale docente e criticando un intervento “varato dall’alto
senza le opportune conoscenze”. Ha inoltre evidenziato la mancanza
di adeguati investimenti provinciali in formazione e nuove risorse.
Nel suo intervento, la consigliera ha infine richiamato il valore del
tempo libero nello sviluppo dei più giovani&#58; “Il cosiddetto
‘tempo’ libero è fondamentale per la crescita delle bambine e
dei bambini, che devono poter vivere esperienze all’aria aperta non
strutturate”. Un riferimento al “diritto all’ozio”, inteso
come momento essenziale per la formazione della personalità e il
benessere. Dopo aver ricordato anche la propria esperienza personale,
ha ringraziato le proponenti del disegno di legge.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">
<strong>Francesca Parolari</strong> (Pd
del Trentino) ha richiamato
le riflessioni della pedagogista Annalisa Pasini contenute nel volume
“Per tetto una legge”,
pubblicato dalla Provincia in occasione dei 40 anni della legge 13.
Al centro dell’intervento, una visione articolata della scuola
dell’infanzia, letta attraverso tre dimensioni&#58; istituzione,
organizzazione e servizio. “La scuola — sottolinea Parolari
citando Pasini — è prima di tutto un’istituzione, cioè un
insieme stabile di valori, ruoli e aspettative riconosciuti dalla
società”. In questo senso, svolge una triplice funzione&#58;
economica, sociale e culturale. Accanto a questo, emerge il profilo
organizzativo&#58; “Serve una struttura efficiente, fondata su regole
chiare e su una definizione precisa delle responsabilità, in cui i
docenti rappresentano il perno del sistema”. Ma è soprattutto
nella dimensione di servizio che si gioca la sfida più attuale&#58; la
scuola non è una “macchina chiusa”, bensì una realtà aperta,
in relazione con famiglie e comunità. “Essere servizio —
chiarisce — non significa piegarsi a ogni richiesta delle famiglie,
ma offrire un’opportunità educativa qualificata, capace di
accompagnare lo sviluppo dei bambini”.  Da qui il richiamo alla
centralità del bambino&#58; “Metterlo al centro come protagonista del
proprio apprendimento significa attivare davvero i processi
educativi”.  Ha quindi parlato
della necessità di rispondere
alle fragilità che i contesti educativi stanno intercettando,
chiedendo classi meno affollate e maggiore supporto anche economico
al sistema degli insegnanti, dei quali, ha detto, vi
è anche carenza. Sulla questione del mese di luglio, ha detto che la
risposta non è “l’immobilismo sulle decisioni giù assunte in
modo unilaterale, e continuare così alimentare il muro contro muro
che va avanti da sei anni. La risposta è creare partnership con
cooperative sociali, per fornire servizi di qualità alle famiglie e
contemporaneamente dare respiro alle insegnanti. Lo stesso respiro
che dovrebbe essere garantito durante l’anno con un sistema più
flessibile”. “In conclusione,
credo che la scuola dell’infanzia abbia bisogno di un approccio
sistemico, non di singoli interventi”. Ha quindi annunciato voto di
astensione.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Per
<strong>Paola Demagri</strong> (Casa Autonomia.eu) questo disegno di
legge “non nasce nei corridoi della politica, ma nelle mani dei
cittadini&#58; già questo dovrebbe imporci una riflessione”, afferma
Demagri, ricordando le oltre 5000 firme raccolte. “Quando famiglie,
educatori e pedagogisti si espongono, la politica ha il dovere di
ascoltare. Non per cortesia, ma per mandato democratico”. La
consigliera ha criticato il metodo adottato finora dalla Giunta,
definendolo “un approccio di forzatura, non di motivazione”,
privo di un reale percorso di ascolto e confronto con i soggetti
coinvolti. “Quando si parla di infanzia, il metodo è già merito&#58;
il modo in cui si decide racconta la qualità della decisione”. Nel
merito, Demagri ha ribadito una posizione condivisa da molti esperti
del settore&#58; “Dieci mesi di scuola dell’infanzia sono pienamente
sufficienti per garantire un percorso educativo equilibrato e
rispettoso dei tempi dei bambini”. Si tratta, ha precisato, “non
di un’opinione politica, ma di un principio pedagogico
consolidato”. Un altro punto centrale riguarda la distinzione tra
funzione educativa e servizio di conciliazione&#58; “Sono due ambiti
diversi, con finalità e competenze differenti. La scuola
dell’infanzia non può diventare un contenitore universale o un
parcheggio sociale”. Infine, ha spostato l’attenzione sul
personale educativo&#58; “Estendere il servizio oltre i dieci mesi
significa uscire dalla cornice contrattuale, organizzativa e
formativa, chiedendo agli insegnanti di svolgere un lavoro diverso da
quello per cui sono stati formati”. Per Demagri, il disegno di
legge difende un principio chiaro&#58; “L’infanzia è un bene
pubblico e va tutelata con norme condivise, rispettose delle
competenze e dei bisogni reali dei bambini”. Ha quindi annunciato
voto favorevole.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Roberto
Paccher </strong>(Lega) ha parlato di un provvedimento nato come risposta
ad una emergenza nata nel periodo di Covid. “Ricordo quando
l’allora assessore Bisesti chiese un sacrifico per permettere ai
genitori di poter respirare e ai bambini di poter proseguire quella
attività didattica che non era stato possibile fare nei mesi di
chiusura”. Ha quindi parlato di un “sabotaggio”, fatto facendo
riferimento a problemi di sicurezza. “Nel 2020 abbiamo 7666 bambini
iscritti al periodo”. “Credo che chi deve amministrare una
Provincia deve valutare anche altri aspetti e non limitarsi non solo
a quello del legittimo contratto di lavoro. Negli anni successivi c’è
stata nuovamente l’apertura delle scuole per l’infanzia a luglio
e c’è stata una ulteriore crescita, a 7900 con una percentuale
ancora più alta con l’80% contro il 69% del mese di giugno. A
dimostrazione che è una scelta che ha avuto apprezzamento da parte
dei genitori. Ad oggi questi dati sono consolidati, con una adesione
molto elevata, superiore ad altri mesi nei quali la scuola
dell’infanzia è aperta”.  “Quando noi amministratori
provinciali – ha detto parlando delle necessità delle famiglie –
“dobbiamo occuparci anche del possibile risparmio e questo è un
servizio ulteriore che offriamo alle famiglie”. “I dati – ha
detto – che dal 2020 al 2024 parlano di una costante crescita degli
iscritti”. Ha quindi paragonato i costi della scuola per l’infanzia
e del nido con quelli del privato, rilevando come le famiglie, avendo
la possibilità di mandare i figli a scuola a luglio, hanno un
risparmio. “Io dico che non c’è niente obbligatorio. Chi vuole
mandare i figli a scuola a luglio li manda, chi li vuole mandare li
manda. Non demonizziamo un intervento che risponde alle esigenze
delle famiglie che grazie a questo possono risparmiare più di
milletrecento euro in un mese”. 
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;"><strong>Filippo
Degasperi </strong>(onda) ha detto che in Provincia di Trento si fa peggio
che nel resto d’Italia&#58; “Nel caso della scuola dell’infanzia,
il Trentino non fa meglio dello Stato&#58; fa peggio”, afferma,
sottolineando come le insegnanti risultino escluse da una serie di
riconoscimenti garantiti altrove. Tra questi, il mancato
riconoscimento del precariato ai fini dell’anzianità, l’esclusione
dal bonus “Buona scuola” e dai concorsi per dirigente e ispettore
scolastico. “Sono trattate come una categoria a parte, ma con
condizioni peggiori”. Nel mirino anche l’estensione a undici mesi
del servizio&#58; “Un’ulteriore condizione peggiorativa rispetto al
resto d’Italia. Un ottimo uso dell’autonomia, si potrebbe dire
con ironia”. Degasperi richiama inoltre gli impegni assunti in
campagna elettorale nel 2023, citando in particolare la posizione di
Fratelli d'Italia&#58; “Si parlava di ‘imitare l’Alto Adige’,
quindi di un calendario più breve e di servizi estivi separati. Oggi
siamo all’opposto”. L’attuale modello trentino, con undici mesi
di attività, viene definito “un unicum a livello nazionale”. “Se
fosse una buona idea, qualcuno l’avrebbe copiata. E invece non
accade”. Infine, una critica al sistema complessivo dei servizi&#58;
“L’aumento della domanda è anche conseguenza del taglio di
alternative. Le famiglie non scelgono liberamente&#58; spesso non hanno
scelta”. “Le famiglie non sono cambiate. Sono cambiati i servizi
e i diritti dei lavoratori. È lì che bisogna intervenire”. Ha
quindi detto che quella della scuola a luglio è una strategia per
risparmiare sui servizi per le famiglie&#58; “Per altre fasce d’età
è stato deciso di mettere fondi per offrire servizi. Otto milioni di
euro”. E’ stato possibile mettere a disposizione 8000 posti per i
corsi estivi gestiti dal terzo settore per i bambini della primaria e
delle scuole medie, ma per l’infanzia no”.  “Tutto sulle spalle
delle insegnanti e dei comitati di gestione. E voi vi vantate dei
numeri, ma non avete dato alle famiglie alternative”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La
consigliera <strong>Lucia Maestri </strong>(PD del Trentino) è intervenuta nel
dibattito denunciando una gestione politica che ha alimentato
divisioni invece di risolverle. Nel mirino, innanzitutto, le parole
del consigliere Paccher&#58; “Definire scioperi e manifestazioni come
‘opere di sabotaggio’ è inaccettabile. Il diritto di sciopero è
sancito dallo Statuto dei lavoratori ed è uno strumento legittimo
per esprimere dissenso”. Maestri ha parlato apertamente di “un
abominio” e ha invitato la maggioranza a riconoscere il valore di
questo diritto.  La consigliera ha evidenziato poi una frattura non
ricomposta tra famiglie e docenti&#58; “Si è costruita una
contrapposizione artificiale tra esigenze di conciliazione e diritti
delle insegnanti. È una narrazione tossica che la politica avrebbe
dovuto evitare”. Sul piano dei dati, Maestri ha sottolineato le
criticità tra iscrizioni e frequenza reale&#58; “I numeri di adesione
sono stati spesso confusi con quelli della presenza effettiva. In
realtà, la frequenza nei mesi estivi è molto più bassa, anche per
le condizioni ambientali delle strutture”. Un tema, ha osservato,
emerso anche attraverso gli interventi successivi della Giunta, tra
monitoraggi settimanali e misure sul raffrescamento delle scuole.
Critiche anche all’impostazione culturale del dibattito&#58;
“Continuare a dire che la scuola dell’infanzia non è
obbligatoria è una scorciatoia. È parte integrante del sistema
educativo e non può essere ridimensionata per giustificare scelte
politiche”. Infine, l’affondo politico&#58; “Qui è mancata la
politica. Il suo compito è tenere insieme i bisogni delle famiglie,
la qualità del servizio e i diritti delle lavoratrici. Su questo
punto il centrodestra ha abdicato al proprio ruolo”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il
consigliere <strong>Michele Malfer</strong> (Campobase) è intervuto nel
dibattito sul disegno di legge di iniziativa popolare sulla scuola
dell’infanzia, riconoscendo innanzitutto il valore del percorso
partecipativo&#58; “È un contributo importante al dibattito e
all’esercizio della democrazia”. Malfer ha chiarito come il nodo
della conciliazione tra tempi di vita e lavoro sia reale, ma contesta
la soluzione adottata&#58; “L’estensione al mese di luglio non è la
risposta giusta”.  Tre le criticità evidenziate. La prima riguarda
il metodo&#58; “Una scelta così rilevante è stata introdotta senza un
coinvolgimento reale degli insegnanti, che non sono esecutori ma una
comunità professionale”. La seconda è di sistema&#58; “I dati
mostrano che la frequenza estiva è più bassa e disomogenea. Il
bisogno esiste, ma non giustifica l’estensione dell’intero
sistema”. A questo si aggiungono effetti concreti, come “carichi
di lavoro crescenti e una fuga verso altri ordini di scuola, dove le
condizioni sono più sostenibili”. Il punto più critico, secondo
Malfer, è però quello pedagogico&#58; “La scuola dell’infanzia non
è un servizio qualsiasi. Il tempo estivo non è un vuoto da
riempire, ma un tempo diverso, fatto di gioco, scoperta e libertà”
Infine, il richiamo al ruolo del territorio&#58; “Il Trentino dispone
di una rete di associazioni e realtà educative che va valorizzata,
non compressa”. Il rischio, avverte, è quello di “trasformare la
scuola dell’infanzia in un servizio di conciliazione, snaturandone
la funzione educativa”. “Non è una questione tra dieci e undici
mesi, ma di visione. Serve distinguere tra educazione e conciliazione
e costruire risposte più strutturate”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Il
consigliere <strong>Andrea de Bertolini </strong>(PD del Trentino) è
intervenuto sul disegno di legge di iniziativa popolare sulla scuola
dell’infanzia, riconoscendo il valore del percorso partecipativo
che lo ha originato&#58; “Un contributo importante al dibattito e
all’esercizio della democrazia”. De Bertolini ha rivendicato il
confronto con il comitato promotore, pur nella diversità di
posizioni&#58; “Il dialogo è stato utile e mi ha consentito di
approfondire il tema, ma mantengo il mio convincimento&#58; non ritengo
sbagliata l’apertura della scuola dell’infanzia nel mese di
luglio”. Il consigliere ha sottolineato tuttavia la complessità
del dibattito, evidenziando il peso della dimensione sindacale&#58; “Si
tratta di una questione centrale, che riguarda la tutela e la dignità
del lavoro. Non è un problema giuridico, ma politico, e come tale va
affrontato, altrimenti continuerà a generare tensioni”. Un
passaggio rilevante è stato dedicato al tema dell’interesse del
minore, anche alla luce del contributo emerso nel dibattito
consiliare&#58; “Non è solo una questione di conciliazione. È in
gioco l’interesse superiore del bambino, che deve orientare le
scelte pubbliche”. Infine, il richiamo al contesto sociale&#58; “Il
percorso argomentativo presentato è rigoroso. Si possono discutere
le premesse – ed è legittimo farlo – ma, se non vengono messe in
discussione, le conclusioni risultano difficilmente contestabili. “La
collega Parolari ha richiamato un concetto importante&#58; quello della
solitudine educativa. Non si tratta di cercare semplicemente
compensazioni, ma di riconoscere che esistono luoghi – come la
scuola – che possono svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere e
accompagnare queste situazioni.  Ed è proprio in questa prospettiva
che ritrovo una parte significativa del mio pensiero&#58; non si tratta
soltanto, o principalmente, di conciliazione, ma di tutela
dell’interesse del minore”.  
</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Per la consigliera <strong>Stefania Segnana</strong>
(Lega) “Tutti noi, come genitori, conosciamo il valore della
professionalità, dell’impegno e della dedizione delle insegnanti”.
Segnana ha difeso la scelta dell’apertura nel mese di luglio, anche
alla luce dell’esperienza diretta&#58; “Le famiglie non lasciano i
figli a scuola per ‘parcheggiarli’, ma perché si fidano della
qualità educativa e della continuità garantita. Per bambini tra i
tre e i sei anni, restare in un ambiente conosciuto è fondamentale”.
La consigliera ha sottolineato come la misura risponda a un’esigenza
concreta&#58; “Si tratta di offrire ai bambini un contesto adeguato e
alle famiglie un punto di riferimento sicuro, non di aumentare i
carichi di lavoro del personale”. Sul tema delle condizioni
lavorative, Segnana ha riconosciuto la necessità di ulteriori
approfondimenti&#58; “La questione delle ferie e dell’organizzazione
del lavoro va affrontata nei tavoli sindacali, perché è giusto
tenere conto delle richieste del personale”. Netta la posizione sul
disegno di legge&#58; “Il nostro voto sarà contrario”. Ha quindo
respintole critiche sull’assenza di alternative&#58; “La Giunta ha
avviato sperimentazioni sui servizi estivi e sta lavorando con enti e
cooperative per rafforzare l’offerta per le scuole primarie”. “La
conciliazione tra tempi di vita e lavoro è un tema centrale e
richiede risposte articolate, che coinvolgano più strumenti e più
soggetti”.  In conclusione ha ribadito che “la scuola aperta a
luglio non è un parcheggio ma nasce dal bisogno di poterci fidare
del luogo dove lasciamo i nostri figli”.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">La
consigliera <strong>Chiara Maule </strong>(Campobase) ha richiamato
l’attenzione sul clima di divisione attorno alla scuola
dell’infanzia&#58; “Si sta creando una frattura tra famiglie e scuola
che non fa bene a nessuno, a partire dai bambini”. Maule ha
individuato nell’estensione al mese di luglio e nelle modalità con
cui è stata introdotta una delle cause principali delle tensioni&#58;
“Non sono state solo le scelte, ma anche le parole utilizzate ad
alimentare il conflitto. Su un sistema che per anni è stato tra i
migliori d’Italia serve maggiore attenzione, anche nel linguaggio”.
La consigliera ha invitato quindi la Giunta ad assumersi la
responsabilità di ricomporre il quadro&#58; “Serve uno sforzo per
trovare strumenti e soluzioni che ricostruiscano il rapporto tra
insegnanti e famiglie. Non sarà il voto di quest’aula a sanare la
frattura”. Al centro dell’intervento il tema della “comunità
educante”&#58; “Non possiamo limitarci a richiamarla a parole e poi
alimentare divisioni. Va ricostruito un patto tra scuola e famiglie,
chiarendo ruoli e responsabilità”. Maule ha respinto inoltre la
contrapposizione tra le parti&#58; “Non esiste chi sta con le famiglie
e chi con gli insegnanti. Le difficoltà sono reali per entrambi”.
E aggiunge&#58; “La scuola non può fare tutto. Oggi si trova spesso a
supplire a fragilità sociali che non le competono”.&#160;<span style="font-family&#58;inherit;">Infine,
il richiamo alle criticità del sistema&#58; “Si fa sempre più fatica
a trovare insegnanti e questo rischia di indebolire la qualità della
scuola”. Da qui l’appello conclusivo&#58; “Servono scelte coerenti
con l’obiettivo di rafforzare l’educazione e ricomporre la
comunità. Altrimenti continueremo a discutere senza risolvere i
problemi, a scapito di bambini e famiglie”.</span></p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">
Il
consigliere <strong>Francesco Valduga </strong>(Campobase) ha criticato la
gestione dell’estensione al mese di luglio della scuola
dell’infanzia, puntando il dito contro la Giunta&#58; “La
responsabilità politica è chiara e la frattura che oggi si vuole
sanare è stata generata proprio da quella scelta”. Valduga ha
contestato sia il metodo sia il merito del provvedimento&#58; “È stato
imposto dall’alto, senza un reale coinvolgimento. La politica non
può limitarsi a inseguire il consenso, ma deve saper orientare e
assumersi responsabilità di lungo periodo”. Il consigliere ha
richiamato il ruolo dell’autonomia trentina&#58; “Abbiamo il dovere
di innovare e sperimentare, costruendo modelli nuovi insieme a chi
nella scuola lavora. Non si può cambiare il sistema senza dialogo e
concertazione”. Da qui la proposta di un cambio di approccio&#58; “Non
è tanto il singolo mese in più o in meno a preoccuparmi, ma la
capacità – o meno – di costruire un modello innovativo, capace
di tenere insieme educazione e conciliazione, dentro e fuori la
scuola, coinvolgendo anche il territorio e il terzo settore. In
questo senso, avevo apprezzato l’apertura fatta in passato
sull’ipotesi di un nuovo calendario scolastico. Quella poteva
essere una strada interessante, ma il percorso si è fermato. Io
ribadisco la mia disponibilità a lavorare in quella direzione, a
patto che si tratti di un processo condiviso, non di una decisione
calata dall’alto. L’autonomia ha senso solo se siamo capaci di
usarla per fare meglio, per innovare davvero. Altrimenti rischiamo di
perdere un’opportunità”. Valduga ha riconosciuto il valore della
partecipazione civica alla base del disegno di legge, ma ne ha
evidenziato anche i limiti&#58; “Fissare rigidamente i dieci mesi
rischia di bloccare proprio quella capacità di innovazione che
dovremmo invece rafforzare”. In conclusione, l’appello alla
Giunta&#58; “Serve avviare un percorso condiviso per ricomporre la
frattura e costruire una vera comunità educante. Ha quindi spiegato
il voto del gruppo che sarà diviso tra chi ha votato favorevolmente
al disegno di legge in Commissione (Malfer) mentre gli altri si
asterranno, per non porre limiti alla ricerca di un dialogo.</p><h4>La replica<br></h4><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">L'assessora<strong> Francesca
Gerosa</strong> ha risposto elencando le diverse iniziative portate avanti
dalla Giunta in questi due anni, riconoscendo tuttavia l’esistenza
di una “frattura” tra famiglie e insegnanti che va ricomposta.
Gerosa ha rivendicato l’impegno della Provincia per migliorare il
sistema&#58; dalla riduzione del numero massimo di bambini per sezione
(da 25 a 24, con l’obiettivo di scendere ancora), all’aumento
delle sezioni e del personale, fino all’introduzione di nuove
figure di supporto organizzativo e al rafforzamento degli interventi
sui bisogni educativi speciali. Tra le misure citate anche l’anticipo
delle sostituzioni degli insegnanti assenti, la stabilizzazione di
oltre 50 docenti, l’investimento in formazione e la
digitalizzazione delle procedure di assunzione. Sul fronte delle
risorse, l’assessora ha ricordato lo stanziamento di 850 mila euro
per i cinque giorni di ferie aggiuntivi, misura però rimasta
inattuata per la mancata firma dell’accordo sindacale. Per quanto
riguarda l’undicesimo mese, Gerosa sottolinea l’aumento della
domanda da parte delle famiglie e la necessità di riorganizzare il
servizio, anche attraverso accorpamenti e una gestione più
flessibile delle iscrizioni settimanali. “Io so quanto sia delicato
il tema dell’undicesimo mese. Ma c’è anche tanto altro. Un
investimento continuo e costante per le scuole dell’infanzia di
fronte a un calo di iscrizioni”. Ha rilevato un crescente numero di
bambini che si iscrive all’undicesimo mese. “Ho l’obiettivo di
vedere come si può di accorpare per l’undicesimo mese alcune
strutture per poter ragionare sulle ferie e sui lavori di
manutenzione delle scuole”. Ha ricordato di aver ampliato al mese
di giugno l’analisi delle frequenze. Sulla frattura ha detto,
rispondendo alla consigliera Maule, ha detto che chi dovrebbe fare un
passo indietro è la politica&#58; “Credo che su questo tema vi sia una
strumentalizzazione e questo non fa bene alle insegnanti, alle
famiglie, ai bambini e soprattutto alla comunità. Se tutti cerchiamo
di fare un passo indietro, allora potremo fare qualche passo avanti”.

</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">Dopo
la dichiarazione di voto a favore da parte del consigliere <strong>Filippo
Degasperi</strong> (Onda) l’aula ha votato il provvedimento, respinto
con 5 voti a favore (Coppola, Degasperi, Demagri, Maestri, Malfer), 17 contrari e 9 astensioni.</p><p class="ms-rteElement-paragrafo" style="text-align&#58;justify;">​</p>]]></description>
<intro><![CDATA[Respinto con 17 voti contrari il disegno di legge sostenuto da oltre 5.800 firme contro l’apertura a luglio. In aula scontro su modello educativo, diritti degli insegnanti e servizi alle famiglie.]]></intro>
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