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Giornale online

 

 
Proseguono le consultazioni della Quinta Commissione. Critica la direttrice del "diocesano"
Riforma della cultura: i poli preoccupano anche i i musei di interesse provinciale
In allegato due foto e le osservazioni distribuite dai soggetti ascoltati
​​​​​Sulla riforma della cultura proposta dall'assessore Mellarini con il disegno di legge 162, sono proseguite anche nel pomeriggio le consultazioni avviate martedì scorso e continuate stamane dalla Quinta Commissione presieduta da  Lucia Maestri del Pd. Le audizioni si concluderanno il 14 febbraio. Critiche alla suddivisione in quattro poli sono venute dal museo storico della guerra ma soprattutto dalla direttrice del museo diocesano tridentino Domenica Primerano (nella foto), secondo cui la nuova legge favorirebbe i musei provinciali discriminando quelli "di interesse provinciale" come quello da lei guidato. Preoccupato anche il museo civico di Rovereto che ha però ottenuto rassicurazioni dall'assessore la riforma, ha spiegato Mellarini​​​​, punta solo al coordinamento della programmazione, mentre sui finanziamenti continuerà a decidere la Giunta. Intanto il "diocesano" ha organizzato venerdì 17 febbraio una giornata di studio sul futuro dei musei.
 
Il Museo della guerra si oppone alle norme della nuova legge che favoriscono i musei provinciali discriminando le strutture come questa, a carattere provinciale.
 
Ad intervenire per primi sono stati il presidente e il provveditore del Museo storico italiano della guerra di Rovereto, Alberto Miorandi e Camillo Zadra. Questo museo – ha esordito Miorandi – ha carattere storico e, nato dopo la seconda guerra mondiale, è dedicato ai conflitti bellici. Il presidente ha poi evidenziato alcuni passaggi di un documento dio valutazione della nuova legge (allegato) sottoscritto dal provveditore del Museo della guerra insieme ai direttori del Museo diocesano tridentino e al Museo civico di Rovereto. Pur dichiarandosi favorevoli all'obiettivo del coordinamento tra i musei, che risponde ad un'esigenza di sinergie nella produzione di iniziative, Miorandi ha criticato l'impostazione del disegno di legge, che appare sbilanciato a favore dei "musei provinciali", mentre vengono trascurati i "musei a carattere provinciale" quali appunto il museo della guerra e il diocesano. Non è chiaro, ha spiegato il presidente, come questi ultimi potranno continuare ad operare conservando un'autonomia se saranno costretti, per accedere alle risorse provinciali, ad aderire ai raggruppamenti individuati con i "poli" imperniati sui musei provinciali. "Se il problema è di tipo gestionale – ha osservato Miorandi – non si può sacrificare a questa giusta esigenza l'identità culturale specifica dei musei a carattere provinciale".
Altro problema sollevato dal museo della guerra: la conferenza provinciale biennale sulla cultura prevista dalla nuova legge, "sembra un po' poco perché possano crearsi le condizioni di una vera partecipazione e collaborazione".  Per questo la proposta dei musei a carattere provinciale è di dare cadenza annuale alla conferenza. Ma soprattutto, secondo il presidente, non si capisce in quale polo potrà rientrare il Museo della guerra, che non si occupa solo di storia ma che possiede collezioni e lavora anche in altre discipline. Nè traspare dalla riforma proposta come musei provinciali e carattere provinciale potranno definire una programmazione comune. "Riteniamo inoltre necessario un confronto tra i musei per precisare il senso e il compito di ciascun polo all'interno del quale le diverse strutture museali potranno rientrare. Inoltre ogni polo dovrà prevedere un organismo rappresentativo dei musei coinvolti perché le strutture di minori dimensioni non si ritrovino emarginate rispetto alle più grandi". Altra domanda posta da Miorandi: cos'è un "polo" dal punto di vista giuridico? Una struttura del tutto informale o avrà degli "organi" (un presidente, una giunta, un comitato di indirizzo, uno staff di segreteria magari prestato da una o dall'altra istituzione). Il rischio, insomma, per il presidente, è che i musei provinciali siano considerati di serie A e per questo maggiormente sostenuti rispetto ai musei a carattere provinciale, destinatari di un trattamento da serie B.
 
Primerano (diocesano): i musei di interesse provinciale non sono stati coinvolti.
 
Per il Museo diocesano tridentino, la direttrice, Domenica Primerano, ha ulteriormente richiamato e arricchito le osservazioni contenute nel documento sottoscritto anche da lei insieme ai responsabili del museo della guerra e del museo civico. "Il ddl – ha esordito – riguarda i musei provinciali e solo incidentalmente quelli di interesse provinciale, che appaiono esclusivamente come comparse. Altra criticità di cui secondo Primerano la Quinta Commissione dovrebbe rendersi interprete: il fatto che la nuova legge appaia come una cornice vuota che rinvia a future determinazioni della Giunta senza indicare principi e criteri. In tal modo il ruolo del Consiglio provinciale verrebbe compromesso. La direttrice ha poi lamentato il mancato coinvolgimento dei musei di carattere, o interesse, provinciale sia nelle fasi preparatorie della riforma sia nei tavoli di lavoro ai quali siedono o direttori dei musei provinciali. Chi legifera nel settore museale dovrebbe, a suo avviso, anzitutto aprire un'operazione ascolto convocando i professionisti museali". Secondo Primerano la mancata promozione dei musei di interesse provinciale come il diocesano è un autogol della Provincia che pure sostiene finanziariamente l'attività del diocesano. "Mancano – ha osservato – criteri di valutazione che non siano solo quantitativi ma anche qualitativi. Manca una cultura della valutazione dell'immateriale". La direttrice ha comunque snocciolato a proposito dell'attività e della produttività del museo numeri di tutto rispetto: 50.755 visitatori totali, 437 percorsi di ricerca con le scuole coinvolgendo 9.111 studenti, 104 visite per il pubblico adulto con 2.192 partecipanti, 27 corsi e conferenze con 1.442 partecipanti, 22 laboratori con 506 partecipanti, 44 percorsi d'arte e catechesi con 801 partecipanti. "Il 2016 – ha ricordato Primerano – è stato l'anno in cui il museo diocesano tridentino ha registrato le sue migliori performance in assoluto un aumento del 16% dei visitatori rispetto al 2015 (25.654 al museo, 29.404 alla basilica paleocristiana), mentre i partecipanti alle attività educative rivolte alla scuola hanno conosciuto un incremento del 10,5% e le adesioni alle attività proposte al pubblico adulto sono aumentate del 15%. La direttrice ha segnalato anche che il contributo della Provincia, di 277.737 euro è pari al 45% del costo totale di gestione e valorizzazione del museo. Per il resto un altro 13% è coperto con entrate proprie, ancora un 13% da sponsorizzazioni e il rimanente 29% dall'arcidiocesi.
 
No a un polo dell'arte sacra, si guardi piuttosto alla riforma Franceschini che propone un unico polo regionale, per un sistema museale "a geometria variabile".
 
Di fatto, ha evidenziato Primerano, il museo diocesano è il polo dell'arte sacra del Trentino, ma questo non significa – ha precisato – chiedere che di creare per legge un altro polo dedicato a questo settore. Occorre piuttosto, secondo la direttrice, allargare lo sguardo oltre i confini provinciali. Rendendosi conto che la riforma promossa dal ministro Franceschini ha creato le premesse perché i musei possano funzionare meglio istituendo dei poli unici su base regionale. Poli – attenzione – non tematici come quelli delineati dalla nuova legge provinciale, ma che hanno il compito di definire strategie comuni ai diversi musei per la valorizzazione di ciascuno in rapporto al territorio di competenza, promuovendo l'integrazione dei percorsi culturali di fruizione nonché i conseguenti itinerari turistico-culturali. La riforma Franceschini, ha proseguito Primerano, propone non solo una prospettiva di cooperazione/collaborazione interistituzionale ma un concreto progetto di integrazione anche disciplinare, creando di fatto dei sistemi misti. Abbatte una storica barriera fra i musei statali, privati e di enti territoriali, permettendo a ciascun museo di partecipare al polo "tramite apposite convenzioni", a patto che disponga degli standard necessari.
"Si tratta di un cambio di paradigma – ha proseguito la direttrice – perché la riforma nazionale introduce il concetto di visione olistica del patrimonio culturale e paesaggistico, nella convinzione che la complessità del comparto culturale non possa più essere affrontata con strumenti e approcci settoriali o disciplinari, ma superando la segmentazione dei saperi e delle competenze per favorire un approccio d'insieme". No all'etichettatura dei poli, quindi: a suo avviso occorre adottare piuttosto la logica della "contaminazione" attivando relazioni tra i musei per favorire un approccio globale al patrimonio. "Con questa visione confligge l'articolo 15 del disegno di legge", ha osservato invitando l'assessore Mellarini, presente alla seduta, a riflettere sulla suddivisione dei musei nei quattro poli previsti dalla nuova legge. Suddivisione secondo Primerano "anacronistica e in controtendenza rispetto alla politica nazionale". Tanto che potrebbe indebolire il patrimonio culturale del Trentino allontanando il pubblico anziché attirarne. Per la direttrice serve piuttosto un sistema museale "a geometria variabile", che valorizzi e sostenga i progetti di volta in volta messi in campo dal polo mediante convenzioni con le singole strutture.
Quanto al raccordo tra musei, Primerano ha ricordato che la legge Cogo del 2007 già prevedeva uno strumento importante come la conferenza tra i direttori e i presidenti dei cda dei musei, per garantire il coordinamento e una programmazione coordinata delle attività di queste strutture. Perché allora non attuare su questo punto la legge esistente? Non si capisce invece come si lavorerà all'interno dei poli e tra i poli. Per questo Primerano suggerisce di trattare e coinvolgere nella nuova legge in modo paritario i musei provinciali e i musei a carattere provinciale, per ridurre i punti di debolezza di ciascuno puntando sui punti di forza attraverso una regia comune e condivisa.
Infine la direttrice ha invitato i consiglieri della Quinta Commissione al convegno organizzato dal Museo diocesano tridentino il 17 febbraio prossimo. Si tratterà di una giornata di studio dedicata al tema "Musei tra presente e futuro – ipotesi organizzative e buone pratiche", che vedrà l'intervento di Denise La Monica, tra i massimi esperti di sistemi museali, "per iniziare a discutere di prospettive dando voce alla comunità museale, che penso abbia molte cose da dire".
L'assessore Mellarini ha precisato che la legge da lui proposta è "un cantiere ancora aperto a contributi migliorativi e non una scatola chiusa". Aggiungendo che l'obiettivo della riforma è quello di evitare sovrapposizioni promuovendo il coordinamento della programmazione a vantaggio di tutti, mentre della parte finanziaria e quindi del sostegno alle attività dei singoli musei continuerà ad occuparsi la Giunta provinciale.
 
Il Museo civico di Rovereto chiede di poter lavorare ancora in settori anche diversi dalle scienze naturali. Le rassicurazioni dell'assessore.
 
Il presidente del Museo civico di Rovereto Giovanni Laezza, accompagnato dal vicedirettore Alessio Bertoli, ha ricordato che l'ente, nato nel 1851, è diventato 3 anni fa una fondazione, per cui la struttura non appartiene più al Comune della città della quercia, che pure partecipa e finanzia in parte l'attività. "Noi siamo un museo civico di scienze naturali – ha ricordato – ma ci occupiamo anche della quadreria comunale di Rovereto che ci verrà chiesto di valorizzare nel palazzo Sichardt, che è la vecchia sede del museo. Operiamo nei campi della botanica, dell'astronomia, della robotica e anche dell'arte. Se volessimo quindi organizzare una mostra sugli artisti roveretani del '900 avremo per interlocutore naturale il Mart". Per questo Laezza ha chiesto rassicurazioni circa la possibilità anche futura del Museo di spaziare al di fuori dei confini delle scienze naturali, ad esempio anche nel settore etnografico. Il dubbio riguarda quindi i confini dei poli. La riforma risponde ad esigenze di coordinamento, ma non per questo dovrebbe secondo Laezza sacrificare l'autonomia dei singoli musei. Un'esperienza di collaborazione con il Muse, ha ricordato il presidente, non è stata particolarmente felice per l'autonomia del museo civico. Questa è l'unica preoccupazione che abbiamo nei riguardi della riforma che per il resto il Museo civico considera condivisibile e auspicabile per il riordino previsto.
Mellarini ha ringraziato Laezza "per aver ben interpretato lo spirito della riforma, che ha obiettivi programmatori e di coordinamento delle iniziative culturali". Quanto agli aspetti di ordine finanziario, ha ribadito l'assessore, non sarà il polo a decidere ma sempre la Giunta provinciale, che continuerà a sostenere le singole iniziative. Mellarini ha riconsociuto che esistono anche musei con attività trasversali e che potrebbero quindi "trovare casa" in poli diversi. "Per questo – ha spiegato – serve un confronto continuo in termini di programmazione, per ridurre la frammentazione oggi esistente tra le realtà culturali del Trentino. Solo così – ha concluso – potremo avviare un'azione sinergica e di sistema che coinvolga i vari protagonisti che oggi agiscono in modo autonomo".
 
Il Mag di Riva del Garda otterrà sostegno per svolgere attività attinenti a vari poli. Parola di Mellarini.
 
Per il Mag – Museo civico Alto Garda, Galleria Civica Segantini di Riva del Garda, la dirigente Anna Cattoi ha consegnato un documento firmato dal sindaco Mosaner, presidente del Mag. Il testo esprime una posizione di condivisione generale dei contenuti del ddl per quanto riguarda il settore museale. I principi sono sicuramente interessanti e innovativi. Il Mag si riconosce in essi perché già sta lavorando da qualche anno al coordinamento e all'integrazione con altre realtà museali, anche perché il museo di Riva del Garda ha una collocazione periferica e un forte legame naturale con il settore del turismo di cui vive il tessuto economico. La preoccupazione del Mag, che non è un museo specialistico ma dedicato a varie discipline, dall'arte all'ambiente, dalla scienza alla storia, riguarda il polo cui aderire tra quelli prefigurati dalla nuova legge. Cattoi ha chiesto se vi sarà la possibilità di aderire a più di un polo o sarà comuqneu salvaguardata la trasversalità delle iniziative. Troppo forte è inoltre, per il Mag, la possibilità della Giunta di prevedere per i musei l'obbligo di aderire ad un polo "quyale condizione per accedere ai finanziamenti provinciali. 
L'assessore ha assicurato Cattoi che la nuova legge permetterà al Mag di programmare le proprie attività culturali in più settori anche trasversalmente ai poli. Quanto ai finanziamenti Mellarini ha garantito attenzione e continuità alle esigenze di sostegno dal museo civico di Riva.
 
Il Museo nazionale storico degli alpini, tassello non secondario del sistema.
 
Per il Museo nazionale storico degli alpini il presidente Roberto Bertuol, accompagnato dal generale Stefano Basset, ha ricordato che questa è un'istituzione appartenente alle forze armate, segnalando che tra gli obiettivi prossimi del museo spicca il progetto di ristrutturazione che comporterà il trasferimento temporaneo della sede a Torre Vanga, concessa dalla Provincia di Trento. Il museo avrà così l'opportunità di entrare nel cuore della città in una posizione migliore rispetto a quella attuale sul Doss Trento. Il museo è un tassello non secondario nel sistema museale del Trentino. Auspicabile è quindi la valorizzazione del museo perché sia accessibile ad un pubblico vasto anche da altri paesi europei e non. Eccessivamente limitativa è la cadenza  periodica biennale della conferenza provinciale sulla cultura. Molto positive sono le disposizioni normative previste in materia di biblioteche, di collaborazione tra musei (ce n'è già in essere una con la Fondazione museo storico di Trento e l'adesione alla rete dei musei della guerra). Quanto ai poli museali previsti dalla nuova legge, "attenzione – ha avvertito Bertuol – al rischio di un'eccessiva polverizzazione, perché troppe articolazioni non favorirebbero il gioco di squadra".
 
Franco Marzatico (Soprintendenza): passare dalla "trazione anteriore" dell'asse Muse-Mart alla "trazione integrale" per valorizzare le tante voci del territorio.
 
In qualità di direttore della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia, Franco Marzatico ha evidenziato che oggi il sistema dei musei e della tutela dei beni culturali sono chiamati ad integrarsi e dialogare. Secondo il direttore, il sistema museale del Trentino ha vissuto fino ad oggi una competizione, che è stata certamente virtuosa ma anche isolazionistica e autoreferenziale, basata sulla performance, sul risultato in termini di visitatori, quindi sulla conflittualità. Oggi per il direttore serve un nuovo modello di sviluppo museale da cui discenderà anche un nuovo modello di gestione e una governance più funzionale. In tal senso sarebbe importante, per Marzatico, collegare il sistema a più gambe dei musei e della Soprintendenza con i mondi dell'università, della ricerca e dell'associazionismo. Non tutti i musei secondo il direttore possono ottenere lo stesso successo. Perché i musei non nascono per fare turismo ma per conservare memorie. Occorre conciliare questa missione con la sostenibilità economica. Serve quindi per Marzatico una riflessione su cosa ci aspettiamo dai nostri musei, che sono stati fino ad oggi un "ortus conclusus", quindi sul loro modello gestionale. "Oggi la mia posizione è più facile", ha confessato Marzatico e ha aggiunto: "fossi stato direttore di un museo avrei difeso il perimetro del mio museo di fronte all'incognita del cambiamento. Posso capire che vi siano preoccupazioni di questo tipo rispetto alla riforma proposta, se non è chiara la novità costituita dai poli.
Per Marino Simoni (Progetto Trentino) il primo problema della nuova legge proposta consiste nell'esigenza di sciogliuere il nodo dei poli. Un'altra questione della nuova legge riguarda la capacità di mettere in rete il Trentino perché il patrimonio di un museo possa diventare patrimonio tutti i trentini, a cominciare dalla scuola.
Marzatico ha risposto sottolineando che ultimamente nel Trentino si è imposto un modello "a trazione anteriore" sull'asse Muse-Mart. Occorre passare ad un modello "a trazione integrale", anche se più difficile da perseguire, per valorizzare la pluralità di voci del territorio e affrontare le difficoltà della crisi non "lasciando indietro" nessuno, mettendo a fattor comune competenze, esperienze e buone pratiche. E questo potrà avvenire intregrando il sistema museale e della tutela con quelli della ricerca e dell'alta formazione, facendo crescere anche le "periferie" sul piano delle conoscenze e della gestione.
 
La Rete degli ecomusei soddisfatta della creazione del quarto polo etnografico.
 
Ultimo soggetto ascoltato dall'organo consiliare è stato la Rete degli ecomusei del Trentino rappresentata das Mauro Cecco, Giancarlo Abram e Maria Loretta Veneri.
Alla rete, ha ricordato Cecco, aderiscono nove ecomusei. E ha plaudito alll'emendamento che potrebbe consentire a queste realtà di partecipare ancor pi+ù al sistema culturale del Trentino del futuro. Alcuni ecomusei sono entrati nella rete da poche settimane. La consapevolezza di queste realtà è di far parte della casa comune dei musei etnografici che faranno al polo etnografico insieme a quello di S. Michele all'Adige. Si potrebbe secondo la rete ampliare la denominazione del quarto polo ribattezzandolo "polo etnografico ed ecomuseale". Questo per distinguere gli ecomusei dai musei. Gli ecomusei non hanno infatti collezioni statiche, ma sono progetti territoriali in divenire.
 
Le consultazioni della Quinta Commissione sulla riforma della cultura si concluderanno martedì 14 febbraio.
 
Antonio Girardi
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