L'attuale sede della casa circondariale in via Pilati a Trento
Nelle ultime settimane si è risvegliato l'interesse mediatico su un tema particolare e difficile come quello del carcere. L'argomento su cui si è discusso riguarda il trasferimento di tutte le attività, e relativi ospiti, nella nuova struttura realizzata in località Spini di Gardolo, dove i nuovi servizi ed i maggiori comfort dovrebbero risolvere alcuni dei più pressanti problemi da tempo presenti presso la fatiscente costruzione di via Pilati. Qui, si è detto, i detenuti - e non solo - vivono in condizioni poco dignitose, tanto che urge la nomina di un garante che li aiuti nella tutela dei più elementari diritti umani, fino ad oggi poco considerati o addirittura inascoltati.
Sotto quest'ultimo profilo l'interesse per la vita carceraria si è recentemente tramutato in iniziative legislative finalizzate a dotare la popolazione detenuta della citata figura del garante, iniziative che allo stato si sostanziano nelle seguenti proposte.
1) Attribuzione al difensore civico delle funzioni di garante dei detenuti secondo la disciplina stabilita dalla legge sull'ordinamento penitenziario (analogamente a quanto si è deciso per le funzioni di garante dei minori, svolte attualmente dallo stesso ufficio del difensore civico). L'opzione è contenuta nel testo di un disegno di legge di riforma complessiva della disciplina provinciale sul difensore civico, attualmente al vaglio della competente commissione consiliare.
2) Istituzione di un garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, quale figura distinta ed autonoma da quella del difensore civico.
Ferma restando ovviamente la libera e discrezionale decisione dell'organo legislativo provinciale, è comunque opportuno dare atto di quello che, di fatto, allo stato attuale, è il quadro completo della situazione; quadro nell'ambito del quale il difensore civico vanta una, seppur contenuta, apprezzata ed importante esperienza "sul campo".
Invero, per sua libera determinazione, pur non essendovi tenuto in virtù di norme specifiche, già da più di tre anni l'Ufficio della difesa civica ha stabilito un proprio recapito all'interno della casa circondariale di Trento, ritenendo che anche le persone private della libertà personale dovessero avere la possibilità di rivolgersi ad un organo di garanzia gratuito e di facile accesso per prospettare eventuali problematiche attinenti alla tutela dei diritti.
Si è detto, non a torto, che il grado di civiltà di un popolo o di un paese si misura anche dalle condizioni di vita e dal riconoscimento dei diritti umani delle persone ristrette nelle carceri. Così, abbiamo pensato che la presenza del difensore civico all'interno della struttura cittadina di detenzione potesse essere un segno di civiltà.
Il recapito, espressamente autorizzato dalla Magistratura di sorveglianza e dalla Direzione carceraria, è regolarmente utilizzato dagli utenti interni, che se ne avvalgono prenotando apposito colloquio con il personale del nostro Ufficio che periodicamente effettua il proprio ingresso in carcere.
Si ritiene importante dare conto di questa esperienza, iniziata, come è nello stile dell'Ufficio, in forma riservata e discreta, ma che in ogni caso è proseguita con continuità anche con l'esplicito apprezzamento della Direzione carceraria la quale, in una lettera inviataci negli ultimi mesi, ha espresso condivisione per la rilevanza del servizio, configuratosi come un tassello piccolo ma importante nella più ampia opera di informazione e orientamento dei detenuti, tanto da far rilevare alla stessa direzione che quella del Difensore civico in carcere si è dimostrata un'esperienza valida e gestita con serietà, con l'auspicio che lo sportello intramurario del difensore civico provinciale possa rimanere attivo anche nel nuovo grande istituto di prossima apertura.
E' intuibile che le tipiche funzioni della difesa civica non possono spiegare massima efficacia con riferimento ad utenti, spesso stranieri quando non clandestini, che non hanno frequenza di rapporti con i pubblici uffici siti nell'ambito territoriale di competenza.
Qualora, però, nella gamma delle possibili scelte politiche il legislatore dovesse privilegiare la soluzione di accorpare le funzioni di garante con quelle della difesa civica, dando vita ad un'unica istituzione di garanzia - sposando una tendenza che si sta diffondendo in altre realtà, per lo più regionali, anche per intuibili ragioni di contenimento dei costi - è evidente che gli ambiti "intramurari" di operatività potrebbero espandersi, consentendoci di dare maggiore concretezza all'impegno che, volontariamente e con convinzione, l'Ufficio si è per l'appunto assunto già da qualche anno e con il quale è gratificante pensare di poter contribuire, seppure nella modesta misura commisurata alle nostre possibilità, a quell'opera di rieducazione ed a quel senso di umanità cui la Costituzione italiana si richiama quando tratta delle modalità di espiazione della pena.
Maria Ravelli - direttore ufficio difensore civico